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di Piero Maroni

La passione di SezzeÈ la festa cristiana più importante per la Chiesa perché oltre a celebrare la resurrezione di Cristo, simboleggia il rinnovarsi e il purificarsi, per lasciarsi alle spalle non solo il buio dell’inverno ma anche i mali e i peccati commessi. È dunque un rinnovarsi nello spirito in perfetta sintonia col rinnovarsi della natura e anche la casa doveva rinnovarsi e ripulirsi perché nella cultura popolare la casa era l’imago mundi, vale a dire la rappresentazione del mondo, e di qui l’abitudine delle pulizie pasquali.

A questa pulizia generale si collegava la benedizione delle case, che molti intendevano come un'ispezione del prete per vedere se veramente era tutto pulito e tutto a posto. 

 

La Pasqua, a differenza del Natale, non viene celebrata ad una data fissa, ma cambia ogni anno, rimanendo però ferma la costante di festeggiarla di domenica.

Agli albori del Cristianesimo, la resurrezione era ricordata ogni domenica. Successivamente la Chiesa cristiana decise di celebrarla soltanto una volta all'anno, ma parecchie correnti religiose dibatterono tra loro per stabilire la data dell'evento. Le controversie ebbero termine con il concilio di Nicea del 325 d.C. che affidò alla chiesa di Alessandria d'Egitto il compito di decidere ogni anno la data seguendo le norme del concilio che aveva stabilito che la Pasqua doveva cadere la domenica seguente la prima luna piena di primavera.

Attualmente si usano metodi molto più scientifici per cui è possibile conoscere il giorno della festa per un tempo infinito, ad esempio per l'anno 2020 (12 aprile), 2021 (4 aprile), 2022 (17 aprile), 2023 (9 aprile), 2024 (31 marzo),... mai comunque prima del 22 marzo e mai più tardi del 25 aprile.

La settimana che va dalla domenica delle palme alla domenica successiva è detta Settimana santa ed è la settimana nella quale il cristianesimo celebra gli eventi di fede correlati agli ultimi giorni di Gesù, che comprende in particolare la sua passione, morte in croce e resurrezione.

Si apre con la Domenica delle Palme in cui si ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Il Lunedì Santo è il giorno dell’amicizia, Gesù è a Betania, in compagnia dei suoi tre grandi amici, Lazzaro, Marta e Maria, quasi un congedo terreno dagli amici di sempre. Il Martedì Santo è il giorno dello sdegno, si ricorda Gesù che scaccia i mercanti dal tempio accusandoli di averlo trasformato in un luogo dedito al denaro, abusando del loro potere per il proprio profitto personale. Il Mercoledì Santo è il giorno della tristezza, del tradimento di Giuda. Gesù viene tradito per 30 denari. Il Giovedì Santo è quello dell’Ultima Cena, la tradizione vuole che le croci restino velate, le campane silenti. Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù, un giorno di digiuno ed astinenza. Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, sino alla Veglia Pasquale, in cui si riaccende la speranza e si sciolgono le campane. La Domenica di Pasqua celebra la Resurrezione del Signore.
Indiscussi protagonisti della Pasqua sono l’uovo in quanto simbolo della vita che si rinnova e auspicio di fecondità e l’agnello, animale sacrificale per eccellenza che con la sua morte porta con sé i mali e i peccati degli uomini.

L’agnello in questo caso conferisce al pranzo un valore simbolico ben evidente. Nel piatto si mescolano due tradizioni, quella ebraica, e quella cristiana. La parola Pasqua deriva dall’ebraico “Pesach”, che significa passaggio e commemora l’esodo degli ebrei dall’Egitto attraverso il passaggio del Mar Rosso. Quella notte le famiglie degli ebrei consumarono un pranzo veloce a base di carne d’agnello ed erbe amare, e poi fuggirono. Inoltre il signore ordinò al suo popolo di marcare gli stipiti delle loro porte con del sangue di agnello, in modo che l’angelo sterminatore potesse riconoscerle ed evitarle, uccidendo invece i primogeniti d’Egitto.

L’agnello era una ricchezza per quelle popolazioni dedite alla pastorizia, e per questo era l’animale destinato al sacrificio.

Per la chiesa cattolica l’agnello di Dio è Cristo ed è anche il simbolo della Pasqua cristiana, il sacrificio per eccellenza. Mangiare l’agnello e le uova è dunque ricordare contemporaneamente la Pasqua ebraica e quella cristiana ovviamente attribuendo a questi simboli un significato diverso determinato dalle differenze di credo tra le due confessioni, per gli ebrei ricorda l’Esodo dall’Egitto, per i cristiani la Pasqua celebra la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo.

L’uso di regalare uova pare risalga all’antico popolo dei Persiani, ed in Romagna per molti anni, dal dopoguerra in poi, l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze pasquali, gli scolari delle scuole di campagna erano soliti portare in regalo alla maestra uova di gallina, questa prassi è strettamente collegata al significato della Pasqua intesa come festa della primavera, della fecondità e del rifiorire della natura.

