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di Piero Maroni

Predire lamoreSan GiovanniAnche la divinazione apparteneva a questa magica notte e numerosissimi erano i “rituali” di previsione sentimentale che le ragazze, prive di fidanzato, potevano provare a eseguire in quella notte.

Se si voleva predire qualcosa del futuro, bastava prendere una bottiglia di vetro trasparente, un imbuto, un uovo e dell’acqua. Si riempiva la bottiglia per tre quarti di acqua, si rompeva l’uovo e tramite l’imbuto si faceva scivolare solo l’albume all’interno della bottiglia. Poi delicatamente si poneva la bottiglia, tenendola diritta o leggermente inclinata, in un luogo ove potesse rimanere esposta alla luce della luna per tutta la notte. Al mattino si andava a vedere le forme che si erano generate all’interno di essa e si traevano le interpretazioni e la risposta, a seconda della domanda che si era posta precedentemente.

Se nel disegno per esempio si scorgeva una torre, era segno che si doveva cambiar casa; se c'erano dei fiori, qualche positivo avvenimento sarebbe fiorito durante l'anno; le croci erano simbolo di morte; le spighe recavano buone novità; due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore; un incudine indicava che sarebbe stato un fabbro, una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino, ecc...

Oppure, si prendeva un uovo, lo si separava dal rosso e si  versava l’albume in un bicchiere che si lasciava sul davanzale della finestra; se, il mattino, si trovava l’albume ricoperto di bollicine, entro poco avrebbero trovato un uomo bello, buono e ricco. 

Sempre le giovinette, a mezzanotte della vigilia della festa prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza completamente, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino e ci dormivano sopra. Al mattino dovevano prenderne una a caso: se prendevano quella intera avrebbero sposato un uomo ricco, se sceglievano quella senza corteccia sarebbero diventate mogli di un povero, se invece coglievano la fava spezzata non sarebbero diventate né ricche, né povere.

Altre, sempre per conoscere il futuro, bruciavano la corolla di un cardo e la lasciavano fuori tutta la notte nascosta in una fenditura del muro. Al mattino andavano poi a scrutarla: se si presentava di un colore rossastro era segno di buona fortuna, ci si sarebbe innamorate e felicemente corrisposte entro l’anno, se invece appariva nera era indizio di sicura sfortuna.

Nella notte di San Giovanni si celebravano anche i riti magici dell’Amore: perché il 24 giugno era considerata la data più propizia per i matrimoni. In passato le giovani si rotolavano sui prati per bagnarsi della rugiada rigeneratrice e invocavano San Giovanni per conoscere il volto del futuro marito. Mentre le vergini, dopo aver recitato una preghiera nude davanti allo specchio, avrebbero potuto vedere riflessa per qualche secondo l’immagine del loro sposo.

Per chi ancora non aveva incontrato l’anima gemella e voleva fare il grande passo, c'erano dei “rituali” di previsione sentimentale, per “vedere" lo sposo, magari riflesso in un pozzo o in sogno. Insomma si avvicinava il momento perfetto per aiutare il destino e innamorarsi. (4-Continua)

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