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mega.jpgSAN MAURO PASCOLI - «In paese basta citare il nome è tutti capiscono al volo di chi si tratta. D’altronde eccelle in originalità. Il nome in questione è quello di “Mega”, barbiere da una vita. Anzi, per la precisione da 50 anni. Perché proprio quest’anno la barberia di Armando Nini (nella foto) ha compiuto mezzo secolo di attività. E al cinquantenario si accompagna un altro primato: il passaggio del testimone da ben tre generazioni. Il tutto prende vita nell’ottobre del 1958 quando Armando decide di aprire un proprio negozio in via Pascoli, dopo avere fatto qualche anno come apprendista da “Ludvìk”, che oltre a barbiere, vendeva anche casse da morto! Per un po’ esercita la professione da solo, poi nel 1963 si sposta di qualche decina di metri per andare in un negozio più grande, sempre in via Pascoli, insieme a un altro socio, Walter di Santarcangelo. Nel frattempo, siamo nel 1973, il figlio maggiore Luigi prima inizia a lavorare in estate come apprendista, poi vi lavora fisso e nel 1985 rileva il negozio che si sposta in via Manzoni, dov’è tuttora presente. La dinastia Mega però non si ferma perché Luigi viene affiancato dal figlio minore Sandro, il quale dopo un’esperienza estiva a Miramare e una decina d’anni a Gatteo, ritorna a San Mauro nel 2002 per affiancare il padre. E dove nel frattempo “Mega” (Armando Nini) è andato in meritata pensione. Anche se il nome Mega continua imperterrito a “tosare” le teste dei sammauresi.

A proposito perché il nome Mega? “Si deve ad una partita di pallavolo giocata molto bene (nonostante la poca altezza!) e ad un amico che studiava il greco antico - racconta Luigi - Da quella partita: sei “grande, sei Mega”, il nome Mega è rimasto negli anni, persino la madre lo chiamava “Mega”. E così per cinquant’anni. Con molte soddisfazioni: “Sono passati per le nostre mani i capelli o la barba di personaggi famosi, come alcuni calciatori di serie A, il neo campione del mondo di ciclismo Marino Basso”.» (Da Il Ponte di Rimini, “Mega barba e capelli così da mezzo secolo”, 25 maggio 2008 a firma di Filippo Fabbri)

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