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populistaSe c'è una parola che ha invaso il discorso pubblico, questa parola è di certo “populista”; ed è ancor più certo che chi la brandisce o più semplicemente se ne serve non lo fa per fare una carezza o un complimento. Il populista è, per definizione, politicamente scorretto. In genere coltiva un astio per l'Unione europea che farebbe volentieri deflagrare ed esibisce passioni xenofobe quando, nella peggiore delle ipotesi, non direttamente razziste che lo porterebbero a fare piazza pulita dei migranti.

È del tutto evidente che si tratta di posizioni del tutto irricevibili e da respingere in blocco. Ma questo mi sembra di evidenza palmare. Così vorrei indugiare sul significato della parola. I vocabolari indicano, tra l'altro, un significato politico e uno storico. Che sono quelli che più c'interessano. Nel primo caso chi cerca consenso nelle classi meno evolute, usando stereotipi di facile presa (a nessuno sfugge il sottofondo elitario di tale definizione); nel secondo un movimento politico nato nella seconda metà dell'Ottocento in Russia volto all'emancipazione del popolo.

C'è un aspetto, tuttavia, a mio modo di vedere fondamentale, su cui poco ci si sofferma. Esso pertiene non tanto ai contenuti ma al metodo. Il leader populista è colui che si rivolge direttamente al popolo senza intermediari. Guardando al passato recente, una svolta decisiva si determina con l'avvento dei cosiddetti massmedia. Perché con essi, in particolare col cinema, arma fondamentale, i dittatori del Ventesimo secolo promuovono una propaganda capillare e martellante e, soprattutto, capace di rivolgersi a tutti. Abbattute le orribili dittature europee e tornata la democrazia, il tarlo del populismo riprende fiato spinto soprattutto dalla televisione (ancor più potente del cinema), dalla rete e dai socialmedia. Qual è, con più esattezza, il vulnus populista che intendiamo sottoporre a critica? Il fatto che i leader populisti tendono a svuotare la democrazia scavalcandone i vari “corpi”: dal parlamento ai partiti, ai sindacati ecc. I leader populisti parlano direttamente al popolo. Il capo e la massa. La democrazia formalmente regge ma è sempre più fragile. Incerta. Malata. Non credo che si debba temere il ritorno degli orribili fascismi ma certo pericoli di “democratura” non sono da sottovalutare. E almeno un'analogia con la Repubblica di Weimar, come è stato fatto autorevolmente notare, c'è. Oggi il malessere sociale per le sempre più ampie disuguaglianze, invece di incanalarsi a sinistra sta guardando verso destra. Accadde qualcosa di simile nella sfortunata esperienza di Weimar.

Gianfranco Miro Gori

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