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di Piero Maroni

Tosi e una scuola di agrariaIntanto a San Mauro l'Amministrazione Comunale si stava adoperando per acquistare la casa natale del poeta per fargliene dono, ma le trattative non ebbero sbocco perché Luigi Bilancioni che ne era divenuto proprietario, pretendeva cifre al di fuori delle possibilità di spesa del Comune. In modo diretto ed esplicito Tosi ne dà notizia al poeta: “[...] noi si aveva in animo anzi era vivissima in tutti l'intenzione di acquistare la casa ove nascesti e fartene un dono che ritenevamo fosse l'atto più spontaneo da nostra parte e più gradito da te di amor cittadino. Ma Dio fu ingannato: facemmo i conti senza l'oste, e l'oste è un cavalier d'industria che in apparenza si farebbe vedere inghiottire per devozione 10 ostie, se questo fatto però potesse fruttargli qualche soldo. Pazienza! [...]”. Non potevano le esigue finanze del Comune “[...] satollare le bramose fami e insaziabili di lui [...]”.

Il Pascoli non si mostrò eccessivamente contrariato del fallito tentativo, anzi si dichiarò commosso per la generosità “[...] della mia piccola ma nobile patria... è molto bene che il paese abbia mostrato tale altezza di sensi e tale unanime spirito di sacrifizio; ma sarebbe stato molto male che di quell'altezza e di quello spirito si fosse da altri abusato e che quel sacrifizio fosse stato accolto.”.

Nella primavera del 1910 il destino a far incontrare i due amici, Tosi è colpito da un tumore alla gola e viene operato a Bologna, Pascoli ne segue da vicino lo stato di salute e ne dà comunicazione al Guidi “[...]il nostro buono e grande Poldo è uscito da casa mia...parla un po' bleso, ma insomma è guarito...onore al sommo agricoltore che ci è ridonato!...sarà bello che il paesello dimentichi un giorno le sue divisioni e si unisca a fare i suoi rallegramenti e auguri a un uomo così profondamente buono e tanto benemerito non solo di San Mauro, non solo della Romagna, ma dell'Italia [...]”.

Ci sarà un altro ed ultimo incontro nel paese natio (vedi puntata n°6), il poeta sarà a San Mauro l'11 dicembre del 1910 per commemorare Giuseppe Garibaldi di cui aveva scritto l'epigrafe apposta sulla facciata del municipio, come sempre era stato il Tosi a insistere affinché venisse, lo invitava ad arrivare in incognito la sera prima del discorso con la sorella Maria, a scendere a Santarcangelo e recarsi presso di lui che gli avrebbe fatto trovare due uccelletti arrosto. Ma più si avvicinava la data convenuta più aumentavano i patemi del poeta, i rapporti col cognato Berti s'erano completamente deteriorati e ciò lo induceva a tenere le distanze con la famiglia della sorella Ida, confessava inoltre d'avere poca voglia di fare discorsi e ancor meno di partecipare a feste, chiedeva aiuto all'amico affinché il tutto si svolgesse rapidamente anche perché già avvertiva i primi sintomi della malattia che gli sarebbe stata fatale.

Le cose però non si svolsero così, giunto a S. Mauro in carrozza proveniente dalla stazione di Savignano, fu accolto dalla banda musicale e da una folla plaudente all'ingresso del paese, lungo tutto il percorso era accolto da applausi e grida in suo onore che egli ricambiava salutando e sorridendo commosso. Il pranzo fu consumato nel teatro comunale alla presenza di tanti invitati e alle ore 15 lesse il discorso su Garibaldi per poi ripartire.

Il carteggio si chiude con una lettera di Tosi l'8 febbraio 1912. “[...]apprendo solo ora dai giornali che sei in letto degente per leggera stasi renale – Me ne duole tanto tanto, e sebbene trattisi di cosa leggera ti fo i più amichevoli e sinceri auguri di pronta guarigione[...]”. Era una pietosa bugia, la malattia stava consumando il corpo del poeta, a questa lettera non ci fu risposta.

Nella foto Leopoldo Tosi insieme a una scuola agraria

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