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di Piero Maroni  

INTRODUZIONE

Maroni Rubrica  Continua la nostra ricerca per tentare di riportare all'attenzione dei lettori una parte di quel mondo  che il progresso scientifico, economico e culturale ha in qualche modo travolto e sepolto allo stesso modo di un rullo compressore che transita su  un cumulo di terra morbida.

  Per un tempo più o meno lungo, quella terra compressa assume un aspetto privo di vita così da apparire inutile e insignificante. L'esperienza però ci insegna che la realtà delle cose non è mai statica, basta un raggio di luce, poche gocce d'acqua e qualcuno che si prenda la cura di alimentarlo, che quel terreno abbandonato può ritornare ad essere un lussureggiante giardino, ricco di fiori, piante ed erba verde.

  La semplice ed ovvia metafora per indurci a riflettere e ad esplorare  ancora una volta il passato prossimo e remoto  per giungere a comprendere come l'essere umano lungo tutto la sua storia abbia sempre creato, posseduto e attuato un proprio e complesso sistema culturale per affrontare e superare le varie e numerose contingenze che la vita quotidiana gli ha posto di fronte.

  Non parliamo della cultura  canonica, di quella ufficiale tramandata e scritta in migliaia di libri e codificata in “materie” scolastiche obbligatorie per tutti gli studenti che frequentano le scuole di ogni parte del mondo e di cui ancora oggi si nutrono, ma di quella delle classi meno abbienti per cui la loro sapienza era impostata su fatti minimi e concreti, perché la concretezza era l'elemento fondamentale per la loro esistenza.

  Era una cultura spicciola, non catalogabile in alcun ordinamento o sistema, ma essenziale, derivata dal bisogno e dall'insufficienza di adeguati mezzi per interpretare una realtà molte volte ostica e spesso matrigna.

  Chi ci ha seguito nella lunga trattazione circa gli usi e le tradizioni di questa parte di territorio e non solo e da poco conclusa, troverà una sorta di seguito a quello studio, un'altra immersione nel variegato mondo di quella cultura che non aveva altra modalità di comunicazione se non la diffusione orale.

 

  Di padre in figlio e di bocca in bocca, erano questi i canali comunicativi da cui si mutuavano le norme relative al lavoro, ai rapporti interpersonali, all'appartenenza sociale, in estrema sintesi, a tutto ciò che in qualche modo si sarebbe manifestato nel loro ambiente di vita.

  Nessuna, dunque, verità omologata, ma sempre suscettibile di interpretazioni e variazioni a seconda dei luoghi e, soprattutto, dei narratori, per cui capita continuamente, a chi oggi ne fa ricerca, di rinvenire elementi culturali concettualmente simili, ma specificati e tramandati con termini e forme diverse, per cui di una filastrocca o di una favola, ad esempio, se ne presentano versioni diverse.

  Questo, dunque, il materiale di imminente pubblicazione: filastrocche, conte, orazioni, favole, modi di dire e altro ancora, così come ci sono pervenuti e che appassionati e studiosi del costume locale si sono incaricati di ricercare e scoprire e poi diffondere.

  Chiedo venia se scendo nella mia esperienza personale, lo faccio solo per un rispetto dei fatti, il corpo originario di questa ricerca prende avvio nella mia infanzia trascorsa in un piccolissimo borgo di campagna, così che ho avuto modo di frequentare quelle veglie invernali quando nelle stalle del contadino più prossimo si riuniva la gente del posto e lì si passava il tempo ad ascoltare i racconti dei grandi ed in particolare, per quanto mi riguarda, di mia nonna Agostina (Gusteina), un'autentica enciclopedia vivente di cultura popolare che per ore era capace di intrattenere noi bambini con storie fantastiche.

  Quando da adulto entrai come maestro nel mondo della scuola elementare, spesso facevo ricorso a ciò che avevo appreso e memorizzato di quelle storie e di quei racconti e che suscitavano l'interesse dei miei scolari, così che l'indagine conoscitiva si allargava e investiva anche i loro nonni e di qui un sostanziale incremento di dati utili alla ricerca.

   Questo patrimonio si è poi arricchito nel corso degli anni attraverso la lettura e consultazione di opere di studiosi, ricercatori e appassionati che mi hanno consentito di poterne costituire una sintesi sufficientemente ampia per conoscere e comprendere la ricchezza di un tempo trascorso e di un mondo che per la sua originalità  non lo si deve dimenticare in quanto ritengo che da esso provengano importanti e fondamentali insegnamenti per vivere il mondo dell'oggi.

  Prima di tutto il rispetto della natura inteso come ambiente di vita, l'essere umano non è il padrone del mondo, esso è uno dei tanti ospiti, come lo sono gli animali, le piante, i mari, i fiumi, ecc.., il tutto regolato da leggi non scritte, che però si conoscono, ma non si rispettano.

  Nella conclusione circa la trattazione sugli usi e costumi di questi luoghi, quando ancora di “ virus” neanche si parlava, questo è quanto scrivevo: “Al tempo d'oggi l'uomo non ha più alcuna sudditanza nei confronti della natura, anzi, forte della sua scienza e presunzione, sempre più spesso la violenta, la piega alle proprie esigenze, la maltratta, la ritiene, in sostanza, cosa sua e s'illude di poterla dominare a suo piacimento.”.

  La natura è però un sistema grandioso e delicatissimo, l'uomo del passato la temeva e cercava in ogni modo di rendersela amica, l'uomo d'oggi la usa incurante di stravolgere quegli equilibri che poi son causa di distorsioni e alterazioni dei processi riproduttivi, così che si generano mostri. Se attribuissi alla natura un'intelligenza sul modello umano, potrei concludere additando in quella microscopica particella che chiamiamo “virus”, la sua vendetta per gli stupri subiti.

  Vi è però un altro insegnamento che si può trarre dalla storia dell'uomo, la consapevolezza cioè che non esistono miti e modelli culturali predefiniti e acquistabili una tantum al supermercato dell'intellettualità che si annida ovunque e pare possa rendere facile e felice l'esistenza, la cultura che ci serve è quella che ci costruiamo da noi stessi calandoci e vivendo in pieno la realtà che ci circonda assieme ai nostri simili nel completo rispetto di “tutto” ciò che fa parte del nostro pianeta, per noi, gente di questo tempo, non ce ne sarà un altro, ci conviene adoperarci per  mantenerlo in salute, altrimenti chi viene dopo troverà solo macerie.

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