La Pasqua, infatti, si è sostituita nel tempo alla festa pagana della primavera, che invece festeggiava la rinascita del ciclo vitale della natura. In occasione della festa già tra le popolazioni pagane era invalso l’uso di scambiarsi le uova, simbolo di fecondità, o di offrirle in sacrificio alle divinità per ingraziarsele attraverso riti propiziatori.

Per non allontanarci troppo dalla tavola, occorre rammentare che fino a quasi 30/35 anni fa era usanza nel periodo pre-pasquale che i forni dei paesi e delle città si aprissero ad ospitare le donne delle varie case per permettere loro di preparare e cuocere i filoni di ciambella all'interno del forno medesimo. Quelle che erano più in difficoltà, perché sposine giovani o alle prime armi in cucina, erano addirittura aiutate per preparare l’impasto e per ognuna di loro era sempre disponibile la “dose”, il classico lievito e l’aiuto del fornaio.

La tradizione vuole che la ciambella fosse assaporata al mattino assieme ad una fetta di corposo salame e all’uovo sodo, benedetto durante la visita del prete per la benedizione delle case o il giovedì santo in chiesa e le cui bucce non dovevano essere eliminate nella spazzatura ma gettate nel fuoco della stufa o del camino. In alcune zone della Romagna al posto della ciambella la tradizione vuole che si prepari la pagnotta, dolce diffuso in molte zone dell’entroterra, ma che trova la sua patria a Sarsina.

Interessanti pure le tradizioni relative alla settimana santa, alcune ancora oggi praticate: nel giorno di giovedì si “legavano” le campane (in alcuni luoghi anche fisicamente) che da quel momento tacevano in segno di partecipazione al dolore per la passione e morte di Gesù Cristo e si attendeva il Sabato Santo per "slegarle” e annunciare la resurrezione.

Il venerdì santo era il giorno in cui si effettuava la via crucis, e per richiamare i fedeli alla partecipazione, a San Mauro la parrocchia metteva a disposizione uno strano strumento chi qui era chiamato “gnacra” (nacchera), diffuso in quasi tutta Italia ma con nomi assai diversi: ringola, carabattola, tricche tracche, barlòca, troccola, ecc... Ricordo che a metà pomeriggio degli anni cinquanta ci si ritrovava in un bel gruppo, un responsabile teneva il mano lo strumento, tutti abbracciati marciavamo occupando l'intera sede stradale, a quel tempo non molto transitata, e percorrendo le vie del centro, gridavamo all'unisono e a squarciagola: “L'è la pròima dla via crucis...sgnach-sgnach (così circa il suono emesso)...l'è la pròima dla via crucis...sgnach-sgnach, ecc”. Terminato il primo giro, si ripeteva gridando: “L'è la sgònda dla via cucis...sgnach...sgnach”, per finire con: “E ven fura la via Crucis...sgach-sgnach...”.

 Gran divertimento e, a missione compiuta, praticamente quasi tutti afoni.

In campagna nel giorno in cui si legavano le campane, i contadini legavano gli alberi nella convinzione che avrebbero dato maggiori frutti, alberi che si scioglievano anch'essi il sabato santo nel momento in cui si udivano i rintocchi delle campane, solitamente verso mezzogiorno o nel pomeriggio, momento, fra l'altro, in cui era pratica diffusa di lavarsi gli occhi per conservare a lungo e in salute la vista. Nello stesso giorno, e sempre al suono delle campane sciolte, una volta, quando i bambini piccoli venivano avvolti in fasce e ancora non sapevano camminare, si forzavano ad eseguire qualche passo nell'aia di casa persuasi che così avrebbero imparato prima. 

 Il giorno di Pasqua si partecipava in massa alle funzioni religiose in chiesa e per gli uomini era buona pratica indossare una camicia nuova per evitare gravi malattie durante l'anno in corso.

L'È  PASQUA INT E' MI BÒRGH - È PASQUA NEL MIO BORGO

J ha fnì so e zò pr'e' Bòrgh                             Hanno terminato su e giù per il Borgo
ad sbat la scarabàtla i mi cumpègn;                di sbattere la carabattola i miei compagni;
adèss ch'i gli slighédi,                                     ora che le hanno sciolte,
campèni a la distésa                                        campane alla distesa
a sint ch'a l' sòna ancòra a la mi gésa. sento che suonano ancora alla mia chiesa.
(Duilio  Farneti)

Proverbi

Èlta o basa e ven la Pasqua.
Alta o bassa viene la Pasqua.

Èlta o basa, l’è frèd infena Pasqua.
Alta o bassa è freddo fino a Pasqua.

Dmenga ad Pasqua un quaèrt ad pulastra, un quaèrt d’agnilèt e un ov benedèt.
Domenica di Pasqua un quarto di pollastra, un quarto di agnelletto e un uovo benedetto.

Nadaèl me’ sòul, Pasqua me’ fugh.
Natale al sole, Pasqua al fuoco.

S’un s’bagna bagna la paèlma, us bagna agl’j ovi.
Se non si bagna la palma (la domenica delle palme), si bagnano le uova. (Piove per Pasqua).

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Stanno lavorando per noi

Pubblicato il 14.01.2021 - Categoria: Vignette

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