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mielePiù che un allarme è un vero e proprio urlo quello che arriva dall’apicoltura del cesenate e più in generale dalla Penisola. Il peggior scenario degli ultimi 35 anni, tinteggia Conapi, il Consorzio nazionale degli Apicoltori, peggiore del 2008 horribilis anno del settore. La conferma arriva dal mielificio Praconi di San Mauro Pascoli, 1500 alveari in giro per varie regioni (Emilia Romagna, Marche, Molise, Toscana), che sintetizza con un semplice numero la drammaticità della situazione: -60% della produzione. “Per citare altri numeri, siamo passati da un raccolto di 7-800 quintali ai 450 di quest’anno”, spiega Alan Praconi, seconda generazione alla guida di una delle più grandi aziende della provincia. “Posso capire le difficoltà per l’acacia, anche per via del clima freddo, tuttavia il Millefiori quest’anno ha conosciuto un clima quasi idoneo. Non ci sappiamo dare una spiegazione del crollo. O meglio, una spiegazione c’è e sta nell’abuso di pesticidi in agricoltura e sui sementieri”.

In sostegno di questa ipotesi anche Diego Pagni, Presidente di Conapi: “Se sulle instabilità meteorologiche non possiamo intervenire, tutt’altro discorso è per i pesticidi, dove è necessario tenere aggiornati i dati sugli avvelenamenti. Fino a quando il progetto Beenet era finanziato succedeva, ora abbiamo solo i riscontri esclusivi degli apicoltori che non sono strumenti in grado di fornire evidenze scientifiche”.

Un riscontro in questa direzione arriva proprio da Praconi, secondo il quale “fosfati e diserbanti sono un danno gravissimo per il sistema. La prova l’ho sulla pelle della nostra azienda. Abbiamo alcuni alveari in luoghi impervi di collina e montagna non toccati dall’uomo, dove paradossalmente le api hanno prodotto quasi in assenza di fiori”.

Gli effetti si sentono anche sul fronte dei prezzi, dove per “avere reddito con queste basse quantità ci conviene vendere all’ingrosso, anziché al dettaglio che comporta tutta una serie di incombenze aggiuntive”. In questo quadro salgono i prezzi, prima all’ingrosso, di conseguenza poi al consumatore: “il millefiori all’ingrosso dai 4 euro al kg dello scorso anno è salito a 5, l’acacia da 7,50 a 8,50”. E se l’innalzamento dei prezzi è una prima conseguenza del quadro generale, un altro spettro si aggira sulle tavole degli italiani: l’arrivo di miele da paesi produttori i cui standard sono ben al di sotto di quelli di casa nostra. “Servono controlli sempre più serrati per combattere le imitazioni”, chiosa Conapi. (ff)

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