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foto_zaffagnini01_scarpeMercoledì 13 luglio, la situazione del Distretto Calzaturiero del Rubicone sarà al centro del dibattito, organizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con la Provincia, presso Villa Torlonia  a San Mauro Pascoli (Via Due Martiri) a partire dalle ore 17,30. Nel corso dell’incontro, aperto a tutti gli interessati, verranno presentati anche i risultati dello studio "Il calzaturiero di San Mauro Pascoli: le strategie per un rilancio possibile", realizzato dal Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, il cui obiettivo è mettere a confronto il calzaturiero di San Mauro Pascoli con i principali poli calzaturieri italiani. Questo, allo scopo di capire come i principali distretti italiani del settore abbiano reagito al profondo cambiamento del contesto competitivo internazionale in seguito alla rapida affermazione dei paesi asiatici.

“I distretti industriali non sono stati risparmiati dalla crisi economica - dichiara Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena – che ne ha contratto in modo significativo fatturato ed export,  ma le aziende dotate di buoni brand stanno dimostrando una capacità di ripresa superiore a quella delle imprese extradistrettuali. A maggior ragione, quindi, le Istituzioni del territorio devono contribuire a consolidare il patrimonio di know-how produttivo, oggi a rischio, favorendo nuovi circuiti di conoscenza e nuove partnership con il sistema bancario; infine occorre che tutti tengano comportamenti  tali da garantire una libera e leale concorrenza”

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Commenti  

# CALZATURIEROroberta 2011-07-20 11:46
Affinchè si possa avere un mercato in cui la concorrenza è libera e soprattutto LEALE, sono necessarie REGOLE.. Le regole le fa il mercato, ma occorre che le Istituzioni sappiano presidiare e monitorare le criticità più evidenti di un territorio...occorre saper leggere e comprendere i risultati delle ricerche, ed agire di conseguenza.
Nel distretto calzaturiero del Rubicone, fa capo alle maggiori aziende industriali, la convinzione assoluta, che gli unici ingredienti per stare sul mercato internazionale, siano "brand" e "prezzo". Da tempo viene attuata una forte delocalizzazione produttiva "in casa" verso aziende terziste cinesi, come unica strategia di contenimento dei costi.
Così facendo si compromette la sopravvivenza della filiera.
Si compromette il valore del saper fare, un patrimonio di eccellenze in cui, negli anni passati, i brand calzaturieri sammauresi si riconoscevano.
Si condivideva che l'appartenenza ad un territorio, fosse un valore, che apportava qualità e segno distintivo alla scarpa.
Ora invece l'imperativo è "abbattere i costi"... riducendo la qualità inevitabilmente.
Rinunciando ad essere imprenditori etici e socialmente responsabili, ovviamente !!
Se si continua a sfruttare l'anello più debole della catena produttiva, come può il comparto sopravvivere?? come possono le aziende artigiane continuare a tenere i livelli occupazionali, come possono fare formazione e innovazione?
Come si salvaguardano l'ambiente e i luoghi di lavoro, la sicurezza e la legalità ??
Ai grandi brand chiedo...Siete davvero sicuri che per stare sul mercato, non occorra altro??

Roberta Alessandri
Pres. CNA-Federmoda FC
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