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Seconda puntata con il racconto del carteggio tra Giovanni Pascoli e Leopoldo Tosi.

di Piero Maroni

Pascoli alla torre nel 1897Il ritrovamento fu un fatto in gran parte occasionale pur se la corrispondenza fra i due era già nota al pubblico in quanto Giulio Tognacci aveva inserito alcune lettere del Pascoli, donategli da Giovanni Briolini, genero del Tosi, nel suo volume “Ricordi Pascoliani edito nel 1938, ma null'altro era noto.

La riscoperta avvenne dopo alcune visite a Casa Briolini a Rimini per ottenere il permesso di riprodurre le antiche e splendide fotografie dell'album di famiglia scattate e stampate da Emma Tosi, che verranno poi esposte in una mostra alla Galleria San Sebastiano a S. Mauro e il cui catalogo sarà successivamente pubblicato col titolo “La Torre tra Ottocento e Novecento” - Pazzini Ed. - 1988.

 

Un pomeriggio qualsiasi nella primavera del 1986, Margherita, figlia di Giovanni Briolini ed Emma Tosi, donò a chi scrive, che a quel tempo ricopriva l'incarico di Assessore alla Cultura del comune di S. Mauro e a Susanna Calandrini, bibliotecaria e addetta ai servizi culturali dello stesso comune, un plico gelosamente conservato in cui erano contenute le lettere che il Pascoli aveva inviato nel corso di diversi anni al nonno Leopoldo e che ammontavano a 48. Erano però solo copie da lei fedelmente trascritte per allenarsi con la macchina da scrivere che aveva ricevuto in regalo nei tempi della sua giovinezza, le originali erano però definitivamente scomparse quando una granata era caduta sulla casa di loro proprietà in località Pradelli nei dintorni di Verucchio e aveva incenerito ogni cosa, compreso il baule che conteneva le missive.

Le lettere furono date in visione all'allora presidente dell'Accademia Pascoliana, prof. Mario Pazzaglia dell'Università di Bologna che le affidò a Clemente Mazzotta col mandato di renderle pubbliche.

Questi si recò a Castelvecchio di Barga ove rinvenne anche le 58 lettere del Tosi, poi, con un lavoro attento e scrupoloso, ne curò ogni minimo dettaglio arricchendo il volume con precise annotazioni e importanti rimandi storici, sì che attualmente è divenuto una pietra miliare per chi intende occuparsi dei rapporti tra Pascoli e il suo paese natio.

A parere di Mazzotta, corroborato anche da una lettera dello stesso Tosi, i due si erano conosciuti in età giovanile e si erano persi di vista probabilmente nel periodo bolognese del poeta quando questi frequentava circoli anarchici e socialisti. La prima lettera del giugno 1895 non lascerebbe minimamente supporre che tra loro vi fosse stata una qualsiasi frequentazione, i toni sono piuttosto paludati e formali. “Ill. mo Sig.r Prof.r Giovanni Pascoli” era l'incipit del Tosi, “All' ill.mo Signor Sindaco del Comune di S. Mauro di Romagna” rispondeva il Pascoli, ma nel marzo del 1897 i toni e i contenuti sono inequivocabili: “Caro Giovannino, sebbene siano passati quasi 20 anni durante i quali la nostra relazione rimase muta, sebbene tu sia salito ad altissimo onore col tuo ingegno e col tuo studio, mentre io rimasi sempre qual fui un modesto ed oscuro agricoltore, pur tuttavia non potendo dimenticare la paterna (permettimi che la chiami così) dimestichezza che avevo teco [...]”.

Nel tempo a venire il rapporto diverrà sempre più intimo e confidenziale, dolcissimi i toni, Tosi gli inviava il vino delle sue cantine assai gradito dal poeta il quale ricambiò con un opuscolo contenente 4 poesie (Le rane, La tessitrice, La messa, Casa mia) in occasione delle nozze di Emma Tosi con Giovanni Briolini il 21 aprile 1897 e una struggente lettera indirizzata a Emma che subito dopo le nozze doveva trasferirsi a Monaco di Baviera col marito che teneva la rappresentanza dei vini prodotti alla Torre. “Signorina, dunque ella parte? Ella abbandona la Torre, San Mauro, la dolce terra di Romagna, l'Italia? È un poco accorato il saluto che le si porge; come quello che si manda alla rondine che parte, la quale pur va dove è la gioia e il sole. Più mesto è il mio; saluto d'assente, direi quasi d'esule. Me cacciò la sventura, lei rapisce a volo l'amore; eppure anche a lei avverrà qualche volta quello che a me avviene sempre, di sentire nella lontananza l'amaro sapore dell'esilio [...]”.

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