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di Filippo Fabbri

Gimmi Baldinini 2016C’è chi è partito da un garage e ha conquistato il mondo e chi da un marciapiede ed è diventato leader in Russia. Lo zar è Gimmi Baldinini, l’intuizione gli arrivò 37 anni fa. L’Urss dai piedi d’argilla era ancora in piedi e all’imprenditore di San Mauro Pascoli venne l’idea di sbarcare in quel mercato con le proprie scarpe di moda. La scelta si rivela vincente perché se oggi la Baldinini può festeggiare i 110 anni di vita stappando il miglior spumante lo deve in buona parte a quella intuizione che vale l’80% del suo export con i suoi 130 negozi sparsi nell’immenso stato.

Pubblichiamo alcune parti dell’intervista che l’imprenditore concesse al Corriere Romagna alcune settimane fa.

 

Gimmi Baldinini, come le venne in mente di andare in Russia nel 1983?
“Quando vedo le persone, due se tre le indovino, e sul terzo mi posso sbagliare ma anche no. Sulla Russia alcune persone giuste mi dissero che qui poteva esserci il futuro. E così per una sfida personale e con un po’ di speranza sono andato là.

Come fu l’impatto?
“Tremendo. Il primo giorno mi trovai davanti una montagna di neve e non si vedeva neanche un negozio. Il secondo giorno le perplessità aumentavano, in giro c’era solo roba militare. In questo contesto però c’era qualcosa di particolare”.

Che cosa?
“Le donne amavano la moda. E così il terzo giorno mi son detto proviamoci. E da lì ho iniziato”.

Acquistando un negozio?
“Macché, vendevamo le scarpe su un marciapiede. Il prodotta andava a ruba. Per due anni sono andato avanti così. Finché ho comprato un chioso dei fiori in piazza della Rivoluzione: una bomba. Tutto quello che esponevo si vendeva. Si era sparsa la voce. Ricordo che misi un poster con i miei prodotti, mi fecero una multa, era un attrattore incredibile. Non facevo altro che riempire il magazzino sotto la piazza Rossa”.

Quando il primo negozio?
“Qualche anno dopo con un partner armeno, inizio di una collaborazione proficua per entrambi: lui oggi è un oligarca, io sono il marchio di calzature più celebre. Capita spesso quando sono in Russia di essere fermato per la strada; una volta una macchina si fermò, l’autista lasciò l’auto in mezzo alla carreggiata per farsi una foto con me”.

Quanti negozi ha in Russia?
“In tutto 130. In Russia gli ultimi quattro anni sono stati di sofferenza oggi sta ripartendo discretamente”.

L’embargo vi ha danneggiati?
“Non direttamente perché ha colpito prodotti come il cibo e il vino. Il blocco però ha disturbato il russo, che si è sentito come tradito. Il problema è che da tempo nessuno si prende la responsabilità di intervenire sulle sanzioni”.

È vero che Putin calza Baldinini?
Certo, porta le mie scarpe. In diretta in Cina ha detto che lui calza Baldinini e per l’abbigliamento a volte indossa Ferragamo”.

110 anni aziendali: un bel traguardo.
“Tutta la mia vita l’ho dedicata al lavoro, fatto con passione e amore. Se non hai entrambi non ce la puoi fare. Comunque, un’altra professione non l’avrei immaginata”.

I suoi primi passi in azienda?
“Da bambino, capivo tutto al volo. C’era in me la vocazione e tutto era semplice. Ho avuto anche la fortuna di essere un creativo e questo mi ha aiutato molto”.

C’è una scarpa che ricorda in modo particolare?
“Il modello sabot. Ero un piccolo artigiano, mi fece conoscere in tutto il mondo”.

Quanti eravate all’inizio?
“Circa 6-7 persone, oggi siamo 400. Numero che aumenta se aggiungiamo il lavoro che diamo a tante fabbriche”.

C’è stato un momento si svolta?
“Quando siamo sbarcati nel mercato russo 37 anni fa”.

Nella sua carriera di imprenditore c’è qualcosa che non rifarebbe?
“Rifarei tutto. È fondamentale non andare oltre al proprio lavoro, pensare di cambiare per gettarsi in altre avventure. Bisogna perfezionarsi, dare valore al marchio. Il nome per me è determinante. Se hai una cosa che vale 10, il marchio ti dà valore aggiunto sino a 18-20. Perché il marchio vince. Oggi il marchio Baldinini è garanzia di valore”.

Insisto: tra le cose che non rifarebbe possiamo mettere il difficile matrimonio con Mariella Burani?
“Con Burani è stato un po’ perditempo, anche se con loro mi sono trovato bene. Di loro non dico né male né bene”.

Quanto è importante il distretto del Rubicone?
“Il distretto va bene perché sa lavorare come si deve, ma penso che il mondo cambierà. Possono arrivare altri Paesi che ci mettono in difficoltà. Chi l’avrebbe mai detto che la Cina avrebbe fatto un prodotto ottimo per il ginnico? Per rimanere a galla il nostro territorio deve sempre migliorarsi”.

A che punto siamo con il progetto del Museo aziendale?
“Vista l’attuale congiuntura per ora lo abbiamo sospeso. Abbiamo avviato la collaborazione con l’Università di Bologna e catalogato il materiale. Aspettiamo momenti migliori per farlo”.

Come sarà il futuro della Baldinini?
“Sicuramente positivo”.

Ci sarà un successore a Gimmi Baldinini?
“Non lo so. So solo che dovrà essere un pazzo come me che ha dedicato tutta la sua vita all’azienda”.

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