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Gita allAbbazia di Pomposa
Cl. 4^ - Anno Sc. 1983 – 84. Gita all'Abbazia di Pomposa

Dolorose conseguenze

L’elegante sala del grande ristorante sembrava un enorme immondezzaio, cocci e vetri coprivano il pavimento, vino e spumante colavano dalle bianche colonne di marmo sino a formare piccole pozzanghere sul pavimento una volta lucido come uno specchio, schizzi di torta e avanzi di cibo pendevano addirittura dal soffitto e su tutto cadaveri e cadaveri di mosche.

Il proprietario del ristorante guardava sconsolato il disastro e pensava angosciato a tutti i soldi spesi per la costruzione di quella sala che era il suo vanto e che ora era quasi da rifare e che non sapeva dove prendere i soldi perché ancora non aveva finito di pagare il precedente debito.

Preso dalla disperazione chiamò intorno a sè cuochi e camerieri.

“Ragazzi”, disse seccamente e con sguardo rabbuiato, “mi dispiace, ma come vedete, sono praticamente rovinato e senza speranza di riprendermi, da questo momento siete tutti licenziati, trovatevi un altro lavoro e buona fortuna!”.

“Oh no!”, protestarono all’unisono, “dove troveremo un altro lavoro? Non è giusto, la colpa è tutta dei due sposi e dei loro invitati, sono stati loro a provocare i danni, si vede che erano del tutto ubriachi e si sono voluti divertire ad uccidere le mosche, bastava lo dicessero al direttore di sala e avremmo provveduto noi a scacciare le mosche, han fatto tutto da soli e adesso a rimetterci dovremmo essere noi, non è giusto,  siano gli sposi e i loro invitati a pagare i danni!”.

“Siete impazziti?”, urlò la sposina che stava raccogliendo le sue cose e che tutto sommato pareva assai divertita di come si era svolta la festa. “Siete voi che avete permesso la crescita di tutte queste schifosissime mosche nel vostro ristorante, si vede che qui dentro di pulizia ce n'è poca e chissà cosa mi avete fatto ingoiare perché mi sento addosso una forte nausea che quasi mi vien da vomitare!”.

“Non sarà che sei incinta? Fai più attenzione a ciò che dici!”, Saltò su la moglie del ristoratore.

“Ma lei come si permette si insinuare queste sciocchezze, mia figlia una cosa del genere prima di sposarsi non l'avrebbe neanche mai pensata, lei è una grande maleducata!” Ribattè indignata la mamma della sposina.

Una parola e poi un’altra, una offesa e poi un’altra, uno schiaffo e poi un altro e ben presto riscoppiò una ulteriore furibonda rissa, questa volta tra i cuochi e i camerieri da un parte e gli sposi, i loro familiari e parenti dall’altra, così ai danni si aggiunsero altri danni.

Finalmente ci fu qualcuno che chiamò i carabinieri e questi arrivarono velocemente con le loro camionette e le sirene spiegate, il maresciallo si sforzò di accertare i fatti interrogando i presenti, fatica sprecata, le due parti continuavano a scambiarsi colpe e accuse, i più tignosi in questa fase erano i due sposini, che probabilmente non si divertivano più, e con le loro grida e minacce fecero tanto arrabbiare il malcapitato maresciallo che li  fece arrestare entrambi, i gendarmi li portarono in prigione e fu lì che trascorsero la loro prima notte di nozze.

È sicuro che la festa del matrimonio diventerà per loro un ricordo indimenticabile da raccontare ai figli e ai nipoti nei tempi che verranno.

Intanto mentre il padrone accasciato piangeva tutte le sue lacrime strappandosi i pochi capelli rimasti in testa, gli invitati che avevano resistito sino alla fine della contesa, si allontanavano mormorando: “Mai più in questo locale, figuriamoci per mangiare qualcosa, abbiamo dovuto assistere a ben due guerre!”.

Il giorno dopo i giornali locali uscivano con titoli cubitali in prima pagina:

FURIBONDA BATTAGLIA TRA UOMINI E MOSCHE, e come sottotitolo: vincono i primi, ma ad un prezzo che pagheranno caro.

LE STORIE DEL MAESTRO PIERO

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Grazie don Paolo per questa bella riflessione. Al di là delle logiche di parte e della ricerca osses...
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Riposa in pace caro amico Rocky, sarai sempre nei miei ricordi più belli. Ciao Sisto, Filippo.
Non so se e' meglio di Miro e Maroni ma sicuramente e' il sammaurese più innamorato del proprio paes...

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