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Illustrazioni di Filippo Maroni

In un luogo immaginario della nostra fantasia esistevano due comunità, coi rispettivi territori, i rispettivi borghi e i rispettivi Sindaci: GOLAFORTE e PALATOFINE.

Erano per molti aspetti simili: stessi confini, stesse strade, stessi fiumi e, purtroppo, stesse attività. Si erano, infatti, specializzati nella produzione di dolci di qualsiasi tipo, la loro fama si era sparsa in tutti i paesi della terra ed erano ovunque famosi, ma, convinti che al mondo non ci fosse spazio sufficiente per tutti e due, come sempre accade in queste situazioni, provavano l’un verso l’altro grande invidia e gelosia, che col passare del tempo aumentarono a dismisura.

   Cercavano in tutti i modi di farsi una concorrenza spietata e non si risparmiavano dispetti, quando potevano, la loro più grande soddisfazione era di vendere più del vicino, il desiderio segreto: ridurre il concorrente al fallimento.

   Per meglio reclamizzare e diffondere i rispettivi prodotti, ogni anno e nello stesso giorno si teneva a PALATOFINE e a GOLAFORTE una sagra del dolciume, durante la quale a tutti gli intervenuti venivano offerti assaggi gratuiti dei loro prodotti.

Nel tentativo di superarsi a vicenda, anno dopo anno la sagra diventava più grande e per avere sempre più visitatori della città rivale, si inventava ogni volta qualcosa di nuovo e più spettacolare.

E fu così che a PALATOFINE si giunse un anno ad avere un’idea tale che nelle intenzioni avrebbe certamente attirato nella città migliaia e migliaia di visitatori e, probabilmente, ciò sarebbe stato vero se…, ma procediamo con ordine!

Dunque l’idea era di costruire una torta nella piazza principale della città, ma non una semplice torta, bensì una cosa gigantesca, di almeno cinque piani da due metri l’uno e tale da occupare per ampiezza tutta l’area disponibile.

Sindaco di Palatofine
Il Sindaco di Palatofine annuncia la realizzazione della torta

Quando il Sindaco, affacciatosi al balcone dal quale era solito fare i discorsi importanti, annunciò alla popolazione di PALATOFINE convenuta in massa, questo grande progetto, l’entusiasmo salì alle stelle e, senza farselo ripetere due volte, i bravi pasticceri palatofinesi si misero all’opera senza soste.

Furono approntati quintali di crema e panna, montagne di frutta candita ed esotica, sacchi e sacchi di zucchero e cacao e il giorno prima della festa tutto era pronto.

La torta si ergeva maestosa su tutta la piazza, era un vero portento e tutti ne erano giustamente fieri ed orgogliosi, ciascuno in cuor suo pensava alla faccia che avrebbero fatto i rivali di GOLAFORTE e, con un maligno sorriso sulle labbra, mormoravano che questa era la volta che li avrebbero fatti scoppiare.

La sera del sabato della festa a PALATOFINE si vegliò a lungo passeggiando attorno alla maestosa torta le cui lucide ciliegine candite riflettevano le luci dei lampioni circostanti.

I discorsi della gente erano sempre gli stessi e sempre uguali:

       - Li faremo scoppiare quelli di GOLAFORTE!

Anche i sogni di quella notte agitata furono più o meno simili e tutti rappresentavano la disgrazia di GOLAFORTE.

Ma le cose non andarono precisamente così, anzi…

Difatti la luce del mattino portò in tutte le case di PALATOFINE una terribile visione: la grande e bella torta durante la notte era stata irrimediabilmente rovinata da ignoti vandali.

La torta distrutta
La torta distrutta

Rivoli di panna e crema scorrevano verso le fogne, del maestoso capolavoro d’arte pasticcera restava solo un ammasso di poltiglia informe.

Le orme, lasciate in abbondanza sul lucido asfalto portavano dritte a GOLAFORTE; non c’erano dubbi, erano loro gli autori del misfatto.

Lo sdegno e la rabbia del palatofinesi erano incontenibili, a tutti i costi si voleva dare una lezione ai rivali perché l’offesa ricevuta gridava vendetta, e così quando il Sindaco si affacciò al balcone per annunciare con un discorso infuocato l’intenzione di “fare scoppiare” Golaforte, un grido entusiastico si levò dalla popolazione riunita in piazza.

Furono inviati ambasciatori a GOLAFORTE per annunciare la dichiarazione di guerra della città di PALATOFINE, dichiarazione che in vero fu accolta con piena soddisfazione, come se la attendessero da tempo.

E anche qui, quando il Sindaco si affacciò al balcone del suo Municipio per comunicare al popolo la decisione di accettare la sfida di PALATOFINE con la certezza che li avrebbero “fatti scoppiare”, dalla piazza si levarono le stesse grida entusiastiche già udite a PALATOFINE.

Era la guerra!

Durerà ben cinque lunghi anni, anni di dolcissima guerra, combattuta con le armi proprie di quei luoghi e con alterne vicende che è bene raccontare.

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