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di Piero Maroni

Il sabba di GoyaUniversalmente la notte di San Giovanni era anche ritenuta la Notte delle Streghe, in cui streghe e demoni si riunivano in terribili consessi infernali (il sabba), sotto l’albero del noce, per secoli considerata una pianta demoniaca e simbolo maligno. 

Su tutte, emblematica la storia del famoso “noce di Benevento”. La leggenda medievale narra, infatti, che streghe di varia provenienza volassero nel cielo per radunarsi sotto quel grande noce  per espletare i loro sortilegi e partecipare al sabba  che consisteva in banchetti, danze e orge con spiriti e demoni in forma di gatti o caproni, quel noce rappresentava la congiunzione tra naturale e soprannaturale, tra terra e cielo in questo particolare momento astrale.

Per difendersi dai loro influssi malefici si ricorreva a vari espedienti.

Prima di andare a coricarsi si ponevano dietro la porta di casa delle scope per far fuggire la strega. Essa infatti temeva la scopa perché  vedendola era costretta a contare tutti i fili di saggina da cui era formata e, siccome la strega temeva il giorno, le luci dell'alba sorprendendola la costringevano a fuggire prima di essere riuscita a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.

Molti contadini invece inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell'erba carlina che serviva per impedire il passo della strega, perché questa vedendo il fiore era costretta a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consumava la notte senza riuscirvi ed all'alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto.

I più prudenti, sempre per proteggersi dalle streghe, si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, dall'iperico alla lavanda, allo spicchio d'aglio, da raccogliersi prima dell'alba oppure portavano un fiore d’iperico all’occhiello della giacca, fiore che si teneva anche sul corpo per tutta la notte se ci si voleva difendere da funeste influenze.

Nel mio ambito familiare, al tempo della mia infanzia, per preservare i bambini della casa da possibili nefaste influenze dovute ad elementi soprannaturali, si faceva ricorso alla medaglia delle streghe (la mudaja dal stroighi). Era questa una medaglietta raffigurante l'immagine di una madonna che normalmente si prendeva con una modica offerta presso la chiesa di Fiumicino dove era stata benedetta, la si cuciva all'altezza del cuore sulla maglietta della salute e non si usciva di casa se non era al suo posto.

Mia mamma che era stata in gioventù a far da bambinaia presso l'abitazione del medico condotto del comune di San Mauro, dottor Amati,  aveva quindi acquisito un mentalità più moderna ed evoluta ed era piuttosto refrattaria a questa abitudine, ma mia nonna, un'enciclopedia vivente di usi e credenze locali, non ammetteva deroghe. Non aveva nulla a che fare con le streghe di san Giovanni, ma si può affermare che ha funzionato bene lo stesso, almeno pare.

Per tornare alle streghe del 23-24 giugno, si credeva che in quella notte queste uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie, tanto che, chi voleva vederle senza correre rischi, non aveva altro da fare che cercarle in un crocevia con una forca di legno di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando.

Esisteva, nella credenza popolare, anche un fiore misterioso, ovviamente non registrato dai botanici, che avrebbe avuto la virtù di rendere invisibile chi lo possedeva, di difenderlo dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti. Era il fiore di san Giovanni che sarebbe cresciuto da una felce in quella magica notte d'estate. Ma occorreva raccoglierlo con un rito. A mezzanotte il fiore si apriva lentamente illuminando tutto ciò che gli era vicino. Ma il demonio, che non ama la luce, ne staccava il gambo e se ne impadroniva. Chi desiderava procurarselo doveva recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con un coltello un cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé. Quando il diavolo si avvicinava, chiamando con voce familiare, non bisognava dargli ascolto, né volgere il capo, ma continuare a fissare la pianta.   

Le leggende dicevano pure che chi sarebbe riuscito a cogliere questo fiore, avrebbe acquisito la  saggezza e la capacità di leggere il passato e prevedere il futuro. (3- Continua)

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