Logo new 02

sberagliaSAN MAURO PASCOLI - Il Comune di San Mauro Pascoli ha acquisito il berretto garibaldino di Eugenio Baldinini, conosciuto in paese con l’appellativo di Sberaglia (nella foto). Questo importante reperto storico, appartenuto al sammaurese che ha preso parte alla terza guerra di indipendenza, è stato acquistato da Federico Baldinini, discendente di Sberaglia, anch’egli residente con la sua famiglia a San Mauro. “Il berretto è un pezzo di storia di San Mauro – afferma il sindaco Miro Gori – e farà parte della futura casa dei sammauresi, prevista a Casa Tognacci”. Sberaglia è passato alla storia per avere preso parte alla battaglia di Bezzecca del 1866, l’unica che registrò una vittoria degli italiani, proprio grazie ai volontari di Garibaldi, mentre l’esercito italiano fu sconfitto per terra a Custoza e per mare a Lissa.

Sberaglia, nato a San Mauro nel 1846 e morto nell’aprile del 1927, grazie alla sua partecipazione alle campagne garibaldine era un personaggio piuttosto conosciuto in quei tempi a San Mauro. Come ricorda Ruggero Tognacci in Zvanì, che ne traccia un ritratto, “Sberaglia era rimasto garibaldino, anche quando, deposta la camicia rossa, era tornato al suo modesto lavoro di segantino. Era garibaldino nel sangue”. Grazie alle sue gesta fu lui a far conoscere Garibaldi a tanti sammauresi, e quando parlava dell’eroe dei due mondi “si erigeva dritto sulla persona, come se si sentisse ancora di fronte al suo generale; parlava dopo essersi tolto il berretto, mentre gli occhi si illuminavano di luce”. Viveva a San Mauro con suo fratello, chiamato “E rè” (il Rio, perché era sempre a pescare lungo il Rio Salto”), e la sua giornata di festa era il XX Settembre, l’anniversario della breccia di Porta Pia. Ancora Tognacci: “quando suonava la banda del paese, e lui passeggiava quasi solenne con la sua camicia rossa, berretto garibaldino e fazzoletto blu. Quel giorno, con le medaglia al petto, Sberaglia si sentiva bollire nel suo sangue i bei vent’anni”.

Sberaglia era stato anche amico di Giovanni Pascoli. Il poeta infatti aveva stima del personaggio espressione del Risorgimento. “Sberaglia aveva spesso accompagnato il poeta nella battute di caccia, e lungo il Rio Salto aveva diviso spesso con lui le lunghe attese di fronte alle panie”. Ma soprattutto c’è un evento che aveva legato i due: Sberaglia in un momento di disagio economico era stato costretto a vendere le due medaglie di guerra. Il Pascoli si prese a cuore la vicenda facendo di tutto perché le medaglie ritornassero al legittimo proprietario. E attraverso il Ministero competente riuscì nell’impresa. “Il ritorno delle medaglie sul petto di Sbaraglia fu salutato a San Mauro, presente il Pascoli, con rivoli di frizzante sangiovese e con buone bottiglie di Champagne la Tour”.

Aggiungi commento

Regole per aggiungere nuovi commenti:
* i commenti degli utenti registrati (che hanno fatto il login) vengono visualizzati immediatamente;
* i commenti degli utenti non registrati vengono pubblicati dopo essere stati valutati dalla Redazione (la registrazione è gratuita);


Codice di sicurezza
Aggiorna