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di Piero Maroni

Le tre parcheAtropo, o Atrope, era una delle tre parche della mitologia latina (nella foto), corrispondenti alle Moire della mitologia greca.

Cloto filava con la conocchia (la ròca), cioè la canna con la lana da filare con cui tesseva la vita degli uomini; Lachesi dispensava i destini, assegnandone uno a ogni individuo stabilendone anche la durata; Atropo, inesorabile, tagliava con due grosse cesoie il filo della vita al momento stabilito o a sua discrezione. Le loro decisioni erano immutabili: neppure gli dei potevano cambiarle.

Atrope aveva un particolare potere che andava dagli ultimi 3 giorni di febbraio, ai primi 3 di marzo ed era assai temuta. 

In quei giorni non si dava inizio a lavori od opere, perché c’era un’ora particolarmente infausta, ma sconosciuta nella sua collocazione, che tutto avrebbe trascinato in rovina.

In particolare non si potavano le viti definitivamente per paura che venissero a seccarsi o non dare frutti e così pure per gli alberi da frutta e gli olmi che se potati potevano seccare, il tarlo poi avrebbe eroso il legno tagliato rendendolo inutilizzabile e il raccolto poteva essere compromesso, i pescatori non uscivano a pescare e le partorienti (umane o animali) cercavano di evitare di partorire in quei giorni.

Così scriveva nel 1818 il forlivese Michele Placucci, autore di una raccolta sulle tradizioni popolari della Romagna: "Nelli primi tre giorni di marzo, ed ultimi tre di Febbrajo [i contadini] si guardano dal potare le viti, perché dicono essi avere osservato, ed udito sempre dai loro avi, che le viti potate in quei giorni producono pochissima uva. E questo perché opinano esservi in quelli un'ora cattiva per potare le viti, tagliare legna, e concimare gli alberi fruttiferi; e per non sapere quale sia, se ne astengono totalmente". 

Era di cattivo auspicio perfino nascere in quei giorni, e quando uno era particolarmente perseguitato dalle disgrazie, si sentiva qualcuno chiedere: L’è naseu int i dè dla canucera?” (È  nato nei giorni della conocchiata?)

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