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SAN MAURO PASCOLI – (7 Aprile 2006) - Il dibattito sull’abolizione dell’Ici, lanciato da Berlusconi, è rimbalzato anche a livello locale, in vista delle elezioni politiche di domenica prossima. Tutti i sindaci del Rubicone (San Mauro compreso) si sono mobilitati contro la proposta, An invece ha difeso a spada tratta l'iniziativa. Di seguito riportiamo sia l’intervento dei sindaci tratto da Il Resto del Carlino, sia la presa di posizione di An sull’argomento tratto da La Voce di Romagna.

 

SINDACI: “SENZA ICI ADDIO SERVIZI”

«Per i tredici sindaci cesenati del centrosinistra è una beffa prelettorale, un’assurdità, o nel migliore dei casi un colpo di teatro propagandistico; per i due del centrodestra l’importante, in caso di abolizione del tributo, è che ai Comuni arrivi un pari corrispettivo attraverso stanziamenti o provvedimenti alternativi. L’annuncio di Berlusconi che se il centrodestra vincerà le elezioni abolirà l’Ici per la prima casa — imposta istituita dal 1° gennaio 1993 — perpetua la divisione tra i 15 primi cittadini di un comprensorio dove le giunte di centrosinistra sono largamente maggioritarie: 13 contro 2, per l’appunto. Ma tutti e 15 i sindaci sono d’accordo che senza gli introiti dell’Ici possono chiudere bottega. Il sindaco di Cesena [Giordano Conti è lapidario: “Proposta sconcertante. In cinque anni si è sempre più assottigliato il totale dei trasferimenti statali. Per il Comune di Cesena l’introito Ici, pari a 23 milioni e 225mila euro, è il 57% delle entrate. L’imposta sulla prima casa ammonta a 7,8 milioni. Eliminarla significa cancellare tutti i servizi rivolti a minori, anziani, disabili, famiglie in difficoltà, non avere più risorse per nidi e scuole materne, trasporti scolastici, fondo per l’affitto, diritto allo studio, refezione scolastica”. Nota congiunta dei sindaci Maurizio Menghi (Cesenatico), Jader Garavina (Gambettola), Sandro Pascucci (Longiano), Miro Gori (San Mauro Pascoli), Tiziano Gasperoni (Gatteo), Mirella Mazza (Borghi), Franco Cedioli (Roncofreddo), Enzo Baldazzi (Sogliano), Elena Battistini (Sogliano). “Esprimiano il nostro sdegno — scrivono in un comunicato —: un’ulteriore presa in giro per tutti i cittadini. Berlusconi vuole togliere la più importante risorsa per i comuni, senza spiegare cosa darà in cambio”. Lorenzo Spignoli, sindaco di Bagno di Romagna: “Che si sappia: con i 300mila euro in meno dell’Ici sulla prima casa dovremmo chiudere asilo nido, trasporti scolastici, assistenza domicilia”. Giampaolo Leonardi, sindaco Ds di Mercato Saraceno: “E’ una proposta smaccatamente propagandistica. Stop”. Fedele Camillini capeggia a Verghereto una giunta di centrodestra. “Non mi preoccupo: se al posto dell’Ici potremmo disporre di pari fondi, ovviamente indispensabili, verrà tolta una tassa poco piacevole”. Lorenzo Cappelli, sindaco di centrodestra a Sarsina, ininterrottamente primo cittadino dal dopoguerra, tranne una legislatura: “Berlusconi e Prodi ci spieghino come intendono sostenere i piccoli comuni. Sarsina senza introiti Ici morirebbe, ma se c’è qualcosa di alternativo a questa tassa un po’ odiosa ben venga”. Giuliano Gasperini, sindaco di centrosinistra di Montiano, il comune cesenate più piccolo: “Niente servizi nei comuni, senza Ici. Pura propaganda elettorale. Se Berlusconi vince finirà che le cambia nome, Così può dire di averla tolta”.» (Tratto da Il Resto del Carlino del 5 aprile 2006, Sindaci furiosi: “Senza Ici si dovrà chiudere bottega”, a firma di Andrea Alessandrini)

 

AN: “L’ICI E’ UNA TASSA CHE VA ABOLITA”

«“Il grido di allarme dei sindaci del Rubicone alla proposta di Silvio Berlusconi di cancellare l’Ici sulla prima casa è assolutamente propagandistico e ingiustificato”. Così il circolo di An ribatte alle proteste dei sindaci. “Ha fatto benissimo l Presidente del Consiglio, in accordo con gli altri partiti della colazioni, a puntualizzare ciò che farà il centrodestra nei prossimo 5 anni di governo. L’Ici va abolita perché è una tassa iniqua che penalizza le famiglie che con tanti sacrifici hanno messo da parte la rata del mutuo per acquistare la propria abitazione; An lo sostiene da tempo e l’abolizione dell’Ici è una decisione che trova concorde svariate forze politiche con un’adesione trasversale che arriva sino a Rifondazione Comunista. Dimenticano infatti i sindaci intervenuti sulla stampa, che la proposta di eliminare l’Ici dalla prima casa nasce nel 2000 da parte di alcuni deputati di Rifondazione comunista (che non a caso si è ben guardata quest’oggi dall’intervenire in merito sulla stampa), i quali ribadivano la necessità dell’abolizione dell’Ici definendola una proposta non demagogica, in quanto l’ammontare dell’Ici sulla prima casa rappresenta solo il 20% dell’intero introito dell’Ici”. Gli introiti che derivano dall’imposta sulla prima casa in Italia sono oggi circa il 25% del gettito complessivo che andrà riequilibrato attraverso tagli alle spese non di carattere sociale ed a maggiori trasferimenti dalle Regioni proprio in virtù di quel federalismo fiscale che il centro-destra sostiene e propugna. Inoltre il centrodestra pensa ad un aumento dell’Ici sulle case sfitte e sulle grandi superfici commerciali. Certo tutto ciò penalizzerebbe le Ipercoop e le varie coop di costruzioni che tanto i Ds tengono in considerazione nei propri piani regolatori”.» (Tratto da La Voce di Romagna del 6 aprile 2006, “An: ‘Il grido d’allarme dei sindaci è ingiustificato’”)

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