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 SAN MAURO PASCOLI – (9 Giugno 2006) - Con dolore dobbiamo scriverlo. Anche se lo facciamo col groppo in gola e la mano tremante dall’emozione: Bugli Fabrizio, per tutti Miga (nella foto), ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Dopo una lunga carriera che l’ha visto crescere nelle giovanili della Sammaurese, per poi approdare al calcio amatoriale prima nel Bastia poi nel Centro Giovani. E per fare ciò i suoi amici hanno deciso di fargli una festa in grande stile per immortalare questa data: sabato 10 giugno alle 18,00 al Macrelli di San Mauro una partita in suo onore chiuderà la carriera del mediano. Alla partita hanno dato la disponibilità tutti i suoi grandi amici, che con lui hanno condiviso il suo lungo itinerario calcistico. Per l’occasione hanno garantito la loro presenza sia il sindaco di San Mauro Gianfranco Miro Gori, sia il parroco Don Sanzio Monaldini. Il programma della giornata poi riserverà diverse sorprese.

Con dolore dobbiamo scriverlo. Anche se lo facciamo col groppo in gola e la mano tremante dall’emozione: Miga ha deciso di appendere gli scarpini a uno dei tanti chiodi presenti nelle sue numerose casa sfitte. L’emozione è talmente forte che come cronista già mi vengono le lacrime agli occhi. Come dimenticare il suo tiro da fuori che ha risolto infinite gare lasciando di stucco per la potenza tanti portieri; o il suo passaggio indietro (sua specialità) per mettere in crisi gli avversari; per non parlare poi del suo colpo di testa che una volta ha addirittura messo in crisi il gotha dei difensori, il lungo Marco Mazzoni. Malgrado ciò ci tocca farlo e raccontarlo. D’altronde Miga ha deciso di fare basta proprio nel momento più buio del calcio, quello degli scandali, delle intercettazioni telefoniche e del moggismo all’ennesima potenza. Una Cupola che non ha minimamente sfiorato Miga, anche perché come intercettare le sue telefonate visto che il suo cellulare è sempre spento?

Ripercorriamo allora la storia della sua vita, che coincide con quella del calcio in Italia.

La Vita

Figlio di Nando e Cesarina, un romagnolo e una marchigiana, Miga da sempre ha avuto nel suo Dna questo intruglio di regioni diverse. Da una parte l’essere sanguigno, caratteristica tipica dei romagnoli, dall’altra il culto del risparmio, tipicità marchigiana. Educato ai valori cristiani di castità e risparmio (più il secondo del primo), la sua prima parola è stata “Ma…Ma…”. Tutti pensavano a “Mamma”. Invece si trattava di “Mattone”, giusto per sottolineare l’altra sua passione: l’accumulo di case, in tandem con Berardi. Il suo primo regalo è stato un trincetto, arrivato dal vicino calzaturificio Zamagni, che a due anni già aveva opzionato le sue abili mani, scommettendo sul talento e sull’estro del ragazzo.

Ecco, già all’età di due anni la vita di Miga era segnata: da una parte il calzaturificio a pochi passi da casa, dall’altra le case (ovviamente sfitte). A scardinare questo duopolio c’è stato il calcio. La scintilla che lo ha portato al pallone porta la data del 1978, nel pieno dei mondiali in Argentina, quando aveva dieci anni. Intrufolatosi abusivamente nella sede della Sammaurese calcio si era trovato a calciare un pallone di cuoio col quale aveva fatto una lunga serie di palleggi. Il talento del giovanotto non era passato inosservato a patron Raggini che subito sentenziò: “questo è nostro”. L’affare però non fu così semplice come a prima vista poteva sembrare, perché Miga già in quegli anni era avanti coi tempi, in quanto dotato di un procuratore che difendeva i suoi interessi: Limòun. Il quale tirò talmente tanto sul prezzo (le cifre erano già a sei zeri) da fare saltare l’affare e fare approdare Miga nei primissimi torneini di Baldazzi. A prima vista potrebbe sembrare una scelta di ripiego in realtà fece emergere il precoce talento del giovanotto di via XX Settembre, al punto da affinare fantasia, rapidità e tocco magico.

