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di Piero Maroni

funerali Pascoli a BolognaUgo Gori (Ugo ‘d Pitròin: 1890-1970), il giorno dei funerali del Poeta era presente ed ha messo per iscritto la sua esperienza con il tipico stile dell’autodidatta, ne riportiamo un'ampia sintesi, per ragioni di spazio, con qualche lieve aggiustamento grammaticale e ortografico. 

“Di fronte a tale rifiuto (la sepoltura a S. Mauro) noi rimanemmo oltremodo mortificati, inoltre in paese si pensava di promuovere una ferma agitazione impedendo che la salma fosse trasportata a Barga.  I funerali si svolsero a Bologna coll’intervento di tutti i cittadini del paese, colla speranza di riscatto.

Ci avviammo verso Bologna. Io col gonfalone comunale seguivo gli ordini del Sindaco e della giunta. Giunti sul posto, in via D’Azeglio, vedemmo con sorpresa che il corteo incominciava a snodarsi verso la stazione e noi ci vedemmo tenuti in nessuna considerazione, anzi diffidati dalla Questura di Bologna avendo avuto sentore che i sammauresi si sarebbero opposti perché la salma fosse proseguita alla volta di Castelvecchio di Barga. Difatti il nostro Sindaco Vincenzi fu chiamato d’urgenza in prefettura e ammonito che se i sammauresi avessero turbato l’ordine pubblico, il Prefetto avrebbe agito scaricando la piena responsabilità sulla persona del sindaco stesso. 

Il Sindaco non si scoraggiò alle ingiunzioni del Prefetto, invitandomi a seguirlo in mezzo al corteo, ma più volte venimmo fermati dai Questori addetti alla direzione dell’interminabile corteo. Il Sindaco, indignato, rispondeva loro:- Sono il Sindaco di San Mauro! Da questi gli veniva risposto:- Ma che Sindaco di San Mauro, lei stia in riga e non faccia storie! Caso volle che a metà strada percorsa, ci trovammo di fronte ad un certo delegato Griffo, amico del Sindaco, che prestava servizio d’ordine al corteo.  Dopo una stretta di mano raccontammo le difficoltà incontrate lungo il percorso, il Delegato ci invitò a seguirlo e ci accompagnò sino alla sommità della casa ove la salma era in attesa di proseguire alla volta della stazione. Io presi posto in testa al corteo. 

Finalmente ci si muove alla volta della stazione fra una marea di popolo; gente aggrappata ai monumenti della insigne città bolognese, si vedono sui balconi dei palazzi signori, signore e bambini che gettano fiori sul feretro in cammino. Ad un tratto volgo lo sguardo a destra e mi vedo affiancato da un rozzo montanaro con in mano la bandiera nazionale. Io intuì subito che questi rappresentava il comune di Barga e senza scambiarci parola, proseguimmo il cammino in atteggiamento serio e muto non correndo fra noi buoni rapporti di serenità.

Nell’avvicinarsi alla stazione vedo un plotone di carabinieri vestiti in grande uniforme e a caso mi vien detto:- Ma questi chi ce li manda? Una voce dalla folla mi risponde:- Questi sono per voi di San Mauro! 

Giunti al cancello della stazione, si vedono i gendarmi contenere la folla assiepata in tutte le direzioni. 

  Terminate le esequie, ufficiate dal parroco di Barga, don Barè, noi tutti assistemmo reverenti e commossi alla composizione della salma nel convoglio funebre fra una selva di corone e gonfaloni dei comuni d’Italia in segno di affetto al grande Scomparso. Infine il convoglio si muove alla direzione di Castelvecchio di Barga fra lo sgomento e lo sdegno di noi sammauresi.    

La salma fu accompagnata a Barga dall’assessore comunale Enrico Tognacci e così ebbe termine una giornata lugubre, lasciando in noi un giustificato risentimento contro chi volle soffocare un naturale diritto.

Ruggero Tognacci sottolineava il pericolo, da noi incorso, di essere arrestati a Bologna per i funerali del Pascoli per avere manifestato da noi il fermo proposito di fermare la salma perché non fosse proseguita alla volta di Barga”. (3- Continua)

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