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di Piero Maroni

Riccomi VincenzoCon la scomparsa del maestro Vincenzo, se ne va una parte non trascurabile della storia della comunità sammaurese, un altro di quei maestri che hanno lasciato un segno profondo del loro passaggio su questa vita terrena. Val la pena, a tale proposito, fare un veloce riferimento a questa categoria di persone: i maestri e le maestre. Dai primi del 900 e fino al 1944, tutta la cultura locale era nelle mani di Giulio Tognacci, “e' mèstar Giulio”, com'era da tutti chiamato. Dal dopoguerra e fino al 1982 è Guglielmo Giovagnoli, “e' mèstar Mino”, l'organizzatore e curatore degli eventi culturali più importanti del paese. Nel 1982 nasce questa Accademia Pascoliana che vede presenti nel Consiglio di Presidenza 3 maestri: Enrico Pollini, Piero Maroni e Vincenzo Riccomi. L'attuale Consiglio di 8 membri annovera Giovanni Mazzotti e Piero Maroni, maestri; Rita Trebbi e Luciana Garbuglia, maestre.

 

Un riferimento non tanto per uno spirito di “parte”, ma con la consapevolezza che il maestro Vincenzo ne sarebbe stato estremamente felice di questa citazione, in virtù di quel suo carattere e formazione che esprimevano un forte senso di appartenenza e lo spingevano a offrirsi, senza calcoli e opportunismi, in tutto ciò che avveniva nello svolgersi  degli eventi della realtà sammaurese.

E dire che era toscano per nascita, aveva avuto i natali nel 1925 ad Altopascio (Lucca) e, all'età di 7 anni, per ragioni di lavoro del padre, si era trasferito a Forlimpopoli, dove proseguirà gli studi fino a conseguire il diploma di Licenza Magistrale. Già attivo nella scuola Elementare come supplente, nel 1952, sempre in conseguenza del lavoro del padre, si trasferisce a San Mauro e qui sposa Alfonsa, anche lei maestra originaria di Forlimpopoli, dopo tanti e lunghi anni di fidanzamento.

Poco dopo entra di ruolo nella Scuola Elementare, erano tempi quelli in cui il maestro indossava come divisa di lavoro giacca e cravatta, abbigliamento che gli conferiva, a priori, rispetto e autorevolezza, quasi mai disgiunti da una certa severità e un tono burbero.

Vincenzo rimase per tutto il tempo della sua vita professionale, fedele a questo stile, non si lasciò più di tanto tentare dalle innovazioni e dalle mode ricorrenti, ma fece della operosità e del senso del dovere, i tratti più significativi del suo credo didattico e pedagogico.

Fu per anni rigoroso e attivo capogruppo degli insegnanti del numeroso plesso Montessori, così com'era instancabilmente presente alla vita sociale del paese in tutte le sue manifestazioni. Negli anni ‘50, quando a San Mauro la partita di calcio era il rito della domenica pomeriggio, Vincenzo vi si immergeva totalmente con i modi del tifoso accanito, poi lo si trovava calmo e sereno impegnato nelle attività della parrocchia, del tempo libero, dell'educazione e della cultura.

Nel 1961 entra a far parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Domus Pascoli in qualità di rappresentante del Provveditorato agli Studi, incarico che manterrà fino al 1975 e fu nel 1967 che in seno a quel Consiglio si maturò l'idea di costituire l'Accademia Pascoliana, progetto che non decollò pienamente per l'opposizione dell'allora Prefetto di Forlì che non riteneva necessario un ulteriore organismo autonomo.

Quando però prenderà l'avvio questa attuale Accademia, Vincenzo ne sarà uno dei soci fondatori e vi rimarrà lungamente e con quella passione e rigore che sempre hanno contraddistinto il suo impegno.

Chi ha partecipato alle manifestazioni culturali dell'Accademia negli anni trascorsi, lo ricorderà senz'altro impegnato in un angolo della sala Gramsci, con una piccola cinepresa montata su cavalletto, a riprendere con estrema cura e diligenza, ogni fase della seduta in programma e anche quando le mani iniziarono a tremare per l'avanzare delle malattie e dell'età, non smise di portare il suo contributo fino a chè le forze lo sorressero.

L'1 novembre 2017 si è spento, chi lo ha amato come maestro, chi l'ha stimato come collega, chi l'ha apprezzato come intellettuale e, infine, chi lo ha avuto come amico, ne conserverà, indelebile, il ricordo nel tempo.

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