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Agostino_GiorgiSammauroindustria, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Orientali dell’Università di Bologna ha finanziato un progetto di ricerca sulla figura di Antonio Agostino Giorgi (1711-1797), padre agostiniano nativo di San Mauro Pascoli, autore, nel 1762, dell’Alphabetum Tibetanum, opera complessa di carattere linguistico, antropologico e storico, avente per oggetto la civiltà tibetana. Uno studio che è divenuto un volume, “Svelare il paese delle nevi” (Pazzini editore, 2011), scritto dalla tibetologa dell’Università di Bologna Chiara Bellini, che sarà presentato venerdì 16 dicembre alle 21,00 nella Biblioteca comunale di San Mauro Pascoli. A presentare il libro sarà lo studioso Guido Bartolucci, con interventi di Gianfranco Miro Gori sindaco di San Mauro e di Werther Colonna Presidente di Sammauroindustria. Ai presenti sarà consegnata una copia del libro.

 

 
L’Alphabetum Tibetanum di Giorgi, conservato presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini, è un’opera di grande interesse, scarsamente documentata – ne esiste una copia anastatica del 1999 con un’introduzione in tedesco, curata da Peter Lindegger – e alla quale, in Italia, non è stato attribuito, forse, il giusto riconoscimento. All’interno dell’opera monumentale del Giorgi, si trovano nozioni di grammatica, espletate secondo lo studio linguistico settecentesco e, aspetto assai più interessante, informazioni di carattere storico-religioso e antropologico, materie delle quali lo studioso agostiniano era un profondo conoscitore. Considerata la documentazione sulla cultura tibetana, fornita dai suoi predecessori in Tibet, in particolare Ippolito Desideri di Pistoia (1684-1733), Orazio da Pennabilli (1680-1745) e Cassiano Beligatti (1708-1791), di cui poteva disporre il Giorgi per elaborare le sue tesi, il suo punto di vista appare interessante.

A rendere l’opera del Giorgi particolarmente degna di nota, sono le tavole con incisioni, di grande valore artistico. Esse raffigurano immagini relative alla tradizione religiosa e culturale buddhista tibetana: una rappresentazione cosmogonica, alcune scene liturgiche di rituali buddhisti officiati da Lama, la cosiddetta Ruota delle Esistenze, celebri maestri della dottrina e divinità del pantheon buddhista. La singolarità di queste incisioni, oltre alla loro eccezionale bellezza, è l’attinenza alle immagini originali riprodotte sui dipinti tibetani, chiamati thang-ka, ancora oggi rappresentate secondo parametri iconografici ed iconometrici che garantiscono l’autenticità dei soggetti raffigurati, in una continuità perenne tra antico e contemporaneo, tra passato e presente. Un’opera del genere va considerata un vero tesoro del patrimonio storico, librario e artistico del territorio romagnolo.

Chi era Agostino Giorgi
Nato a San Mauro il 10 maggio 1711, dopo la morte del padre, adolescente, sceglie la vita monastica. Studia incessantemente per anni in molte città e grazie ad una memoria prodigiosa apprende il greco, l’ebraico, il samaritano, il siriano, il tibetano  ed approfondisce nel frattempo le materie teologiche.
Viene chiamato a Roma da Papa Benedetto XIV e qui gli vengono offerte ulteriori opportunità di studio ed approfondimento ma la sua crescita di studioso sarà  anche motivo di conflitto con la potente  compagnia dei Gesuiti.
Padre Giorgi arriva ad apprendere undici lingue orientali, inizia a pubblicare dotte opere di glottologia, fra cui una grammatica copto-arabica. Ma su tutte spicca la pubblicazione Polemica contro i Gesuiti che innescherà una vasta produzione letteraria  fino alla sua opera più famosa ossia un  Alphabetum Tibetanum  quando è ormai  un religioso di fama,  direttore della Biblioteca Angelica di Roma e consultore del Santo Uffizio.
Uomo umile e moderato, era ritenuto un conversatore piacevole, assai amato dagli amici per l’arguzia, il buon umore e la dirittura morale. Si spegne il 5 maggio 1797 alla ragguardevole età, per quei tempi, di 86 anni.

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