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Sorpasso grillinoNon è la prima volta che la sinistra a San Mauro va sotto. Se scavo nella memoria, di certo nel 2009, e, mi pare, almeno anche un'altra volta prima. Però si era trattato di scarti di poco rilievo: qualche punto percentuale. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Nel Novecento, a San Mauro il Pci ha avuto la maggioranza assoluta (fatto abbastanza diffuso in Emilia Romagna; e comunque dove la mancava ci andava abbastanza vicino), se poi al Pci aggiungiamo il Psi e teniamo in considerazioni che il Pri e la Dc al loro interno avevano componenti orientate a sinistra (sinistra democratica non socialista, ovviamente, che, non a caso, dopo il crollo del muro di Berlino e la trasformazione del Pci, si sono orientate a sinistra e confluite infine, attraverso un lungo processo, nel Partito democratico); se dunque consideriamo tutto ciò, avremo la rappresentazione precisa di quanto siano cambiati gli orientamenti degli elettori nel Paese, inteso come San Mauro ma anche, mutatis mutandis, come Italia.

Oggi il movimento 5 stelle è largamente primo nel Paese e pure primo a San Mauro con una percentuale, se possibile, ancora più ampia. Il Pd, sempre a San Mauro, è il secondo partito distanziato con numeri a due cifre, e non è che la situazione cambi di molto se aggiungiamo Liberi e Uguali e tutti gli altri di sinistra. La destra, infine, vede la Lega imporsi come primo partito, con un risultato superiore a quello nazionale e con un incremento notevole rispetto alle elezioni precedenti. Cos'è successo? La sinistra ha versato voti ai 5 stelle (fallito il tentativo di LeU di catture i transfughi dal Pd), i 5 stelle alla Lega. Questo andamento è confermato dagli analisti dei flussi elettorali.

Ma perché un crollo così fragoroso delle tradizionali roccaforti rosse? Inquietanti scricchiolii, dopo la rombante vittoria alle europee si erano fatti sentire. In particolare quando l'Emilia Romagna aveva registrato, alle elezioni regionale, una frequenza sotto il 40%: un tracollo per una terra che aveva fatto, da sempre, della partecipazione al voto una bandiera. Il secondo campanello d'allarme, assai rumoroso, è stato il referendum del 4 dicembre.

Segnali a parte, gli studiosi di scienze politiche in genere collegano la crisi della sinistra europea novecentesca alla globalizzazione che avrebbe impedito di seguitare con le politiche sociali che hanno fatto la fortuna dell'Europa - lasciatemelo dire - e dei partiti socialisti del Vecchio continente. Infatti oggi, a parte Costa in Portogallo e Corbyn, leader per altro di un partito all'opposizione, in Gran Bretagna, il resto è un cumulo di macerie. Basti l'esempio del potente Partito socialista francese ridotto a un assai modesto sei per cento.

Tornando a San Mauro (e comuni vicini) non è facile spiegare questo esito elettorale. La Lega ha puntato soprattutto sui temi dell'emigrazione e della sicurezza, sulle paure che scatenano e sul facile consenso che da esse deriva, i 5 stelle molto meno. Non solo. Dove sono al governo non hanno dato grande prova di sé (vedi Roma). Invece ha riscosso notevole successo - almeno pare - la loro proposta del reddito di cittadinanza (che richiama un grande cavallo di battaglia delle socialdemocrazie nordiche, l'assegno di Stato), ma questo, soprattutto nel Nord, non può essere stato determinate. Quanto alla sinistra, in Emilia Romagna ha dato prova in genere di buon governo o meno peggiore di altri. Allora? Avanzo due risposte collegate. La prima: il Pd a trazione renziana si è spostato, inseguendo l'elettorato di centro, troppo a destra. Obiezione: ma allora perché gli elettori in fuga non sono confluiti in LeU? Seconda risposta: perché detti elettori richiedono un profondo rinnovamento e hanno percepito entrambi come vecchi “apparati”.

Per concludere, se questa mini-analisi risponde a un briciolo di verità e la politica è fatta di programmi e schieramenti, il Pd e LeU dovrebbero tornare a guardare ai più deboli ovvero all'eguaglianza sociale (da sempre il loro principale carattere) e prendere atto del fatto che una cospicua fetta degli elettori di sinistra stanno nei Cinque stelle e di conseguenza dialogare, oltre che con loro, coi loro gruppi dirigenti.

Gianfranco Miro Gori

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