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calzolai 002Ancora in crescita l’export del distretto calzaturiero di San Mauro Pascoli che chiude il terzo trimestre 2014 con un +9,1%. A certificarlo è il Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna, curato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Carisbo, Cariromagna e Banca Monte Parma. Il sistema moda dell’Emilia Romagna evidenzia sostanziali alti e bassi: performance positive per l’abbigliamento e maglieria di Carpi (+4,8%) e come detto le scarpe di San Mauro Pascoli, mentre si registra un calo per l’abbigliamento di Rimini (-8,4%) e le calzature di Fusignano-Bagnacavallo (-14,2%). In crescita anche l’altro distretto del sistema casa: i mobili imbottiti di Forlì (+14,2%). Più in generale l’export dei distretti dell’Emilia Romagna è cresciuto (+3,7%) più del dato nazionale (+2,2%).

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Commenti  

# RE: Scarpa: +9,1% exportMatteo 2015-02-03 13:23
Dati che non dicono nulla per la cittadinanza, le famiglie si stanno impoverendo e i promessi posti di lavoro non esistono!!!!
La legge di stabilità, definitivamente approvata dal governo italiano, pesa complessivamente 4,6 miliardi di euro. Il disegno di legge originariamente discusso prevedeva 1,6 miliardi. La differenza di ricavi per lo Stato è passata da 973 milioni a oltre 2,1 miliardi, un incremento del 120% mentre per il 2014 di circa 2,5 miliardi. Diretta conseguenza di queste manovre è l’impoverimento delle famiglie che si sono viste sottrarre una consistente % di reddito in pochi anni. Ovviamente, venendo meno la ricchezza nelle mani dei cittadini, calano anche i consumi (la Confcommercio ha stimato un -4,2% ) e quindi si vanno indebolendo numerose imprese ed attività.
La scelta del Governo è sempre quella di far quadrare i conti pubblici alzando le tasse e facendo in modo che sia il gettito fiscale a risollevare le sorti dello Stato. Nasce però l’esigenza di vagliare riforme che possono conciliare i conti con aiuti per l’economia “reale”. La stessa Confcommercio indica come urgenti delle riforme istituzionali ed economiche che possano intervenire celermente sulle sorti di uno Stato malato che grava sulle forze dei cittadini. L’attuale pressione fiscale è così forte da reprimere moltissime iniziative imprenditoriali, spingere gli investitori all’estero, bloccare la capacità d’acquisto generale e aggravare la crisi in atto su molti fronti, eppure ancora stenta a delinearsi un’inversione di rotta. Anzi, al contrario, non sembrano ancora del tutto esaurite le intenzioni di aumentare la leva fiscale. Queste scelte economiche e le condizioni da esse conseguenti, stanno cambiando le scelte di vita a lungo termine degli italiani. Ne consegue la mancanza di nuove risorse lavorative portatrici di nuovi contributi e l’aumento delle spese assistenziali e previdenziali per lo Stato. Più anziani comportano più spese in cure mediche e conseguentemente nuove somme da ricercare con ulteriori tasse, un circolo vizioso di progressivo impoverimento che non sembra avere fine nel breve periodo.
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# scarpa +9%mariodraghi 2015-02-05 15:07
e quindi??
sarebbe meglio avere un - 9%, ma???
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# RE: scarpa +9%Matteo 2015-02-06 13:20
Non volevo di certo passare per Mario Draghi della situazione… Oggi proclamare la fine della crisi mi sembra una presa in giro! Preferivo leggere una diminuzione del tasso di disoccupazione a San Mauro Pascoli visto il risultato positivo +9,2%!!!!
Ovviamente è buona cosa chiudere il 2014 in positivo ma di certo non è sufficiente, è importante stabilire, comprendere e capire come affrontare i temi della competizione a livello globale perché stare sui mercati internazionali significa interpretarli, misurarsi, soprattutto dare continuità ad un’azione che diventa per certi versi fondamentale per i destini e lo sviluppo delle imprese. Sono anni che gli industriali di San Mauro non credono e non investano più nella manualità/competenza e qualità italiana. Tutto il materiale già lavorato arriva da altri paesi, in Italia si esegue solo l’imballaggio del prodotto finito. Non si crede più in San Mauro Pascoli come “unico paese della scarpa”, occorre a questo punto crescere, bisogna fare sì che il cliente venga qui a conoscere la vera qualità, altrimenti se ne va altrove. Per esempio: perché l’azienda Maranello, fabbrica della Ferrari non delocalizza il lavoro? E’ talmente forte l’immagine del made in Italy nel garantire la qualità che preferisce la localizzazione. Le industrie Sammauresi devono credere in questo!! Non più delocalizzare ma inglobare un sistema di creatività e saper fare cose uniche a casa nostra.
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# +9% rispetto a che?SimoneP 2015-02-06 10:58
Concordo con Matteo,
il dato del +9% così com'è stato detto non vuol dire nulla. Tra l'altro la notizia è solo la classica metà notizia.
Riporto di seguito tutto il dato tratto "Monitor dei distretti industriali dell’Emilia Romagna"

