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Classe 5^ - ANNO SCOLASTICO 1984-85
Classe 5^ - ANNO SCOLASTICO 1984-85

GLI ALBERI DI FERRO

Da un po’ di tempo in qua in quella felice terra di una nazione di questo mondo, le fabbriche aumentavano continuamente di numero, se ne trovavano oramai dappertutto, di tutti i tipi e di varie dimensioni, ciascuna però ben fornita di un robusto camino sempre intento a vomitare un denso fumo grigio che inquinava l’aria ed avvelenava gli alberi e l’erba.

Per lungo tempo pochi ci fecero caso perché erano assai contenti di avere tante fabbriche che davano lavoro ad una moltitudine di gente e producevano tanta ricchezza, ma col tempo tutti si accorsero di ciò che stava accadendo attorno a loro, il paesaggio stava mutando aspetto, tanto che nel giro di un paio d’ anni non restò più un solo filo di verde.

Dei robusti alberi che ricoprivano con le loro chiome le ridenti valli di quei luoghi rendendoli belli ed attraenti agli occhi dei turisti, ora non rimanevano che tronchi scheletrici destinati a diventare legna da ardere o a infradiciarsi al suolo.

Erano del tutto spariti i giardini, gli orti, i prati, i boschi e le foreste; gli uccelli o erano morti o erano emigrati in paesi più ospitali; tutta la frutta e la verdura veniva importata dall’estero e nei pochi negozi rimasti, raggiungeva prezzi impossibili che quasi nessuno se la poteva più permettere. Nei fiumi era sparita ogni traccia di vita.

In breve, quella terra, ora sfortunata, assunse l’aspetto di un enorme deserto, popolato da paesi e città abitate da una popolazione dall’aspetto malato e dall’umore scontento.

Persino dalle carte geografiche il verde delle pianure era sparito, tutto era squallidamente di un grigio-giallognolo.

Com’era cambiato il paesaggio e la vita della gente!

I contadini non esistevano più, tutti lavoravano nelle fabbriche, non si facevano più quelle belle passeggiate in campagna, nessuno regalava più un fiore, nessuno più prendeva il fresco all’ombra di un platano o di un tiglio.

Era triste la vita in un mondo in cui la natura era morta!

Ben presto anche i turisti smisero di visitare quei luoghi, così com’erano non piacevano più a nessuno.

Allora gli uomini del governo di quella nazione si riunirono nella capitale per prendere qualche provvedimento anche perché la gente cominciava a dare segni di insofferenza e sempre più numerosi erano coloro che reclamavano un ritorno allo stato di natura e l'immediata chiusura delle fabbriche più inquinanti.

Finalmente dopo ben quarantaquattro giorni di discorsi ininterrotti, a qualcuno venne l’idea luminosa.

Si chiamarono i più famosi ingegneri e architetti del tempo e a loro fu dato l’incarico di progettare alberi, fiori, erba e animali vari, uccelli compresi, e in grande quantità, senza badare a spese e autorizzati ad assumere tutto il personale occorrente, c’era una sola condizione: ogni cosa doveva essere in ferro e plastica e verniciata con colori sgargianti perché doveva essere uno spettacolo così meraviglioso che nessuno avrebbe dovuto rimpiangere il passato.

Fu una gara a chi riusciva a creare le forme più curiose e bizzarre, scesero in campo anche i grandi stilisti della moda, soldi ce n’erano per tutti e il lavoro fu tanto che si dovette andare a cercare operai all’estero.

Nel giro di tre anni il paesaggio era ritornato a brulicare di vegetazione: foreste a perdita d’occhio con una varietà di alberi difficili persino da immaginare, fiori dalle incredibili forme e tonalità di colore, funghi giganteschi ed erba, tanta erba, tutta della stessa altezza, tutta di un verde sfavillante e col vantaggio che non si doveva neanche mai rasare. Non aveva bisogno né di acqua, né di concime, come del resto tutto ciò che di nuovo si vedeva in giro, altro non era che una finzione: ferro, plastica carta e tanta vernice.

E fra tanto finto verde si muovevano finti animali, erano di ferro e plastica anch’essi, così che quando gli uccelli sbattevano le ali si udiva uno strano suono metallico:

- Dleng…dleng…!

In autunno, poi, grazie ad un complicato congegno inventato da un ingegnere assai perspicace, che fu per questo colmato di onori e denari, si poteva assistere allo spettacolo della caduta al suolo delle foglie di carta plastificata che rendevano così l’idea del mutamento stagionale. Pochi giorni dopo si raccoglievano, si riverniciavano di verde e si risistemavano come se niente fosse accaduto.

La novità attirò folle di turisti, da ogni parte del mondo venivano a visitare questa specie di grande giardino incantato e per un bel po’ di tempo sembrò che tutti i problemi fossero felicemente risolti con le fabbriche inquinanti ben salde al loro posto.

Le proteste dei cittadini si placarono all’istante, sembrava d’essere tornati all’antica generale soddisfazione, ritornò persino la felicità, ma la cosa non durò a lungo, qualche anno dopo il ferro arrugginì, la plastica si scolorò, la carta si consumò, i meccanismi dei finti animali si ruppero e tutto quel mondo finto finì per essere abbandonato a se stesso.

Dei turisti neanche più l’ombra, solo i lunghi camini delle fabbriche continuavano più che mai a vomitare fumo inquinante in un’atmosfera sempre più densa di nebbie velenose.

Basta non se ne poteva più e la protesta cominciò a salire irrefrenabile, in ogni angolo ci si scagliò su tutto ciò che aveva dato l’illusione che si poteva fare a meno della natura e la rabbia contro chi aveva ideato questa soluzione fu tanta ma, soprattutto, se la presero coi potenti del governo che avevano voluto tutto ciò.

Scesero allora nelle piazze di tante città cittadini arrabbiati e ci furono scontri con la polizia, fu così che il governo tornò a riunirsi per trovare la soluzione migliore e anche questa volta ci fu chi ebbe l'idea vincente.

Tempo prima si era sostituita la natura con plastica e ferro e la cosa aveva funzionato alla perfezione, bene ora bastava sostituire gli esseri umani con robot del tutto simili agli uomini, l'importante era che fossero docili, obbedienti e ben verniciati, ovviamente per evitare qualsiasi rischio.

Il Consiglio dei Ministri approvò all'unanimità e senza incertezze!

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