Le cose però non andavano altrettanto bene a scuola, in particolare in musica dove una volta fu beccato mentre suonava il flauto dolce in playback, ottenendo per tutta risposta una durissima reprimenda da parte del professor Foschi, che consultato l’amico Sapigna, portò a un sonoro 3 in pagella. Idem nel comportamento dove era stato beccato a fare buco insieme a Pagano spendendo oltre 100mila lire in gomme da masticare (portando poi alla folgorazione di Pagano passato alle gomme per le auto). Motivo per cui mamma Cesarina decise di mandarlo subito a lavorare nell’azienda a due passi da casa: il calzaturificio Zamagni. Azienda dove poi ha intrapreso una importante e proficua carriera, oggi sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo proseguivano a pieno ritmo i successi calcistici nei tornei di Baldazzi, il cui montepremi già in quegli anni si segnalava per la pizza sintetica e il prosciutto con l’osso.

L’esperienza al Bastia.

 

 

Ma è quando approdò alla corte dei fratelli Vagnoun nel Bastia che Miga fece il salto di qualità. L’abilità di mister Beddu nel disporre le pedine in campo e le utili indicazioni di Macio (“tè Miga sta sempra in tè mez, un po’ a destra un po’ a sinestra”), proiettano Miga nell’Olimpo del football. La chicca, ormai nota al grande pubblico (ne parlò anche Galeazzi a 90° minuto), fu a Fiumicino, quando il Bastia si trovava sotto di due reti, in un campo infame dal fango, sepolto dalle trincee di malta messe la notte dal custode del campo, soprannominato “voglia di lavorare saltami addosso”. Ebbene, sotto di due reti Beddu decide di giocare la carta Miga, e Macio ne vien fuori con una frase celebre: “E’ sé, sta du a zero e fa entrè Miga”. Colpito nell’orgoglio il Bugli prima dà vita al passaggio che porta al 2-1, poi si inventa il capolavoro del 2-2 grazie a un eurogol. Preso dall’euforia va a limonare tra la rete le donne presenti al campo, senza accorgersi di baciare il solo David che poi gli ha fatto causa per il copyright. Terminata la partita Macio dichiara: “Miga ci un campiòun, mè al la voiva det che dovive entrè”.

Poi al Centro Giovani.

Dopo cinque stagioni al Bastia, culminate in tre finali al Manuzzi (non la casa di Mambroz) di Cesena, Miga decide di ritornare al suo primo grande amore: Baldazzi e il suo team. Soprattutto cedendo alle pressioni di mister Beddu deciso ancora una volta a scommettere nella nuova avventura nel Centro Giovani. Con una squadra piena di giovani leve (ancora oggi sul viso di Gozzi non si vede segno di barba, per non parlare della cresta di Silas modello Chiricchì), Beddu chiede esperienza, amore di gruppo, schemi il giovedì e lubrificazione della lingua durante gli schemi settimanali. Rocambolesco come il tandem B&B (Beddu-Baldazzi) sia riuscito a portare il Bugli a giocare nel CG: il contratto infatti prevedeva la possibilità per Miga di utilizzare liberamente i campi da calcetto, quelli a fianco a casa sua, senza preavviso e nel modo a lui più congeniale. Non solo, approfittando della situazione Miga si fece rogitare i campi a suo nome, come se fossero parte della casa, aumentando così il valore dell’immobile. Un’operazione definita dal Financial Times tra i “capolavori della truffa del mercato immobiliare a norma di legge, memore del miglior Arsein Lupin”. Non a caso per prima cosa Miga fece subito una festa invitando la Ketty e la Milena (due sue vecchie fiamme) per dare solennità all’evento.

Il resto è storia di oggi con la decisione traumatica di chiudere col calcio. E allora non ci resta che salutare il lecador della riviera e fargli gli auguri di una prossima carriera da mister. Possibilmente non stile Wolzer.

 

Auro Bulbarelli

La Carta di identità
 
Nome: Fabrizio
Cognome: Bugli
Soprannome: Miga
Stato civile: single per scelta
Locale preferito: Iper mercato il sabato pomeriggio
Squadra del cuore: la Juve di Moggi
Squadra che odia: l’onesta Inter
Foto nel comodino: Berardi
Poster in camera: il progetto scala 1.10.000 della nuova lottizzazione via Rio Salto
Hobby: collezione di conti correnti in banca e fare il testimone nei matrimoni
Allenatore ideale: Beddu
Giornalista preferito: Aldo Biscardi
Voto politico: a seconda delle convenienze
Donna che non ti porteresti a letto: Monica Bellucci
Ultima cazzata detta: vedi sopra

Alcuni personaggi illustri hanno detto di Miga

Mick Jagger (leader Rolling Stones): “Mi dispiace che Miga abbia deciso di abbandonare il calcio. Se il simbolo del nostro gruppo musicale è la lingua è grazie a lui, a quella volta che lo incontrammo sotto un lampione al Gargano. Un’esperienza che non dimenticheremo mai e che ha segnato il nostro gruppo. Fu quella la prima volta che feci i limoni con una ragazza, di Milano gentilmente concessa da Miga per amicizia. Se ripenso a quei teneri momenti mi viene la lingua d’oca”.

