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Pdl crisiChi esce da queste elezioni con le ossa rotte, se non addirittura spezzate, è il centrodestra. Come sia potuto accadere che in soli cinque anni sia riuscito nell’impresa di passare da uno storico sorpasso (Pdl 31,4% - Pd 30,7%), a una sostanziale assenza alle comunali rimane un mistero pari a quelli di Fatima. È vero che il trend nazionale volgeva i consensi verso Renzi. Così come è vero che Lega e Forza Italia hanno appoggiato la lista di Mauri, resta il fatto che nel caso di Forza Italia si è trattato di un appoggio più di vertice persino osteggiato da alcuni esponenti di quell’area.
Il peccato originale del centrodestra da un quinquennio risiede nella frattura tra due anime ben distinte: leghista ed ex-pidiellina. Una spaccatura lacerante fatta di accuse reciproche, esplosa alle comunali di cinque anni fa e riemersa con prepotenza nei mesi scorsi nei turbolenti giorni di gestazione delle liste. Divisioni talmente accentuate da non accorgersi dei problemi del Pd, lacerato dall’esito delle primarie, trovatosi con un’ulteriore lista a sinistra (Merciari). Di fronte a un centrosinistra spaccato, il centrodestra ha risposto allo stesso modo, aggiungendo un’aggravante: fare da spettatore passivo al civismo. Il ragionamento del civismo è stato questo: i partiti non sono credibili, facciamo una lista della società aperta a tutti, che nulla ha a che vedere con i simboli. L’operazione Pollini è stata questa, e ben si è guardata dal presentarsi come progetto di centrodestra. Un’operazione più che legittima, nata senza il benché minimo ostacolo del centrodestra (leghisti esclusi).

Il civismo è una scelta nobile però ha un limite di fondo: riunisce nell’immediato, disperde a lungo andare. Ne è testimonianza l’esperienza del Sindaco Gridelli a Savignano quindici anni addietro: fa una lista sull’onda emotiva della chiusura dell’ospedale, vince le elezioni, dopo poco la sua giunta si paralizza per le divisioni politiche interne.
Ha ragioni da vendere un politico navigato come Fabio Dellamotta quando su facebook scrive: “considero allucinante la scelta di voler fare a tutti i costi delle liste civiche che in partenza partono sconfitte e che con l'alibi della purezza e del ‘noi non accettiamo compromessi’ si candidano da subito ad essere minoritarie. Posso capire un partito politico, che non fa accordi e va da solo: sa che perde, ma si misura, fa conoscere la sua proposta, getta le basi per un lavoro futuro perchè un partito ha continuità, e dopo un consigliere ne arriverà un altro. Ma così, dopo le elezioni, tutte le liste civiche si sciolgono, e rimangono solo quelli che sono stati eletti. Poi le idee cambiano, i tempi cambiano, cambiano le situazioni, e il gruppo non può sempre rimanere insieme, rimane solo il consigliere eletto da solo”.
Del centrodestra, oggi, rimane un vuoto assordante, con la sola eccezione della Lega. Un’assenza che fa male a tutto il panorama politico sammaurese, centrosinistra compreso.
Filippo Fabbri

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