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di Piero Maroni

Il ministro Luigi RossiNel 1965 scadeva il mandato di Ricci Sauro e si procedette, come da Statuto, alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione che fu poi riconfermato per intero nel 1969.

Nuovo Presidente fu Succi Elmo (Jaurès), nominato dal Comune in rappresentanza dell’Assemblea dei Soci). Consiglieri: Tonino Dellamotta (O.N.M.I.), Giuseppe Nardi ( E.C.A.), Vincenzo  Riccomi (Provveditorato agli Studi), Giulio Scarpellini (Comune). Segretario: Franca Sante.

Grazie alla spinta e all’energia del nuovo presidente, la Fondazione cambiò volto, riprese in pieno la propria autonomia amministrativa e propositiva e negli anni che seguiranno sarà tutto un fiorire di iniziative e grandi realizzazioni anche se, per diversi motivi, non tutte giungeranno a definitiva conclusione, saranno comunque di fondamentale rilevanza per il tempo a venire.

Succi Elmo, da tutti chiamato Jaurès, non era solo il Presidente della Domus Pascoli, il suo campo d’azione era praticamente illimitato, non vi era ambito in cui non lo si vedesse protagonista, chi ha vissuto quegli anni a San Mauro, difficilmente ha potuto ignorarlo e, come sempre accade, a torto o a ragione, questa sua onnipresenza ha spesso diviso la pubblica opinione sulla valutazione del suo operato. Al di là però delle opinabili valutazioni sulla persona, restano i fatti a testimonianza della sua intraprendenza.

Rappresentante indiscusso del Partito Socialista a San Mauro, tanto che nell’immaginario collettivo veniva identificato col partito stesso e forte dell’amicizia personale con l’on. Stefano Servadei di Forlì, quando i Socialisti entrarono a far parte del governo nazionale, riuscì a far approvare importanti leggi a favore della Fondazione che ne garantirono la stabilità economica e sviluppi fondamentali per il futuro.

È del 16 febbraio 1966 la proposta di legge d’iniziativa del Deputato Servadei per la concessione di un contributo annuo di cinque milioni a favore della “Fondazione Domus Pascoli”. Nel suo discorso alla camera dei Deputati, l’onorevole menzionava l’origine e gli scopi della Fondazione, nonché il patrimonio immobiliare di proprietà demaniale che insisteva su una superficie di 4.726 metri quadrati e chiedeva le fosse corrisposto un contributo annuo di 5 milioni di lire.

Ovviamente la proposta di legge fu approvata e non era che l’inizio, l’apice era stato raggiunto nel 1965 quando il Deputato socialista era riuscito a far approvare una legge con la quale si concedeva alla Fondazione un somma di lire 221 milioni da assumere con un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti, con rate di ammortamento a carico dello Stato, per la costruzione di un nuovo Ricovero per anziani denominato Gerontocomio.

L’1 ottobre 1966 l’arch. Giorgio Franchini di Rimini, coadiuvato dal geom. Giorgio Bubani, riceveva l’incarico di redigere il progetto del Gerontocomio. Il 19 agosto 1967 si acquistò l’area di mq 8.846 al prezzo agricolo di L 600 al mq per un totale di L 5.307.600 pagati con una anticipazione di cassa. Il 30 novembre 1968 si approvò la costruzione del 1° lotto per un importo di  L 60.000.000. 

Intanto però i lavori del 1° stralcio dai 60 milioni previsti salivano a 75 per la cattiva qualità del terreno che aveva richiesto maggiori quantità di cemento armato, di ferro d’armatura, di tamponamenti, di lavoro, ecc…, e per un tasso di inflazione oltre il 20% che faceva aumentare costantemente il costo del lavoro e dei materiali e che, dal momento della concessione del mutuo, al momento della riscossione, il suo valore di spesa era diminuito sensibilmente.

Si predispose la gara d’appalto per il 2° stralcio e si invitarono 26 Ditte, ma l’asta andò deserta e solo tre di queste manifestarono interesse ai lavori, ma solo con una gara al rialzo. Vista l’urgenza dei lavori si indisse la gara al rialzo e la vinse, come per il 1° stralcio, la Ditta Magnani di San Mauro con un rialzo del 32,50% che poi, in seguito a pressioni, abbasserà al 30%.

La cifra appaltata per i lavori non era più sufficiente e così occorreva modificare il progetto per cui si ridusse notevolmente la quantità dei lavori da eseguire che comunque nell’anno successivo ebbero inizio.

Ma l’attività della Fondazione si dipanava in varie direzioni, da piccole iniziative come la distribuzione di panettoni ai bambini e al personale nelle festività natalizie o al fissare con delibera la libera uscita degli anziani dal ricovero nei giorni di domenica e giovedì per recarsi in paese o sulla pubblica via, alla autorizzazione alla costruzione di una pista di pattinaggio a carico di privati nel parco della Rimembranza. Quest’ultima iniziativa susciterà numerose polemiche, soprattutto nei cittadini sammauresi più anziani che desideravano mantenere intatta la sacralità di un luogo che, peraltro, consideravano già violato allorché nel ’33, per edificare il monumento ai caduti di guerra, era stata demolita la vecchia chiesetta della Madonna dell’Acqua, cara al Pascoli, e ne era stata riedificata un’altra con caratteristiche completamente diverse.

Il presidente Succi sapeva però come smorzare le insoddisfazioni dei vecchi pascoliani dando il suo contributo alla ricostituzione del Comitato per la traslazione della salma del poeta da Barga a San Mauro.

Nella foto il Ministro Luigi Rossi in visita a San Mauro

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