Prosegue la crescita delle esportazioni dei distretti tradizionali dell’Emilia Romagna nel terzo
trimestre 2013 (+2,7% la variazione tendenziale), secondo però un ritmo meno intenso rispetto
ai mesi precedenti. Nonostante il trend in decelerazione, il dato cumulato sui primi 9 mesi
dell’anno resta comunque in territorio positivo: gli scambi dei distretti regionali si sono attestati a
8,2 miliardi di euro, il + 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Emerge un quadro a luci e ombre per il sistema distrettuale regionale. Da un lato si osserva una
dinamica meno brillante rispetto a quella nazionale, con una riduzione del numero di distretti
che chiude il trimestre in crescita, dall’altro si consolidano i segnali positivi per i due principali
distretti: le piastrelle di Sassuolo (+6,9%) e le macchine per l’imballaggio di Bologna (+8,5%).
Resta inoltre elevata la dispersione dei risultati. Hanno chiuso il trimestre con una crescita a
doppia cifra il lattiero-caseario parmense (+41,3%), i salumi del modenese (+10,3%), le
calzature di San Mauro Pascoli (+16,3%), le calzature di Fusignano Bagnacavallo (+38,6%) e le
macchine per l’industria ceramica di Modena e Reggio Emilia (+20,9%). Bene anche i salumi di
Parma (+8,4%), le macchine per il legno di Rimini (+3,1%), le macchine agricole di Modena e
Reggio Emilia (+2,8%) e i salumi di Reggio Emilia (+1,6%). Chiudono invece in calo gli altri tre
distretti dell’alimentare: il lattiero-caseario di Reggio Emilia (-1,4%), l’alimentare di Parma
(-1,3%) e l’ortofrutta romagnola (-3%). Soffrono anche il distretto dei mobili imbottiti di Forlì
(-4,8%), e due distretti del sistema moda: l’abbigliamento di Rimini (-2,8%), che rallenta in
Russia e la maglieria e abbigliamento di Carpi (-5,5%). Dati negativi anche per le macchine
utensili di Piacenza (-27,3%), la food machinery di Parma (-15,3%) e i ciclomotori di Bologna
(-23%).
Le esportazioni della Regione sono state trainate dalle vendite negli Stati Uniti, che hanno
evidenziato una crescita del +28,6% rispetto al terzo trimestre 2012. In calo però i flussi in
Francia (-1,8%) e Germania (-3,7%), primi due sbocchi commerciali. Sui mercati maturi da
segnalare anche il buon andamento delle vendite in Spagna e Australia da un lato e dall’altro il
calo in Giappone. Tra i nuovi mercati invece si osserva un ridimensionamento degli scambi verso
la Russia (che sconta il crollo dell’abbigliamento di Rimini), mentre ha tenuto l’export verso la
Cina. Spiccano, tra i nuovi mercati, le performance osservate in Ucraina, Turchia e Argentina.
Hanno chiuso il terzo trimestre con una crescita del +19,4% le esportazioni dei poli tecnologici dell’Emilia Romagna secondo una dinamica migliore rispetto a quella nazionale (-0,9%). A trainare l’export regionale è stato in particolare il polo biomedicale di Mirandola (+51,6%), che
sta registrando un progressivo recupero dopo il crollo subito in seguito agli effetti del sisma.
Cresce anche l’export del polo ICT di Bologna e Modena (+7%), grazie in particolare al buon
andamento delle vendite negli Stati Uniti.
Nonostante il ridimensionamento delle ore di cassa integrazione guadagni autorizzate (sia nei
distretti tradizionali, -5,1% che nei poli tecnologici, -34,1%), resta elevato il ricorso a questo
strumento di integrazione salariale, a conferma di un quadro ancora fragile del mercato del
lavoro soprattutto per le imprese meno internazionalizzate e che scontano la debolezza della domanda interna.
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# Non è tutto rose e fioriSimoneP 2015-02-06 11:15
Chi vuole leggere tutto il report ecco il link.
Non è tutto rose e fiori

http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/si09/contentData/view/content-ref?id=CNT-04-00000001AB403
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