Dotto FanciullinoDotto fanciullino, ma negli anni del tardo Novecento”. Questa è l'icastica definizione che il poeta Andrea Zanzotto dette dell'amico poeta, meno noto ma di grande valore, Fernando Bandini. Ce lo ricorda Umberto Galaverni (“La Lettura”, 18 febbraio 2018) annunciando e recensendo la pubblicazione negli Oscar Mondadori di Tutte le poesie di quest'ultimo. Galaverni seguita spiegando il senso della frase di Zanzotto riferita a Bandini, appena citata. Da un lato “vengono richiamati implicitamente i suoi due riferimenti di gran lunga più importanti, vale a dire Leopardi e Pascoli”, che a sua volta - non lo si dimentichi - considerava il Recanatese un suo grande “maestro”. Dall'altro lato “viene posto l'accento sulla vastità della sua cultura poetica, sulla sua eccezionale competenza in fatto di poesia (non a caso si tratta anche di un critico notevole)”.

Fernando Bandini nacque a Vicenza nel 1931 e vi morì nel 2013. Intraprese una sua via originale alla poesia, discosto dalle avanguardie dominanti. Essendogli derivato un grande rammarico dal non aver compiuto studi classici, a ciò volle porre rimedio. Così studiò latino da solo e, in quella “lingua morta” (locuzione cara a Pascoli), oltre che in italiano e dialetto, compose poesie. Proprio in latino si distinse nel Certamen Hoeufftianum nel quale ottenne molte vittorie lo stesso Pascoli. La sua prima raccolta apparve nel 1962 e ad essa molte altre seguirono. Gli venne assegnato anche il premio Campana e il Librex Montale.

Quando nel 2005 fu organizzato nella Torre di San Mauro, nel centocinquantesimo della nascita, il convengo dedicato a Pascoli e la cultura del Novecento (atti pubblicati da Marsilio), tra le diverse sezioni ne figurava una intitolata Il mio Pascoli che prevedeva la partecipazione di tre poeti: uno in latino, Bandini appunto; uno in dialetto, Franco Loi; una in italiano, Patrizia Valduga. Bandini volle intitolare il suo intervento Pascoli primo amore. Che iniziava così: “Sono stato un fan del Pascoli per tutti gli anni della adolescenza”. Seguiva una dotta (abbiamo già detto che Bandini fu anche un notevole critico e studioso) e partecipe orazione che metteva in luce, senza celare anche critiche, il ruolo fondamentale avuto nella cultura novecentesca dal poeta di San Mauro.

Gianfranco Miro Gori

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