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Garbuglia Bar Marigì“Se diventassi sindaco lo sarei solo per cinque anni”. Lo ha detto alla fine del suo discorso, quasi en passant, Luciana Garbuglia, nella sua prima uscita pubblica al Bar Marigì. Spazi troppo stretti per accogliere il pieno di pubblico, tra i quali alcuni volti della politica locale: il vicesindaco Stefania Presti, i consiglieri Cristina Nicoletti e Gisella Zocchi (maggioranza), Lorenzo Rinaldi e Nicola Ravagli (opposizione) e l’ex vicesindaco Alfonso Celli.
La Garbuglia è partita con lo sguardo al nazionale (“si può non essere d’accordo per come Renzi è arrivato al governo, un cambio di passo al Pd però lo ha dato”), appiglio per declinare il tutto al locale: “il cambio di passo lo deve avere anche la nostra comunità. Mi hanno definita un treno arrugginito. Io mi sento solo un treno”.
Poi i motivi della discesa in campo: “volevamo costruire un progetto tra giovani e meno giovani ma non ci è stata data la possibilità. Non rappresento me stessa ma una parte del partito che ha chiesto di avere voce. Un lavoro ce l’ho e quindi non mi pongo il problema di cosa farò dopo la Provincia. Un sindaco deve essere un allenatore, la squadra è tutta la comunità. L’allenatore per il bene della comunità non deve scegliere gli amici, ma i migliori giocatori”, chiara frecciata a una parte del Pd.


Poi il tema del lavoro con le proposte del microcredito alle imprese, la creazione di un gruppo di esperti per aiutare i giovani a fare impresa e l’annuncio di un incontro lunedì 3 marzo alla sala Gramsci. Ma è un altro il tasto su cui la Garbuglia spinge di più: la necessità di un’amministrazione dinamica che sappia bussare alle porte dei finanziamenti a vari livelli. Qui le frecciate all’attuale amministrazione non sono mai dirette, ma chiare. “Dal 1995 al 2004 alla Torre sono stati investiti 10 miliardi di vecchie lire, oggi è uno scrigno chiuso dove nessuno può entrare. A costo di farlo di persona mi impegno a tenerla aperta il sabato e la domenica. Per la gestione penso a un Consorzio pubblico-privato”.
La Torre è l’aggancio per affossare l’idea teatro: “Quella progettualità poteva avere un senso a suo tempo, oggi va ripensata. Perché non utilizzare la Torre come Centro polivalente? Oggi poi le priorità del paese sono altre, prima tra tutte una nuova scuola: la Montessori scoppia”.

Sull’ambiente: “La raccolta differenziata ha senso se chi la fa paga di meno nella bolletta. Il sistema della chiavetta deve essere l’inizio per arrivare alla tariffa puntuale: chi è virtuoso deve pagare meno”.
Capitolo San Mauro Mare: “la prima cosa da fare è trovare un accordo con il privato per una soluzione del cinema. Poi il dialogo con Bellaria per superare il passaggio a livello, visto che nella zona ex Acquabell si pensa a un cavalcavia”.

Infine la curiosa domanda diretta di un ragazzo presente alla serata. “E’ vero che ha promesso assessorati a tante persone?”. Garbuglia: “Non ho promesso niente a nessuno. La squadra non la decido io, ma insieme. Se vinco sono pronta a mettere in squadra i migliori, non mi faccio problemi se hanno sostenuto la Neri”.
Giovedì 27 alla Sala Gramsci è la serata di Eva Neri.
(Filippo Fabbri)

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