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Seconda puntata con le tradizioni e la cultura lungo l’Uso e dintorni

di Piero Maroni

camino un tempoLa porta sull’altra dimensione era il camino che metteva in comunicazione la casa con l’immensità dei cieli: dal camino scendevano lupi e streghe, la cicogna, la Befana,… era anche il centro culturale e sociale della famiglia da dove si irradiava luce e calore ed era il luogo sacro degli antenati per cui la donna che stava per partorire veniva fatta sedere sul camino e il marito andava a chiamare la levatrice: “A j ò la mòi sla rola!”  (Ho la moglie sull'arola!), soleva dire.

Dopo il parto si faceva il pranzo dl’impajeda (impagliata), da pagliericcio, su cui doveva stare coricata per 8 giorni durante i quali riceveva doni: galline, capponi, uova (20 se era femmina, 24 se maschio).

La puerpera però non vi partecipava, perché se non era stata benedetta risultava impura, cioè era ancora aperta alla dimensione dei morti e se ne stava in disparte, questo perché si credeva che il neonato fosse un familiare morto che ritornava a nuova vita, di qui anche l’usanza di rinnovare il nome del defunto più prossimo.

Una concezione questa derivante dal mito arcaico dell'eterno ritorno. “Tutto ciò che è vivo e dinamico, nella natura e nel cosmo, segue le stesse regole e gli stessi percorsi: ogni cosa ha una nascita, una crescita, un declino e infine una scomparsa, che però non è un annullamento definitivo, ma solo un'assenza che prelude ad un ritorno e a un ricominciamento del ciclo, in un moto circolare perpetuo. Un iter che è da sempre riscontrabile nel ciclo giornaliero e in quello annuale del sole, in quello delle lunazioni, in quello della vegetazione, ecc. L'uomo, che si sente parte di quel “tutto”, applica anche a se stesso tale dinamica, anch'egli nasce, cresce, invecchia, muore, ma quella morte non è definitiva: è solo la collocazione in un'altra dimensione, in cui attende di poter tornare alla vita terrena tramite la nascita di un proprio discendente.” Eraldo Baldini–Il Ritorno dei morti nel folklore romagnolo-Supplemento ai Quaderni di San Mauro–Accademia Pascoliana-2017).

 La nostra ricerca non vuole però analizzare in toto le molteplici forme della cultura contadina, ma seguendo i ritmi del calendario intende limitarsi ad analizzare la storia di fatti accaduti e di quegli avvenimenti che ancora accadono e che hanno una matrice che si perde nella notte dei tempi, riferiti a questa parte di territorio che si snoda intorno al fiume Uso, un corso d'acqua lungo 49 chilometri che nasce nei pressi di Perticara e che, dopo aver attraversato diversi comuni, si getta nell'Adriatico in quel di Bellaria. Per lunghi tratti segna il confine tra le province di Rimini e Forlì-Cesena e, per alcuni, può rivendicare a sé il nome antico di Rubicone. Numerosi reperti d'epoca romana rinvenuti nella campagna intorno al fiume non lasciano dubbi sull'insediamento di quell'antica civiltà, poi con la caduta dell'Impero Romano queste terre di facile conquista vengono abbandonate a se stesse e bisognerà attendere fin quasi al 1000 prima che possano essere recuperate e riconsegnate alle attività produttive.

Centro di primaria importanza era allora Villa Giovedia che verso la fine del 1500 muterà il nome in Tenuta “La Torre”, per finire nei tempi attuali anche in Villa Torlonia, dalla casata romana che dal 1837 la ebbe in proprietà.

In diverse pagine si narrano fatti accaduti in questa tenuta, d'altra parte bisogna considerare l'estensione della proprietà che andava da Bellaria fino a Santarcangelo inglobando molta parte del fiume Uso e pertanto costituiva il nucleo portante della presenza contadina in questa zona, basti pensare che sin dai primi del '900 erano ben 145 le case coloniche che venivano abitate da famiglie di mezzadri dipendenti dalla tenuta e che insieme ad una moltitudine di braccianti rappresentavano in maniera massiccia il fulcro della cultura, del lavoro e dell'economia di questa parte di Romagna.

Per maggiore comodità di esposizione si è scelto di seguire il calendario, pertanto la narrazione affronta mese per mese il manifestarsi dei fatti e degli eventi così come ci sono stati tramandati e come oggi si manifestano. (2 - Continua)

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