• Ultimo Aggiornamento: Domenica 25 Ottobre 2020 - 08:00:00
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Maroni Classe

Una nuova rubrica di Piero Maroni? Oh no, ma che Ego smisurato possiede sta persona?

Bèh, no, non è come sembra... anzi: sì, e chi non ha desiderio di comunicare ad altri ciò che ha prodotto?

Questo è stato uno dei principi cardine della mia azione didattica all'interno della scuola Elementare, oggi detta Primaria.

L'alunno non doveva scrivere per sé solo o per il maestro, ma per tutti coloro che potevano ascoltare. E così al termine della stesura del proprio testo, a turno veniva alla cattedra e leggeva alla scolaresca il frutto del suo componimento e ne traeva piacere e motivazione per scrivere ancora e, si badi bene, non vi erano né voti, né altre forme di gratificazione a motivarne l'impegno.

Molti anni fa in una classe terza di 31 elementi, tutti erano chini sui quaderni a scrivere i loro “testi liberi”, io, chino sui registri da compilare, fui attirato dai gridolini lamentosi di alcune bambine:

“Maestro, Marco ci dà i pizzichi nella schiena!”.

Ovvio mio rimbrotto e Marco:

“No maestro, è che stamattina non mi viene in mente niente da scrivere, così faccio qualcosa e adesso lo vado a scrivere!”.

Bene, nei mie quasi 40 anni di insegnamento, ho scritto tanto anch'io, di tutto e, con il massimo del piacere: STORIE.

Storie fantastiche, tutte nate in classe durante le ore di lezione, casualmente, ma non per caso, bastava un'occasione qualsiasi, un infortunio, un errore, un fatto strano e immediatamente iniziava la costruzione della storia, era questa una nostra abitudine.

La prima operazione era definire il titolo, poi ogni alunno si inventata in proprio una storia e, come da consuetudine, veniva alla cattedra e la leggeva ai compagni.

Il maestro intanto su un notes registrava tutte le situazione più originali e creative ed alla fine abbozzava uno schema di racconto, se ritenuto degno di sviluppo se ne apportavano integrazioni ed eventuali nuove invenzioni, alla fine di tutto il maestro ricomponeva la storia assemblando le tessere del mosaico e, usando la forma il più corretta possibile e aggiungendo ovviamente molto di suo per collegare a dovere le varie parti, lo dettava all'intera classe tra, solitamente, la soddisfazione generale, oppure apportandovi gli ultimi ritocchi nel caso si ritenessero necessari o desiderati.

Le storie così prodotte sono tante anche perché tanti sono stati gli anni di insegnamento, alcune addirittura vincitrici di concorsi nazionali e tutte assai apprezzate dagli scolari e, in molti casi, anche dai genitori più attenti.

Terminati per limiti d'età i miei impegni scolastici, mi sono ritrovato tra le mani una massa ingente di storie e, convinto del loro valore, ne ho inviato qualche esempio a case editrici per ragazzi, mai ricevuto un qualche riscontro né in bene e né in male, così, per non collocarle in un buio angolo della soffitta a farsi divorare dalla polvere e marcire dal tempo, ho ritenuto di renderle pubbliche attraverso lo spazio gentilmente concessomi da questo giornale online.

Certo, sono storie per bambini di scuola primaria e poco più, sono però convinto che possano piacere anche maggiormente agli adulti, è stato per primo il nostro concittadino più famoso, Giovanni Pascoli, ad affermare che in ognuno di noi, vi è presente UN FANCIULLINO, questa può essere un'occasione per verificarlo e, se c'è, è un punto in più nella scala dei valori individuali.

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