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di Rosita Boschetti

poesia damore Massa 1886Pascoli giunse a Massa agli inizi dell'85, in un primo periodo da solo, preparando la casa e cercando di realizzare così il desiderio delle sorelle Ida e Maria, pur tra mille difficoltà economiche e debiti che lo attanagliavano. Ecco cosa scriveva a Severino l'8 marzo del 1885:
[…] Ho ancora pochi giorni da sperare e poi... E poi saprò fare il mio dovere, severamente. Dopo che s'è spezzato il cuore, perchè non spaccarsi anche il cervello? […] Giovanni

La casa dei Pascoli a Massa era situata in via della Zecca, fuori dal centro: aveva alle spalle la bella cerchia delle Apuane, tra cui, tagliente come uno zaffiro immenso, spiccava la Tambura e davanti, una bella e verde distesa scendeva fino al mare, poco distante.

Le lettere di questo periodo (nell'immegine una del 1886), lasciano trasparire un sentimento di pace e quiete che spesso però si trasforma in una staticità quasi forzata che, inevitabilmente, soffocava gli slanci vitali dei fratelli; un equilibrio precario, continuamente esposto a sbilanciamenti, specie da parte di Ida e Giovanni, i fratelli meno rassegnati a rinunciare alla “vita”, cioè all’amore.

Il desiderio di vivere realmente l'amore non sarà mai sopito nell’anima del poeta; un esempio ne è la corona di madrigali dal titolo L’amorosa giornata, composta probabilmente nel 1887, poesia in cui si manifesta una gioia di vivere intensa perché legata a un sentimento d’amore e al sogno di vita coniugale.

Essendo questo testo inserito da Mariù nella serie di poesie familiari e pubblicato da lei in Poesie Varie, Garboli ha immediatamente collegato la protagonista di L'amorosa giornata alla sorella Ida e ad un episodio ricordato da Mariù su un temporale notturno che aveva spaventato le due sorelle tanto da costringere Giovanni a rassicurarle, stando sveglio l'intera nottata.

Sarebbe necessario rivisitare la biografia del Poeta proprio alla luce dei documenti storici, in quanto spesso l'interpretazione di un testo poetico da parte dei critici può condurre inevitabilmente il lettore fuori strada. In realtà esisteva una ragazza a Massa, di cui il giovane professore si era innamorato, tanto che tutti i colleghi, con i quali Pascoli trascorreva allegre serate all'osteria del Milani al Ponte, o alla birreria dove gli insegnanti si riunivano per giocare a scopa o a tresette, prendevano in giro il poeta per quell'innamoramento.

Come anche Emilio Palla sottolineava, «difficile è provare che i personaggi della rêverie, la donna in particolare, corrispondano a persone vere, trasfigurate in questa sensuale fantasia»; i testi poetici possono nascere dall'immaginazione, certo però che una fanciulla bionda c'era e viveva proprio in una villa che sorgeva sul fiume Frigido.

La figura femminile protagonista di questa lirica potrebbe quindi essere la bellissima fanciulla i cui occhi avevano rapito il poeta romagnolo. Sappiamo anche il suo nome: Barbara Papini.

Nella memoria di una signora di Massa, figlia di questa Barbara, affiorava un ricordo preciso: sua madre le raccontava sempre che Pascoli, lungo il tragitto che da casa faceva per recarsi al liceo “Rossi”, passava per la villa Papini, posta sul poggio del fiume Frigido e tutti i giorni alzava lo sguardo alle finestre da cui sempre Barbara ricambiava il saluto sorridendogli. Il poeta sceglieva di fare a piedi ogni giorno questo percorso proprio per vedere la ragazza.

