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di Piero Maroni

Pascoli GiovanniIl decesso del grande poeta avvenne nel giorno del sabato santo, immediatamente Giovanni Briolini, genero di Leopoldo Tosi, Angelo Vincenzi, sindaco del paese e Giulio Tognacci, amico del poeta, si recarono a Bologna per portare l'estremo saluto al loro grande concittadino nella camera ardente allestita nella sua abitazione.

Al termine della mesta incombenza, si incontrarono con la sorella Maria per porgerle le condoglianze e prendere i dovuti accordi per la tumulazione della salma nel cimitero di San Mauro, ma la donna, fredda ed altera, rispose loro con un tono che non ammetteva repliche, che suo fratello avrebbe riposato per sempre nelle adiacenze della loro villa di Castelvecchio di Barga e che questa era la sua decisione definitiva sulla quale non intendeva assolutamente transigere.

I tre avrebbero voluto esporre tutte le loro ragioni, citare le lettere scritte, i discorsi pronunciati dal poeta in cui manifestava la volontà che una volta defunto fosse sepolto nella tomba accanto ai suoi cari, così da poter ricreare quel “nido” che troppo presto si era dissolto, tante obiezioni avrebbero voluto esprimerle, ma Maria li congedò senza neanche l'ombra di un sorriso.

Quando trafelati ritornarono a San Mauro e annunciarono l'imprevista e sconcertante decisione della sorella, allo sgomento suscitato si sovrappose la rabbia, bisognava adoperarsi in ogni modo per tentare di far cambiare idea a Maria, Giovanni Pascoli doveva essere sepolto a San Mauro.

Tra il giorno della Pasqua e il lunedì dell'Angelo, la Giunta municipale si riunì quattro volte, furono inviati telegrammi al Re Vittorio Emanuele III, al capo del Governo Giovanni Giolitti, al Ministro della Pubblica Istruzione on. Rava e a vari Deputati e Senatori del Regno affinché si adoperassero a convincere Maria delle buone ragioni dei sammauresi. Ma nulla purtroppo mutava e così si giocò la carta della disperazione inviando un ultimo telegramma alla Regina madre Margherita di Savoia. Tutto fu vano.

Non restava che affidarsi ad un atto di forza, impedire che la bara fosse trasportata a Barga, impossessarsene e portarla a San Mauro, gli animi erano talmente caldi che sul Resto del Carlino apparve un articolo in cui si esortava la popolazione a valutare bene le conseguenze a cui si andava incontro e li invitava alla moderazione e a desistere da ogni azione contro la legge e la decenza.

Martedì 9 aprile 1912, si tennero in grande pompa nella città di Bologna al cospetto di una marea di persone provenienti da ogni dove, i solenni funerali del poeta scomparso, si partiva da via D'Azeglio e si marciava lentamente verso la stazione tra due ali di gente muta. In testa al corteo la Giunta municipale di San Mauro al gran completo: Angelo Vincenzi e gli assessori Tosi Leopoldo, Vito Gori, Enrico Tognacci, Bilancioni Luigi, Zoffoli Giuseppe, Nanni Luigi e il Segretario comunale Pietro Guidi.

Era presente anche la Banda musicale, diretta dal maestro Secondo Domenichelli che doveva eseguire la marcia funebre tratta dall'opera “La Ione”, la preferita dal poeta, che nella sua ultima presenza durante l'insediamento del nuovo Consiglio Comunale del 1907, confidò al direttore della banda, che avrebbe assai gradito fossero presenti al suo funerale per eseguirla un'ultima volta.

Ugo Gori, nonno di Miro, a San Mauro da tutti conosciuto, quel giorno era presente, nella prossima puntata daremo ampio spazio alla sua vivace narrazione dell'evento. (2- Continua)

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