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 CMaronion sant'Apollonia si chiude il ciclo di racconti che aveva avuto inizio il 5 febbraio 2019 e che, seguendo lo svolgersi del calendario, si prefiggeva di gettare qualche raggio di luce sull'origine di credenze e pratiche ancora presenti nella cultura popolare di questa parte di territorio e non solo.

 
Nel mondo del passato di cui ci siamo spesso occupati in questa rubrica, ciò che immediatamente balza in evidenza è lo stretto rapporto che intercorre fra l’uomo e la natura, una natura attentamente osservata, temuta e, per questo, rispettata. L’uomo, consapevole della propria impotenza di fronte ai fenomeni naturali, si è adoperato in ogni modo per rendersela amica, ben sapendo che tutto il suo lavoro, la sua fatica e la sua possibilità d’esistenza potevano essere pregiudicati da un fulmine, da una tempesta o da una siccità.

 

  È questa la testimonianza più esplicita di quanto fosse dura e aspra la vita per la gente di quei tempi trascorsi, resa ancor più incerta dalla mancanza di mezzi adeguati e di riferimenti scientifici per interpretare la complessa realtà quotidiana, per cui non restava altro che alzare lo sguardo verso l’alto, verso il soprannaturale, l’indefinito, per implorare sulla propria persona, sulla propria famiglia e sui propri beni ogni possibile forma di protezione e benedizione.

  E il tutto avveniva nell'assoluto rispetto della tradizione, gli usi, i costumi, i riti, le cerimonie, le pratiche agrarie, gli stili di vita in definitiva, si tramandavano di generazione in generazione, i figli imparavano dai padri e dai nonni un sapere che aveva origini così remote che si perdevano nella notte dei tempi.

 Dagli insediamenti dei popoli celti presenti in tutto il settentrione dell'Italia, alle tribù italiche preromane e fino al propagarsi della egemonia di Roma imperiale, si erano consolidate abitudini così partecipate dal popolo che neanche la grande rivoluzione culturale e religiosa introdotta con l'avvento dal cristianesimo è riuscita a sradicare.  

 Così per tanti e tanti anni han convissuto elementi pagani e cristiani in una sintesi che, grosso modo, si è radicata, soprattutto nel mondo contadino, in forme tanto profondamente condivise, da essere ancora presenti almeno fino all'avvento dell'ultima guerra mondiale. Dopodiché il progresso ha impresso un ritmo frenetico alla vita degli essere umani e nel giro di poco tempo, le antiche tradizioni sono state travolte, abbandonate e quasi dimenticate.

  Al tempo d'oggi l'uomo non ha più alcuna sudditanza nei confronti della natura, anzi, forte della sua scienza e presunzione, sempre più spesso la violenta, la piega alle proprie esigenze, la maltratta, la ritiene, in sostanza, cosa sua e s'illude di poterla dominare a suo piacimento.

  Forse verrà anche quel giorno in cui si programmeranno la pioggia e il sole, che si potrà placare la furia dei temporali, che si domeranno i terremoti e che la natura tutta sarà asservita ai capricci degli uomini, forse quel giorno verrà, ma noi non ci saremo e nell'attesa  ci tonifichiamo lo spirito con la saggezza e i suggestivi racconti di un mondo sempre più lontano, ma ancora rigoglioso scrigno di vita, di cultura e di poesia.

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