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laboratorio_teatro_impronte.jpgSAN MAURO PASCOLI - Il teatro come mezzo di dialogo e di comunicazione. In una parola, di integrazione. È l’iniziativa realizzata dal Comune di San Mauro insieme alla compagnia “Impronte di teatro” e alla comunità Giovanni XXIII che, nel corso dell’anno, hanno realizzato un laboratorio teatrale che ha visto insieme ragazzi diversamente abili con ragazzi cosiddetti “normali”. Il risultato di quell’esperienza è uno spettacolo, “La nave dei folli”, che sarà replicato alla Torre a San Mauro sabato 21 luglio prossimo (ore 21,00, ingresso libero), dopo il successo di oltre un mese fa.

L’iniziativa è partita da lontano, precisamente nel settembre scorso. “I genitori dei ragazzi diversamente abili avevano evidenziato come i loro figli, pur essendo inseriti da un punto di vista scolastico o lavorativo, rimanevano completamente isolati durante il tempo libero – spiega l’Assessore ai servizi sociali Maria Grazia Montanari - Erano soli con le loro famiglie. Il teatro, tra tutte le ipotesi di integrazione sociale, è stata sicuramente l’idea vincente. Abbiamo coinvolto le realtà esistenti nel nostro territorio: la Comunità Papa Giovanni e il gruppo Impronte di Teatro. Volevamo fare in modo che questi ragazzi potessero entrare a pieno titolo nel tessuto sociale e che i loro coetanei “normodotati” usufruissero di quelle loro doti che li rendono speciali. E’ stato un investimento in umanità che verrà ripetuto anche il prossimo anno”.

Al progetto hanno preso parte 35 tra volontari e ragazzi. Il primo gruppo ha cominciato ad incontrarsi  tutti i giovedì in palestra, a partire da settembre scorso. Una volta che il gruppo base si è consolidato, sono stati inseriti i ragazzi disabili. E lo scorso 2 giugno lo spettacolo ha fatto il pieno di pubblico, sempre alla Torre, al punto che è stato richiesta un’altra serata.

“Quello che è stato realizzato a San Mauro è certamente una novità assoluta nel nostro territorio - evidenzia il Sindaco Miro Gori - Abbiamo sostenuto come amministrazione un’iniziativa sia sociale che culturale ma soprattutto umana, favorendo l’integrazione dei ragazzi disabili che hanno potuto interagire con altri ragazzi “diversi” da loro”.

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