Ecco di seguito la lettera scritta da Ernestina, figlia di Barbara Papini, riguardante il ricordo della madre:
Il Pascoli abitava nella casa che fu poi dei Carletti, e dato che era professore di Lettere al liceo, era naturale che passasse sotto le finestre di Villa Papini...e nel leggerlo durante i miei studi (molti anni erano passati) pensai malignamente che a mia madre Barbara, bionda di color dell'oro (e molto frivola), piacesse, tanto più che sua madre Cristina aveva consigliato il figlio Lazzaro, medico, a farsi scrivere il discorso da pronunciare credo al Forte dei Marmi in occasione dell'inaugurazione di un monumento ai caduti di Libia. Pascoli glielo scrisse, ma è andato perduto insieme ad altre inestimabili testimonianze storiche...

Ma andiamo avanti e sentiamo altre testimonianze di colei che, più di ogni altro, poteva conoscere la verità di questo idillio amoroso, avendo sentito i racconti della madre:

Sotto le persiane
Sotto le persiane della sua casa
a Massa, mia madre, come usava,
se ne stava a guardare
“Passava il professore”
e, come ora si dice,
forse un pensierino covava...

La villa Papini poi Margara, aveva 7.000 metri di aranceto, frutteto ed orto, era situata su la facciata sul lungo Frigido con il lato mare sui “violi dei Papini” detti anche “violi dei padroni”, che altro non erano che un viottolo che partiva dall'attuale piazza dell'Accademia, strettissimo, limitato da vari orti (è l'attuale via Turati): ad un certo punto c'era una porticina rossa e, da quella, si entrava nell'orto dei miei nonni...

Vediamo dai racconti e dai versi della figlia di Barbara, come in realtà fosse facile raggiungere la villa da quei viottoli, tra le siepi di rovo, magari senza essere visti facilmente.

Un altro racconto, questa volta di tre suoi scolari di Massa, conferma l'itinerario che Pascoli faceva a piedi per andare a scuola:
Carissimo Maestro,
sono passati cinque anni; eppure noi ricordiamo ancora quei versi che, in quell'ora bruciata della lezione di greco, dalle 2 alle 3, lei scrisse sul quaderno che Staffetti conserva ancora gelosamente. Ci par di vederla ancora, acceso in volto e tutto sudato, arrivare da quella via polverosa dietro il distretto e chiamarci amorevolmente “via ragazzetti, datevi pazienza; andiamo...”

Il ricordo di quella via polverosa che proveniva da quella dei Margini (e ne era la prosecuzione) offre l'occasione per scorrere i versi di un'altra poesia, “Il lauro”, in cui il fiume viene appunto ricordato, così come, ancora una volta, la fanciulla con “l'oro di capelli sparsi”:

Io sognava: una corsa lungo il puro
Frigido, l'oro di capelli sparsi,
una fanciulla... Ancora al vecchio muro
tremava il lauro che parea slanciarsi.

Un'alba – si sentìa di due fringuelli
chiaro il francesco mio: la capinera
già desta squittinìa di tra i piselli -

tu più non c'eri, o vergine fugace:
netto il pedale era tagliato: v'era
quel vecchio odore e quella vecchia pace;

In questo testo compaiono ancora una volta il fiume Frigido, i capelli dorati, la vergine fugace, così come nella lirica L'amorosa giornata protagonista è la fanciulla che indugia il passo tra i fior, la fata piacente che sorride di là tra il verde delle nuove fronde. Questi dati visivi e sensoriali che si ripetono, potrebbero ricondurre alla fanciulla realmente ammirata dal poeta nelle sue passeggiate quotidiane. Anche alcuni versi della lirica Quel giorno, scritta in questo stesso periodo, potrebbero rimandare al gentil viso di donna che appariva alla finestra:

Or nel silenzio del meriggio urtare
là dentro odo una seggiola, una gonna
frusciar d'un tratto: alla finestra appare
curioso un gentil viso di donna.

Ad avvalorare questa ipotesi resta inoltre un'altra lirica, un'ode di tre quartine scritta nel 1886, questa volta ancora più significativa: Fine d'autunno, questo il titolo della poesia, che Pascoli trascrisse sull'albo di una signora, forse come semplice omaggio alla stessa Barbara. (10 - Continua)

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