Luciano Moggi (vittima del calcio): “Di fronte a un calcio malato al centro di uno scandalo epocale non posso che applaudire di una persona che con la sua dignità, la sua onestà e la sua rettitudine ha dato tanto al pallone. È ora di finirla con questi faccendieri del calcio. In tanti, forse troppi, dovrebbero andare da Don Sanzio a confessarsi”.

Miro Gori (Sindaco di San Mauro): “Dopo Stacchini (non Cricchio, quello del sorteggio) un altro grande sammaurese ha detto stop al calcio. Proporrò l’intitolazione di una zona sportiva a suo nome, magari quella vicina ai campi da tennis, con una targa con su scritto: “Al più grande sammaurese che è riuscito a tenere sfitta una casa per ben 20 anni”.

Rocco Siffreddi (attore): “Dovevo girare un film con Nanni Moretti al Gargano e invece l’incontro con Miga mi portò a un genere che da anni mi sta rendendo famoso. Per questo ho deciso di dedicargli uno dei prossimi miei film, il cui titolo sarà “Slinguacciami e non sputare peli”.

Dorino (tabaccaio): “Eccome se mi ricordo Miga! Veniva a prendere sempre le figurine nel mio negozio. Mi chiedeva sempre quanto costavano 5 bustine e io gli rispondevo: “Scinquecento”. Al che lui per non pagare mi proponeva sempre il baratto con le sue doppie. Una volta ho anche accettato”.

Wolzer (faccendiere): “Più di una volta ho cercato di fare entrare Miga nella nostra Cupola, ottenendo però sempre un diniego. Il suo cachet è sempre stato troppo oneroso per noi: per questo motivo noi del Caffettone ci siamo poi rivolti a Riina e Provenzano”.

Sburgin (ex benzinaio): “Col suo vespino 50 veniva da me a fare il pieno di miscela poi insieme andavamo all’Euroclub a ballare. Non dimenticherò mai i suoi casché e le sue piroette mozzafiato. Una volta imbroccammo due tardone, una delle quali chiese a Miga di ballare la baciata. Miga non ci pensò due volte e voilà eccolo limonare la tardona sotto gli occhi del marito. Subito scoppiò una rissa sedata dall’intervento di Giacomino”.

Pilù (amico di Baldo): “Mi auguro che venga ad allenare la nazionale canina.”

Poste Italiane (ente sempre in perdita): “Volevamo Miga come affrancatore benemerito di francobolli, purtroppo però ci ha sempre risposto: ‘senza peli non lecco nulla’”.

 

Lecca lo striscione

(una breve carrellata di striscioni su Miga appesi in diversi campi sportivi nel corso di questi anni)

Stadio San Siro Milano: “Miga accendi il cellulare. Gli amici di Moggi”

Stadio Bulgarnò: “Miga va a limunè sa Ribò” (Miga in piena sbronza, match winner grazie a Ribò che lo aveva portato allo stadio)

Stadio di Boschetto: “Miga sa Vagnoun ci un quaioun” (nel periodo in cui il Boschetto voleva portare via Miga dal Bastia)

Politica: “Miga e Nicolini specializzati in pomp…” (appeso nella sede di Forza Italia di Milano 2, quando Miga militava in Rifondazione Comunista)

Stadio di Cagliari: “Miga vai leccare, sotto un lampione a San Mauro Mare” (quando il fattaccio di Miga al Gargano aveva fatto il giro della Penisola)

Stadio Centro Giovani: “Beddu e Pagano andate a fighe con il nano” (dopo avere visto il trio insieme al Salima)

Stadio Capanni: “Miga e Baldo andate a sudare nel capanno” (in piena estate temperatura 40°!)

Appeso sulla via Emilia: “Miga sei un intrallazzone: ti faresti dare nel c… per un mattone” (dopo l’ennesima speculazione edilizia di Miga)

Night Club La Cicala: “Cimbri e Miga specializzati nella fi…” (dopo una notte folle con due slovene)

 

 

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