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di Filippo Fabbri

Sammaurese 2017 2018

Quello che nella vicina Savignano viene (giustamente) celebrato come un evento storico e festeggiato a suon di petto gonfio d’orgoglio – il salto calcistico in serie D -, nella vicina San Mauro viene vissuto come un qualcosa di normale, una routine che scalda i cuori di un pugno di appassionati. Pochi nel paese hanno ben chiaro ciò che è successo realmente negli ultimi tre anni del pallone, ovvero il miracolo sportivo di una squadra costruita con uno dei budget più bassi della categoria (e che categoria per un paese di 11mila abitanti!) divenuta una modello per tanti. Una compagine che ha tenuto testa a corazzate come Parma, Vis Pesaro e Rimini, uscita tra gli applausi e i complimenti di tanti.

Chi è venuto al Macrelli la domenica non ha visto solo una squadra scendere in campo, ma ha potuto ammirare un modello di gioco, un sistema dove la qualità non sempre eccelsa veniva compensata da organizzazione e intensità. L’annata da poco alle spalle è emblematica del triennio: 5 sconfitte di fila in ottobre, girone d’andata disastroso in trasferta (2 soli punti), il giocatore più talentuoso (Bonandi) sempre in infermeria. Lapidari i rumors dei critici: retrocessione assicurata. E invece è finita che la squadra si è salvata con 8 giornate d’anticipo e addirittura ha accarezzato il sogno dei playoff. Se non è un miracolo questo…

Ma come è stato possibile tutto ciò? Prima di tutto per gli architetti, i due Protti, Presidente (Cristiano) e allenatore (Stefano). Tipi caratterialmente non semplici, i due masticano e conoscono molto bene il calcio, tanto da non permettersi un direttore sportivo. Probabilmente sono tra i sammauresi più sottovalutati per il peso specifico che hanno: il nome di San Mauro fuori dai confini ci va per il suo poeta, le scarpe e il pallone. Il loro modo di operare è molto semplice: abbiamo pochi soldi, usiamoli bene. E così hanno costruito una squadra zeppa di ragazzi (alcuni cresciuti in loco), intorno a un blocco di giocatori di sicuro affidamento (Rosini, Tartabini, Scarponi, Bonandi). Il risultato è sotto gli occhi di tutti, coronato da un primato quasi da record: difesa meno battuta del campionato per due anni di fila.

Signore e signori questa è la Sammaurese, e tanto di cappello a chi ci lavora con passione. La domenica meriterebbe una cornice di pubblico ben maggiore, ma con la forza la gente non si porta allo stadio. E allora rimaniamo con questo paradosso: i vicini savignanesi si gonfiano il petto per il traguardo, il nostro che dovrebbe scoppiare d’euforia scalda le passioni di pochi. Non resta che dare appuntamento al prossimo campionato, il quarto in D. A proposito, ritornerà il derby…