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Lavori Domus

di Piero Maroni

Negli anni, dunque, in cui si stese la convenzione, vi erano tante speranze, ma poche certezze, il tempo passava e da Roma non giungevano notizie confortanti circa un impegno del Governo per la costruzione delle strutture necessarie per dare una sede adeguata alla Scuola Materna sempre più castigata nel palazzo delle Scuole Elementari anche per il continuo aumento della popolazione infantile e al Ricovero Vecchi, stretti nella Casa Pascoli con il Museo pascoliano e le Suore che vi avevano preso dimora.

Il Comune per parte sua aveva dato ufficiale incarico al geometra riminese Giuseppe Maioli di redigere un progetto per il restauro della Casa Pascoli e per realizzare intorno alla casa stessa un’area “in cui si attestasse il culto della Patria (il Parco della Rimembranza dove ogni pino simboleggiava un caduto nella guerra 1915-1918), il ricordo sacro ai caduti della grande guerra (la chiesetta della Madonna dell’Acqua divenuta Monumento ai caduti) e la riconoscenza in forma benefica, al grande Poeta ( Casa Pascoli, la Scuola Materna e il Ricovero Vecchi).

Fu così che nella grande onoranza pascoliana del 1930 di fronte alle autorità convenute il nuovo Podestà, Cav. Angelo Vincenzi, insistette sulla necessità di costruire la Scuola Materna.

Il progetto del Maioli era completamente redatto e il costo totale per la realizzazione del comparto ammontava a L 166.000, una cifra impossibile per il comune che già spendeva 15.000 lire all’anno per il funzionamento della Scuola e del Ricovero vecchi. E intanto i bambini in età scolare continuano ad aumentare.

Bisognava dunque far pressione sul governo centrale affinché prendesse in esame il progetto e ne deliberasse il finanziamento e, finalmente, l’azione diede i frutti sperati.

Il 1932, 20° della morte del Pascoli, fu l’anno decisivo.

Il 24 aprile ci fu la visita del gerarca Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, al quale fu ovviamente inoltrata la supplica affinché si approvasse e finanziasse il progetto, questi probabilmente riferì a chi di dovere perché il 19 agosto ci fu un’improvvisa visita del Duce a San Mauro che di passaggio ne approfittò per sincerarsi di persona su come stavano le cose. Il 4 settembre arrivarono al Podestà di San Mauro L 170.000 per la costruzione delle opere progettate.

Ottenuto il finanziamento “altre numerose iniziative sorsero; si volle, innanzi tutto, provvedere alla recinzione dell’area Pascoliana con una decorosa cancellata; sistemare tutta la superficie incolta ed abbandonata a giardino; dotare il parco della rimembranza di antenna porta bandiera; arredare decorosamente e modernamente i costruendi edifici, dotarli d’impianti idraulico-igienici e di riscaldamento a termosifone; ampliare e sistemare il museo Pascoliano”. (Relazione del Podestà al Prefetto circa l’attività svolta nel quadriennio 1929-1933).

E non è tutto, il 10 dello stesso mese giunse la notizia che la domanda presentata nel 1930 per cambiare la denominazione San Mauro di Romagna in San Mauro Pascoli era stata accolta dopo che per due volte era stata respinta con voto contrario anche di alcuni romagnoli che pure un tempo si erano dichiarati amici del Pascoli.

L’anno successivo i lavori furono terminati e il 12 settembre 1933, in occasione del “Settembre di Poesia” vennero inaugurati con onoranze solenni a cui parteciparono numerose personalità della politica, della cultura ed alcuni rappresentanti della famiglia Pascoli accolti da una folla entusiasta malgrado la giornata grigia e piovosa.

È nella stessa occasione venne inaugurato il monumento dedicato a Giovanni Pascoli e collocato nel giardino di fronte all’edificio della nuova Scuola Materna, consistente in un busto bronzeo del Poeta adagiato su un blocco di granito bianco opera dello scultore Federico Papi di Roma.

In verità la scultura aveva già qualche anno di vita, era stata, infatti, commissionata nel ’25 dal Comitato Nazionale per le Onoranze Pascoliane costituitosi a Bologna e presieduto dal filosofo G.M. Ferrari, docente nell’Università della città stessa, con l’intenzione di donarla alla città di Forlì affinché la collocasse in una pubblica piazza del capoluogo della Provincia.

Sistemata però in un sotterraneo vicino ad un cortilaccio della sede provinciale, fu ben presto dimenticata e già cominciava a dare segni di degrado quando la rinvenne, quasi per caso, Giulio Tognacci, che ne scrisse immediatamente sul Resto del Carlino, avanzando l’idea che se a Forlì non c’era lo spazio adatto, l’opera poteva essere installata a San Mauro.

Pochi giorni dopo il Podestà di Forlì telegrafava a quello di San Mauro:
“Onorami comunicare che ad attestare devoto omaggio et perenne amore verso il grande poeta romagnolo cantore Patria, famiglia et bontà, questa Amministrazione dona cotesto comune busto Giovanni Pascoli. Pregola provvedere ritiro busto mattinata domani presso Ufficio Tecnico. Ossequi”.

Detto per inciso, il ’33 fu anche l’anno in cui si chiese al Podestà di Savignano parere favorevole per apporre alla locale stazione ferroviaria il nuovo nome di San Mauro Pascoli, ma fra lo stupore e lo sdegno dei sammauresi, la risposta fu negativa perché, si disse, poi lo vorrebbero anche i comuni vicini e così per non scontentare nessuno…!

Il 2 novembre per la terza volta in 9 anni, Benito Mussolini rivenne a San Mauro per accertarsi circa la bontà dei lavori eseguiti, lo accompagnava la moglie Rachele.

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