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RUBICONE – (7 Gennaio 2006) - «Gingobèl, gingobèl... siamo in periodo natalizio. I negozi arrossiscono, le strade si riempiono di luminarie. La domanda di rito che viene da porsi in questo periodo dell'anno è se siamo alle porte di un “nuovo” Natale oppure del “solito” Natale. Se a rispondere sono quanti credono nella specialità e sacralità del Natale, ovvero tutti i bambini (e i grandi?) esenti da eccessi di “voglio”, di “ sono”, di “regali”, la risposta che è un “nuovo” Natale e che Gesù Bambino sta per nascere. Gli altri, bambini e adulti, si cureranno solo del fatto che il regalo sia quello voluto e, smaliziati, metteranno in croce i dispensatori di doni per ottenerlo. Queste sono le due facce essenziali del Natale. Scontato è che in questo periodo siamo tutti più buoni e che fare un'offerta a qualche ente associativo, laico o religioso, o barbone della strada, tanto per non sentirsi in colpa, è un atto dovuto a cui nessuno sembra potersi sottrarre. Vi sono volte in cui una persona non desidera regali e questo fatto, dato che si crede realmente che ciò che importa è il pensiero e che il regalo materiale sia una cosa futile, porta tutti, sempre pronti a dimostrare a se stessi il proprio “buonismo” ad elargire somme di denaro ad enti di beneficenza, di ricerca, di recupero, a nome della persona a cui si voleva fare il regalo. Oppure ci si dedica a visitare e aiutare persone anziane e ammalate. Nel Rubicone in questi giorni sta succedendo, più o meno, questa analogia: solo i parrochi, e dunque le parrocchie, sono molto attive e si danno da fare con passione ed efficacia. Come ad esempio la parrocchia di San Mauro Pascoli, che quest’anno ha deciso di aiutare una famiglia con gravi problemi finanziari – e con un bimbo prossimo alla nascita – ideando il progetto “salviamo una vita”. Infatti, questo nucleo famigliare, con già due figli a carico, aveva deciso di abortire in quanto le spese da affrontare con il terzo bebè sarebbero state enormi per le casse della casata. Ma il parroco di San Mauro non ha permesso che l’interruzione della gravidanza accadesse: è riuscito a raccogliere una somma necessaria affinché la famiglia “Rossi” (cognome fittizio) possa mettere al mondo un’altro baby donandogli il lungo cammino di questa vita spesso aspra, ma pur sempre fantastica. Ma i gesti di bontà che hanno offerto le parrocchie del Rubicone, sono stati tanti. Ogni circoscrizione ecclesiastica – fino all’epifania – ha auto-gestito le proprie raccolte: a Savignano hanno creato il cosiddetto “salvadanaio” (l’importo raggiunto è stato interamente versato in beneficenza), o come a Gatteo, invece, hanno deciso di sollevare capi di abbigliamento per inviarlo nel sud–est asiatico. Ma dopo la Befana le parrocchie si uniranno: è infatti in progetto di saldare le comunità religiose del Rubicone e creare un’unica grande “catena di largizioni”, per formare un’unica enorme “Caritas”. Il prossimo 13 gennaio, avverrà il primo incontro per discutere il progetto.» (Da Il Ponte di Rimini dell’8 gennaio 2005, “Salvadanai aperti: di cuore”, a firma di Giuseppe Gagliardi)

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