Famiglia PascoliNella ricorrenza del 2 novembre giorno nel quale si ricordano i nostri cari defunti, pubblichiamo una bella poesia del nostro poeta Giovanni Pascoli.

La poesia ci parla proprio dei morti e di una usanza in uso in Romagna di lasciare o non lasciare la sera apparecchiata la tavola con la tovaglia per la visita o non visita dei morti.

Sono due atteggiamenti contrastanti: lasciare la tavola apparecchiata con qualche vivanda è in pratica l'invito ai nostri cari morti al ritorno a farci visita, non lasciare nulla equivale a rifiutare la visita dei nostri morti. All'inizio della poesia il poeta ricorda alla “bambina” di non lasciare mai stesa la tovaglia per non far venire i morti, “Bada, che vengono i morti! i tristi, i pallidi morti”.

Mentre nelle strofe seguenti il suo pensiero cambia “Lascia che vengano i morti, i buoni, i poveri morti…cercando fatti lontani…e volendo ricordare bevono lagrime amare”.

I morti della sua famiglia che il poeta vorrebbe vicini a sé che: “Dalla sera alla mattina cercando cose lontane, stanno fissi, a fronte china, su qualche bricia di pane, e volendo ricordare, bevono lagrime amare”.

Mauro Rossi e Giuseppe Casadei

LA TOVAGLIA

Le dicevano: - Bambina!
che tu non lasci mai stesa,
dalla sera alla mattina,
ma porta dove l'hai presa,
la tovaglia bianca, appena
ch'è terminata la cena!
 
Bada, che vengono i morti!
i tristi, i pallidi morti!
 
Entrano, ansimano muti.
Ognuno è tanto mai stanco!
E si fermano seduti
la notte intorno a quel bianco.
Stanno lì sino al domani,
col capo tra le due mani,
senza che nulla si senta,
sotto la lampada spenta.
 
È già grande la bambina:
la casa regge, e lavora:
fa il bucato e la cucina,
fa tutto al modo d'allora.
Pensa a tutto, ma non pensa
a sparecchiare la mensa.
 
Lascia che vengano i morti,
i buoni, i poveri morti.
 
Oh! la notte nera nera,
di vento, d'acqua, di neve,
lascia ch'entrino da sera,
col loro anelito lieve;
che alla mensa torno torno
riposino fino a giorno,
cercando fatti lontani
col capo tra le due mani.
 
Dalla sera alla mattina,
cercando cose lontane,
stanno fissi, a fronte china,
su qualche bricia di pane,
e volendo ricordare,
bevono lagrime amare.
Oh! non ricordano i morti,
i cari, i cari suoi morti!
 
- Pane, sì... pane si chiama,
che noi spezzammo concordi:
ricordate?... E` tela, a dama:
ce n'era tanta: ricordi?...
Queste?... Queste sono due,
come le vostre e le tue,
due nostre lagrime amare
cadute nel ricordare!
 

Giovanni Pascoli

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