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di Piero Maroni

s.rocco Religiosamente, la ricorrenza sembra avere origini nel ritrovamento da parte di Santa Elena, madre dell'imperatore Costantino, della Croce nella quale morì Gesù Cristo. Intorno a questo ritrovamento girano numerose leggende, ne riportiamo un paio che hanno diverse analogie in comune.

Una vuole che Costantino avesse inviato la madre, Elena, a Gerusalemme alla ricerca della vera Croce di Cristo. Una volta nella Città Santa, la donna chiamò i maggiori sacerdoti e da loro scoprì dov’era la Croce in questione, ma non c’era solamente quella. Sul Monte Calvario, dove la tradizione situa la morte di Cristo, trovò tre tronchi nascosti e insanguinati. Per scoprire quale fosse la vera Croce, collocò le tre croci sopra persone inferme e una di queste curava le loro infermità al solo contatto.

Una seconda leggenda racconta che Elena, madre dell’imperatore Costantino, giunta a Gerusalemme, chiese alle autorità se conoscevano il luogo nel quale si trovava la Croce della Passione di Cristo. Solo un tale di nome Giuda lo sapeva e, dopo che fu costretto a rivelarlo, si scavò nel luogo da lui indicato dove vennero fuori tre croci che furono consegnate alla donna. A quel punto, non sapendo come distinguere la croce di Cristo da quelle dei ladroni, le misero tutte in mezzo alla piazza di Gerusalemme aspettando che si manifestasse la gloria del Signore. Ed ecco che venne portato un giovane morto: fu posata sul corpo senza vita una prima croce, poi un’altra e il giovane non risorse, ma appena gli fu avvicinata la terza il morto tornò in vita.

Per secoli si ritenne fosse il 3 maggio l'anniversario del recupero della vera croce e in quella data si festeggiava, ma successivamente, a partire dal 1963, la festa fu spostata al 14 di settembre e unita a quella che veniva denominata “Esaltazione della santa croce”, tale celebrazione era riferita alla restituzione della Croce da parte del re persiano che l’aveva trafugata nel 614, all’imperatore bizantino Eraclito, che la riportò a Gerusalemme nel 628. 

Le tradizioni e i riti di cui di seguito si fa menzione, sono da riferire al tempo in cui questa celebrazione si teneva il 3 maggio e di cui ora se ne conserva solo una pallida memoria.

In quel giorno i contadini, a digiuno, confezionavano croci di canna, vi legavano un ramoscello d’ulivo benedetto e lo piantavano in mezzo al grano a richiedere protezione per le piantagioni, soprattutto di grano, dalle tempeste, bruchi, topi e altre possibili calamità. 

Spesso poi, dopo la mietitura, le croci venivano spostate e sistemate sul “barco” (e’ baèrch) con lo stesso intento di proteggerlo dal fuoco e dai fulmini, dalla buona riuscita del raccolta del grano dipendeva in massima parte la fortuna per tutti gli abitanti della casa contadina.

Il 3 maggio era ritenuto adatto anche per la tosatura delle pecore, lo testimoniano alcuni detti popolari: Par Sènta Crosa pigra tousa (Per Santa Croce pecora tosata) e Par Sènta Crosa ciàpa al tusur e tosa (Per Santa Croce prendi le forbici e tosa).

L'unica località nei nostri dintorni in cui ancora oggi si fa festa il 3 maggio è a Savignano sul Rubicone, dove è ancora molto sentita questa tradizione che è occasione per organizzare una serie di festeggiamenti che durano alcuni giorni.

Il luogo principale delle celebrazione è la chiesa di San Rocco nel borgo omonimo.  Qui si conserva e si venera una croce lignea del XIII secolo, che secondo la credenza, sarebbe approdata miracolosamente sulla riva del mare dopo un periodo di grandi mareggiate, e pare abbia protetto in numerose circostanze Savignano e i suoi abitanti dai numerosi pericoli che lungo la storia si sono avvicendati.   

Proverbi

S’e piov par Santacròusa e va da maèl la neusa.
Se piove per Santa Croce va a male la noce.

Par santa cròusa e' sòul e va ben par la neusa
Per santa croce il sole va bene per la noce.

Se piov e dè 'd saènta cruosa l'arvaènza znin castagna e neusa.
Se piove il giorno di santa croce, rimane piccola la castagna e la noce.
 

L'aqua 'd saènta cròusa la sbeusa la neusa
L'acqua di santa croce infradicia la noce.

Se piov e dè 'd saènta cròusa, par quaraènta dè a sem in cròusa.
Se piove il giorno di santa croce, per quaranta giorni saremo in croce.
 

Se piov e dè 'd saènta cròusa par quaraènta dè la è piuvòusa.
Se piove il giorno di santa croce per quaranta giorni sarà stagione piovosa.

Se e’ piov ad Senta Crousa e va a faloi la nousa.
Se piove per Santa Croce, vanno a fallire le noci.

Par Senta Cros, e’ gren spigos.
Per Santa Croce, il grano con la spiga.

Se t’a j è un bon zucaz, tinli dacòunt pr’e’ mòis ‘d maz.
Se hai un buon ceppo tienilo d’acconto per il mese di maggio.

Maz sot, graèn par tot.
Maggio asciutto, grano per tutti.

Maz sot, ma na tot.
Maggio asciutto, ma non tutto.

S’e piov tròp e’ mòis ‘d maz, e’ graèn e fa e’ gambaraz.
Se piove troppo il mese di maggio, lo stelo del grano marcisce.

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