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di Piero Maroni

LavandaLa mattina del 24 giugno era particolarmente adatta per raccogliere fiori ed erbe medicinali che la rugiada della notte aveva dato loro un grande potere guaritore e diventavano prodigiose. Visto che San Giovanni Battista battezzava i fedeli con l’acqua, nella credenza popolare fu facile attribuire alla rugiada, che si forma nella notte che precede la sua festa, effetti miracolosi. Secondo la tradizione nella notte di San Giovanni cadeva la “rugiada degli Dei" dalla forza generatrice ed energica. 

Nei campi impregnati di quella miracolosa rugiada, giovani donne vi si rotolavano nude se desideravano molti figli, bagnarsi gli occhi con essa manteneva la vista buona, a volte venivano stese lenzuola sull’erba per raccogliere la rugiada che calava nella notte. Raccoglierla e poi berla allontanava il malocchio e favoriva la fecondità. 

 La rugiada di San Giovanni era ritenuta medicamentosa tanto che si trasformava in un farmaco utile a guarire ogni guisa di malattie cutanee.

Si riteneva addirittura che il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggiasse durante questa magica notte, riuscisse a difendere la persona da ogni tipo di corruzione, fisica e mentale e rotolarsi nell’erba bagnata avrebbe reso il corpo scattante, vigoroso ed attraente, insomma purificava e portava fortuna

Questo rituale pare fosse miracoloso anche per guarire quanti soffrivano di reumatismi, per curare i quali era costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi con l'acqua salata. 

“La guaza 'd san Zvan la guares tot i malan.” (La guazza di san Giovanni guarisce tutti i malanni).

Era così speciale e portentosa la guazza di quella notte che si diceva pure: “S't'vu che ai tu pan al tignoli an daga dan, fai ciapaè la guaza 'd san Zvan.” (Se vuoi che ai tuoi panni le tignole non arrechino danni, fa loro prendere la guazza di san Giovanni).

Le donne invece, all'alba, raccoglievano 24 noci e tornate a casa le affettavano con il mallo in cui erano ancora racchiuse.  Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva altro alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco, ecc.

Molti mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell'alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna, dalla malattia e dal malocchio. La lumaca infatti era ritenuta un simbolo lunare che indicava la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente, così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinnovamento. 

Altra credenza collegata all’acqua voleva che San Giovanni e la Madonna nel loro passaggio durante la notte la benedicessero e che assumesse così effetti strabilianti. Si poteva ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciata sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra) o erbe dette appunto “di San Giovanni”, con la convinzione che una volta benedetta dal Santo, quest'acqua fosse efficace contro le malattie in generale, il malocchio, l’invidia e le fatture, specialmente sui bambini.

Bisognava lasciare la bacinella per tutta la notte all’aperto e alla mattina le donne usavano quest’acqua per lavarsi, così da aumentare la bellezza e allontanare le malattie.

Ed è per ciò che venivano preparati particolari e potenti talismani, nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri concorresse a caricarli di straordinarie virtù. Si assisteva insomma ad uno strano connubio di sacro e profano.

Con l’oscurità si raccoglievano le nuove erbe per comporre il mazzetto di San Giovanni che scacciava il malocchio, portava fortuna e, se messo sotto il guanciale prima di andare a dormire, portava dolci sogni premonitori.

Nello specifico “le erbe di San Giovanni” erano:

l’artemisia, la più tipica, un suo potere faceva sì che il viandante sentisse meno la fatica del viaggio, inoltre scacciava i diavoli e neutralizzava il malocchio;

il rosmarino, proteggeva dalla negatività e, bevuto in infuso, purificava il corpo e contrastava la calvizie;

la salvia, utile per guarire, raccolta quella notte diventava la medicina per tutti i mali della famiglia particolarmente contro il mal di pancia;

la lavanda, propiziava la purificazione, l’amore, la felicità e la pace;

l’aglio, era guaritore di molti mali e di lui si diceva: Chi non prende aglio a San Giovanni, è povero tutto l’anno;

l’iperico, anche detto fiore di San Giovanni perché sfregandolo tra le dita ci si macchia di rosso, il sangue del Santo, un tempo veniva usato per cicatrizzare le ferite;

il ribes rosso, i cui frutti, detti bacche di San Giovanni, proteggevano dai malefici;

il prezzemolo purificava e proteggeva;

la menta, rimedio contro l’influenza, aveva molte qualità benefiche e una volta si credeva che sparsa sul pavimento prima di una lunga assenza, tenesse lontano gli insetti;

la verbena, considerata una panacea per molte malattie, aveva il pregio di proteggere dalle epidemie;

la ruta, conosciuta per le sue proprietà contro lo stress e l’ansia, tonificante per le arterie e vasi capillari, riduceva l’infiammazione dell’artrite e rappresentava un efficace talismano contro il maligno.

Erano anche ricercate: il vischio, il biancospino e il corbezzolo. Tutte queste specie, come detto, erano utilizzate per preparare l’acqua anche questa detta di San Giovanni usata per curarsi un po’ tutti i mali.
(2- puntata)

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