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StalinUscito col titolo The Death of Stalin (La morte di Stalin, GB-USA-Francia) nel centenario della rivoluzione d'Ottobre, il film è approdato da poco nelle sale italiane col titolo radicalmente modificato in Morto Stalin se ne fa un altro - il primo titolo, infatti, risulta oggettivo, neutrale, mentre quello italiano insinua la totale continuità nella gerarchia sovietica tra Stalin e chi ne sarà il successore.

Diretto da Armando Iannucci, scozzese di padre italiano e tratto dalla grapich novel di Fabien Nury (sceneggiatura) e Thierry Robin (disegno), è una commedia “nera” che rievoca i giorni attorno alla morte di Stalin che, nel poco tempo filmico in cui è in vita, risulta quel dittatore crudele e paranoico che la storia ci ha tramandato, circondato da un nugolo di persone terrorizzate a partire dalla sua cerchia più ristretta che costituisce il nucleo del potere sovietico. Così, non appena egli stramazza al suolo colto da un ictus, cominciano a arrivare i gerarchi. Il primo è Berija, poi Kruščëv, poi Malenkov, Molotov... Stalin non è morto e occorrerebbe un intervento medico immediato, ma il primo problema di tutti è salvare se stessi, il secondo preparare l'eventuale successione. Così si traccheggia parecchio prima di affrontare il tema della cura che, però, si scontra immediatamente con un ostacolo insormontabile: gran parte dei medici e tutti i migliori sono finiti nel gulag. Al problema si porrà rimedio quando ormai Stalin è in punto di morte. Iannucci dunque respinge l'ipotesi che il dittatore sia stato avvelenato e avalla quella che lo dice vittima del medesimo infernale sistema che lo aveva visto fino a allora carnefice.

Il resto del film, ricco di colpi di scena ed episodi comici, racconta la lotta per la successione che vede scontrarsi il terribile Berija (Simon Russel Beale), ministro dell'interno, capo della sicurezza, compilatore delle liste di epurazione da sottoporre a Stalin nonché stupratore seriale, con l'assai meno aggressivo e temuto Kruščëv (Steve Buscemi). Il quale, come è noto, risulterà vincitore. Occorre dirlo: gli attori sono bravissimi e l'irruzione nella seconda parte del film del comandante in capo dell'armata rossa ed eroe della guerra patriottica contro i nazisti, Zukov, sarà determinante nella narrazione, ma va ricordata anche la straordinaria prova d'attore di Jason Isaacs.

Gianfranco Miro Gori

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