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pozzetto.jpgSAN MAURO PASCOLI - Ritorna la festa de bagoin ma la tora (la Festa del maiale alla Torre) in coincidenza con la festa di Sant’Antonio Abate. L’appuntamento è per il 12, 19 e 20 gennaio a Villa Torlonia a San Mauro con la lavorazione della carne di maiale con degustazioni, preparazione di insaccati, musica, esposizioni e riscoperta delle tradizioni di un tempo. Novità di questa terza edizione è la giornata di sabato 12 gennaio con "E prucès mè bagòin ma la Tòra, un processo simbolico che avrà quale imputato il maiale. Ma guardiamo più da vicino il programma della festa.

Il Processo al maiale

Ripercorrendo le gesta del tradizionale processo del 10 agosto alla Torre, sabato 12 gennaio (ore 21,00 alla Torre) andrà in scena un ironico processo al maiale. Capo d’accusa: la carne di maiale è un attentato alla salute oppure fa bene? Di scena una accusa guidata dallo psichiatra Angelo Battistini, una difesa condotta dallo studioso gastronomo Graziano Pozzetto (nella foto). A presiedere il tutto sarà il sindaco-saggista Miro Gori. Il verdetto finale sarà emesso da una giuria popolare.

Le tesi dell’accusa (Battistini): Sappiamo bene di quale apprezzamento il maiale goda tra la gente e quanto siano numerosi gli amanti di questo animale. L’argomento col quale costoro giustificano la loro insana, edonistica, utilitaristica passione è facilmente riassumibile nel noto detto “del maiale non si butta via niente”, un argomento inaccettabile in  quanto lascia in ombra tutte quelle caratteristiche che rendono il maiale un simbolo delle passioni più basse e inaccettabili: l’ingordigia, la voracità, la laidezza, l’ozio, la lussuria. In opposizione agli argomenti degli amanti del maiale dimostreremo senz’ombra di dubbio come questo animale sia colpevole delle nefande caratteristiche suddette e come pertanto meriti l’essere smesso a morte.

Le tesi della difesa (Pozzetto): Il maiale da secoli è vittima della demonizzazione gastronomica e calorica, dell’ostracismo moraleggiante, dell’ossessione igienica e salutare. Al contrario, tra l’altro, il maiale sa essere generoso, a fine carriera, se vive a lungo, almeno allo stato semibrado, alimentato con cibi rustici e naturali, raggiungendo felicemente peso e taglia ragguardevoli. Si pensi ad esempio, al suo culo (altroché il nobile culo del cavallo): al prosciutto, al sublime culatello, al salame gentile nostrano… e all’osso. Da secoli il maiale è legato a racconti di cibo, al folclore, al costume contadino, a metafore ignobili, a imprecazioni, maledizioni e bestemmie (ad esempio quando grandinava sulle viti), ai comportamenti umani… Lo scrittore non mancherà di esprimere la sua solidarietà al maiale, nei secoli, vittima di infanticidio (lo è a 5-6 mesi di vita); solidarietà ai maiali che vivono tristemente e malamente negli odierni industriali “grattacieli orrizontali” della Padania, ma non solo, per ricavarne carni flaccide, prive di consistenza e sapori.

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