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LA GRANDE SFIDA

Per anni e anni queste paure avevano soffocato il desiderio e l’ansia delle rane di esplorare altri luoghi.

C’era però un giovane ranocchio sempre più convinto che l’universo non poteva essere solo il fango e l’acqua scura di quel fondo melmoso, se si fosse osato andare oltre certamente si sarebbe scoperto un mondo nuovo. Parlò di questa sua convinzione con molte rane e le risposte si assomigliavano quasi tutte:

  • Tu sei pazzo!
  • Ma cosa ti salta in mente?
  • Nessuno può vincere l’acqua chiara e il mostro giallo!
  • Dai retta agli anziani, tu non sai a cosa vai incontro!
  • Non si devono abbandonare le vecchie abitudini per andare incontro all’ignoto!
  • Non si po’ cambiare il destino, noi rane siamo nate per il fondo melmoso e l’acqua scura!
  • Sono le solite idee giovanili, fra qualche tempo passeranno anche a te!

Il giovane ranocchio però non intendeva darsi per vinto e continuamente andava ripetendo nella sua mente che un tentativo lo doveva almeno tentare perché trascorrere una vita così grigia e rassegnata non era cosa che si potesse accettare.

Dopo notti e notti trascorse a macerarsi nel dubbio, alla fine prese la grande decisione, avrebbe nuotato là dove nessun ranocchio aveva mai osato prima, alla scoperta dell’ignoto.

UNA DATA STORICA

E in un mattino grigio e scuro come sempre, tra l’indifferenza e il silenzio dei più, annunciò il suo intento e l’intenzione di dargli attuazione immediata. E mentre le poche rane presenti scrollavano la testa perplesse ed incredule, il giovane ranocchio allungò le zampe anteriori e con una vigorosa spinta delle posteriore iniziò il suo viaggio verso la superficie.

Pensava di dover affrontare un viaggio lunghissimo, temeva di non avere forze sufficienti per raggiungere la meta e invece, pochi attimi dopo era in grado di scorgere l’acqua chiara e la sfera gialla. Sentiva sulla sua pelle, inizialmente, un gradevole tepore e temette fosse il preannuncio della prossima fine. Ebbe un attimo di indecisione e gli vennero alla mente tutti i racconti uditi sin da quand’era piccolo, scacciò però questi fantasmi e col cuore che batteva all’impazzata si obbligò ad andare avanti.

Si diede un’ulteriore spinta e chiuse gli occhi obbligandosi a non pensare di finire in pasto al mostro giallo che vedeva oramai chiaramente sopra di sé.

Aspettava la morte, ma non arrivò, le pelle non si era affatto bruciata e nessun mostro giallo lo aveva ghermito, anzi sentiva sul muso una piacevole tiepida carezza, era l’aria del mondo di sopra che egli aspirò profondamente, nessuno registrò quella data, ma era la prima volta che una rana respirava l’ossigeno dell’aria, si poteva dunque vivere anche in superficie e con questa certezza aprì gli occhi sul nuovo mondo.

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