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ANCHE DETTA: “ LA FÈSTA DLA MADÒNA DI GARZEUN”

di Piero Maroni

Focarina 1Ancora focarine si accendevano la sera del 24 marzo in quanto il giorno successivo ricorreva l’Annunciazione di Maria, detta anche la Madòna di garzeun.

Quando in Romagna i poveri erano veramente poveri, le famiglie bisognose mandavano i propri figli a lavorare presso la casa di un contadino più facoltoso come manovale tuttofare, “e' garzòun” (il garzone).

Per tradizione, l'accordo veniva concluso oralmente tra i due capifamiglia: quello del ragazzo e quello della famiglia che lo prendeva in consegna e il giorno scelto per la partenza dei ragazzini era il 25 marzo, l'Annunciazione di Maria, di qui l'origine del nome.

I garzoni erano poveri ragazzi, a volte poco più che bambini, che provenivano perlopiù dai borghi di montagna sovente accompagnati dai genitori, i quali cercavano così di allontanarli dalla fame e dalla miseria della famiglia e dei luoghi di origine.

Per esperienza di famiglia posso riferire che mio nonno Fanòin (Giuseppe) dopo aver frequentato la classe 1^ Elementare a Gatteo, promosso in 2^, nel mese di marzo fu costretto a lasciare la scuola perché suo padre, non potendo garantirgli una sufficiente alimentazione e vita a causa della propria endemica povertà, lo aveva mandato a garzone presso una famiglia contadina del cervese, continuò a fare il garzone fino all'età di 20 anni, quando dovette partire per il servizio militare della durata, allora, di due anni

Vi erano anche dei procacciatori che per tempo giravano per le contrade e per le terre più povere scegliendo i giovani più validi e adatti al mestiere per poi proporli nelle fiera ai coloni che ne avessero necessità.

Era una specie di mercato degli schiavi, che aveva le sue fiere più importanti alla Colonnella, nella zona di Rimini, a Savignano e a San Zaccaria nel ravennate.
Ai garzoni venivano affidati i lavori più ingrati, erano sottomessi al padrone e si dovevano adeguare agli usi e al mangiare della famiglia che li aveva assunti: per loro non c’era mai riposo, buono o cattivo tempo che fosse.

Generalmente però la convivenza era buona, i garzoni si integravano bene nella famiglia che li accoglieva e spesso duravano molti anni o addirittura tutta la vita a prestare la propria opera nella stessa casa, dove si facevano rispettare e dove talvolta trovavano la sposa. C'era chi invece rimaneva per almeno un anno, altri ancora per più anni e c'è stato anche chi è diventato parte della nuova famiglia sposando una figlia del padrone. 

C'erano però casi in cui l'accordo fra le parti era a termine e durava per i mesi in cui maggiore era la richiesta di manodopera in campagna, così che il garzone ritornava a casa propria il 29 settembre, giorno di San Michele, patrono dei pastori e dei greggi,

Nella tradizione cristiana con Annunciazione si intende l'annuncio del concepimento verginale e della nascita di Gesù Cristo (incarnazione) che venne fatto a sua madre Maria (Vangelo di Luca) e al padre 'putativo' Giuseppe (Vangelo di Matteo) dall'angelo Gabriele. La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa celebrano questo evento il 25 marzo di ogni anno 

La casa di Maria, entro la quale si dice avvenne l'Annunciazione, una tradizione antichissima la identifica con la grotta che oggi si trova nella cripta della Basilica dell'Annunciazione a Nazaret. La casa era costituita da una parte scavata nella roccia (la grotta) e una parte costruita in muratura. Quest'ultima rimase a Nazaret fino alla fine del XIII secolo, quindi venne trasferita prima a Trsat (Croazia) e dopo a Loreto, nelle Marche, in quanto la rioccupazione della Terrasanta da parte dei musulmani faceva temere per la sua conservazione.

Secondo la tradizione, essa fu miracolosamente portata in volo da alcuni angeli (perciò la Madonna di Loreto è venerata come patrona degli aviatori). Dai documenti dell'epoca risulta che in realtà il trasporto, avvenuto per nave tra il 1291e il 1294, fu opera della famiglia Angeli Comneno, un ramo della famiglia imperiale bizantina. La Santa Casa, come essa è chiamata, si trova tuttora all'interno della Basilica di Loreto, ed è continuamente visitata da numerosi pellegrini.

Int e' dè dla Madòna di garzeun dal viôli na cojan pió, parché al perd tot al virtó.
Nel giorno della Madonna dei garzoni di viole non ne raccogliere più, perchè hanno perso tutte le loro virtù.

Per l'Annunziata
la rondine è ritornata,
se non è arrivata
è per strada o è malata.

La Madòna di Garzùn (di Aldo Spallicci)
A pöch a pöch l’ass desta da e palugh
Cun la testa insunlida la campagna
E mérz ch’l’avé int i prem dal fest ’d fugh
Uss n’in va cun la zesta e la gavagna.
L’è incù e dè che i garzùn i muda lugh
Chi vreb un patron bon, ch’un fases lagna
Par farmes piò d’un an sempr’int un fugh
Che e bsogn l’è fort e che quant’d no un s’magna.
“A sén trop in famêja, vat’n’a bósca”,
E e burdel l’à ciapé par la caléra
E l’è andé par garzon, porca madósca!
L’à da sarvì da l’eiba infena a sera,
Magner a testa basa sora e piat
E no dì mai la su, ch’j à fat e pat.

La Madonna dei garzoni
A poco a poco si desta dal pisolino \ con la testa insonnolita la campagna \ e marzo che ebbe sui primi delle feste di focarine \ se ne va con il cesto e il cavagno.\\ È oggi che i garzoni mutano luogo \ che vorrebbero un padrone buono, che non facesse lagno \ per fermarsi più d’un anno allo stesso focolare \ Il bisogno è impellente, altrimenti non si mangia. \\ “Siamo troppi in famiglia, vattene a buscare!” \ e il ragazzo ha imboccato la carraia ed è andato per garzone, porca madosca! \\ Dovrà servire dall’alba fino a sera,\ mangiare a testa bassa sopra il piatto \e non dire mai la sua, ché han fatto il patto.

La Madòna di Garzéun (di Giuliana Rocchi)
Ma la Madòna di garzéun
i i à fat la fugaróina
però i témp i n’è comè próima
quant i vinzóinch ad moèrz
ormai tótt i andéva scoèlz
a sapoè éulta i cantir.
L’éra e dè, quel, di cuntrat:
oènch s’i rugéva cumè i màt
i purtéva chi burdéll
sa chi du straz pin ad brandéll
bén da longh da du ch’i stéva
ch’i n’avéss véu da turnoè indrì.
E quant pient là sòta i tétt
at chi paiàz si cavalétt.
E ’d dè sal pigri véa in campagna
s’un pez ’d poèn tla su gavagna.

La Madonna dei garzoni
Alla Madonna dei garzoni hanno fatto il falò \ ma i tempi non sono più come una volta \ quando il venticinque di marzo \ tutti ormai andavano scalzi \ per i campi a zappare.\ Quello era il giorno dei contratti: \ anche se urlavano come i matti, \ portavano via quei bambini \ con quei due stracci tutti sbrendoli \ ben lontani da dove stavano,\ che non avessero a tornare.\ E quanti pianti là sotto i tetti \ in quei sacconi sui cavalletti. \ E il giorno con le pecore via in campagna \ e un pezzo di pane nel suo cesto.

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