Le avventure di ragnetto
Anno Sc.1979 – 80 Cl. 5^ - Primi tentativi di ballo in casa del maestro per una festa di Carnevale
 
SUL FONDO

C'era un buio, ma un buio che non ci si vedeva la punta del naso. Ragnetto un tantino intimorito incominciò a pensare:

  • E adesso? Cosa faccio? Se prendo quei bambini li pungo per bene, gliela faccio vedere io a fare ste cose ad un povero ragno...!

Nel buio fitto ad un tratto però si accorse di una lucina che si stava avvicinando, in un baleno gli fu vicinissima, tanto che si accorse che due occhietti lo guardavano incuriositi, guardò anche lui dritto in quegli occhi e prima di ogni altra cosa gli rivolse la parola:

  • Ciao, ma tu chi sei che non mai visto un essere così?
  • Io sono il pesce lampadina, tu piuttosto che razza di pesce sei che neanch’io non ne ho mai visti di simili da queste parti?
  • Io non sono un pesce, sono un ragno. Rispose fieramente Ragnetto.
  • Oh, un ragno, lo sai che poco distante di qui ci sono i tuoi parenti?
  • I miei parenti? Ne sei certo?
  • Sicuro, vivono sotto un grosso sasso in Piazza delle Aringhe, laddove il fiume sfocia nel mare.
  • Sono proprio curioso di conoscere questi miei parenti, mi ci porti?
  • Certo, vado proprio da quelle parti, dai seguimi!

Il pesce diede un colpo di coda e stava per sparire dalla vista di Ragnetto che con un grido disperato lo richiamò.

  • Ehi non riesco neanche a fare un passo, sono un ragno di terra io, che faccio?
  • Allora prendi il taxi!
  • Il taxi, perché c’è anche il taxi?
  • Girati, è proprio dietro di te!

Ragnetto si girò e vide una tartarughina sulla cui corazza c’era in bella evidenza la scritta: TAXI.

Saltò sulla corazza e ordinò:

  • Presto, a Piazza delle Aringhe e segui quel pesce!

Dopo un breve corsa la tartarughina lo scaricò al centro della piazza e il pesce lampadina gli indicò un grosso sasso. Sempre più stupito Ragnetto si avviò verso il sasso che si trovava poco distante, poi timidamente si avvicinò all’ingresso e chiese:

  • È permesso?

Neanche il tempo di aggiungere un soffio che si trovò a tu per tu col faccione di un grasso pesce ragno che subito gli chiese:

  • Ohi, e tu chi sei? Di chi sei figlio piccino?
  • Io sono Ragnetto, il figlio di Ragnone!
  • Il figlio di Ragnone? Ma che bella sorpresa, e cosa ci fai qui?
  • È una lunga storia, troppo lunga da raccontare ora!
  • Dimmi, dimmi, come sta tuo padre che l’ultima volta che l’ho visto è stato quando l’ho liberato da un amo a cui l’avevano legato per fare da esca?
  • Bèh, in verità ora è morto!
  • Morto? Ma come è successo?
  • Mia mamma se l’è mangiato?
  • Ma cosa dici?
  • Proprio così, dopo aver fecondato mamma, è stato lento a scappare e lei se l’è mangiato.
  • Ma che disgrazia, siete proprio strani voi di terra, e dire che io l’avevo avvertito di stare attento con quelle ragnacce, ma lui niente... Tu piuttosto, che impegni hai per stasera?
  • Bèh, se l’aria non mi viene a meno, qui non ho molto da fare.
  • Benissimo, stasera in piazza ci sarà una grande festa, vedrai che razza di pescioline ci sono e... non mordono, ti divertirai!

(Continua)

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