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Foto Zaffagnini01 scarpe.JPGSAN MAURO PASCOLI – Tratto da Affari & Finanza del 23 giugno scorso, “Gianvito Rossi, la scarpa scopre il carbonio” a firma di Michela Gabbiano.

«Ha imparato il mestiere dal padre Sergio Rossi, uno degli stilisti che hanno scritto la storia della scarpa made in Italy. Così, quando nel 2005 il marchio di famiglia è stato ceduto al gruppo Gucci, Gianvito Rossi ha deciso di continuare a fare ciò che era nelle sue corde da sempre: le scarpe. Debutta con la collezione Primavera/Estate 2007, presentandola nello showroom milanese del marchio durante Milano Moda Donna del settembre 2006. Un debutto felice considerato che oggi il marchio è nelle vetrine dei migliori multimarca e nei "magnifici sette" department store del mondo: Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue e Jeffrey’s a New York, Harrod’s a Londra, Isetan a Tokyo, Tsum a Mosca e Harvey Nichols a Dubai. E in questi giorni inaugura il primo negozio diretto, nel quadrilatero della moda milanese.

Definire negozio lo spazio Gianvito Rossi a Palazzo Bagatti Valsecchi, è in realtà un po’ riduttivo. Come dice Patricia Urquiola, l’architettodesigner che ha curato la realizzazione «uno spazio protetto, dedicato al sé. Non per mostrarsi, ma da abitare. Un triplo gioco temporale: cinquecento, ottocento, oggi. Un ambiente che rispetta e protegge la ricerca e lo stile delle scarpe Gianvito Rossi, che non vogliono esporsi ma essere scoperte, capite, rivelate. Un’attenzione nella scelta dei materiali e dei dettagli nel design degli interni del Palazzo, paragonabile a quella delle calzature. Il progetto al centro del processo. La funzionalità che non viene sacrificata al gusto». Ma per raggiungere l’obiettivo, "dietro" ci vuole una squadra che sappia coniugare la tradizione con l’innovazione. E’ per questo che a San Mauro Pascoli il team creativo guidato dallo stesso Gianvito Rossi, fa ricerca e sviluppo di nuovi modelli, nuove applicazioni di materiali e nuove collezioni, basandosi sull’esperienza artigianale delle generazioni che l’hanno preceduto. «Nel creare la squadra — racconta Gianvito — mi hanno aiutato, e ancora lo fanno, i "vecchi" del mestiere che sono andati in pensione e che insegnano ai giovani quella artigianalità, quel saper fare italiano che a poco a poco stanno scomparendo». Mentre il mercato, sempre più, vuole prodotti di moda, eleganti ma "comodi". Soprattutto quando si parla di scarpe. «La componente stilistica a volte è troppo sorda ai canoni di portabilità. Nella mia esperienza — dice Gianvito Rossi — ho visto che le donne oggi cercano la novità senza dover rinunciare a certi codici di qualità e di stile. Donne dal gusto indipendente che al logo preferiscono un’estetica elegante, moderna, personalizzata e comoda» . Un mix che si ritrova nell’ultimo modello di sandalo firmato Gianvito Rossi in fibra di carbonio: «Nata per usi aerospaziali e utilizzata in ambiti sportivi come per esempio le monoposto di Formula Uno, è un materiale tecnologico e ultraresistente. E la costruzione, il volume e i colori del nostro sandalo unico e esclusivo, coperto da brevetto internazionale e che pesa solo cento grammi — spiegano in azienda — concorrono all’espressione dell’idea di puro design e di un’esecuzione manifatturiera intesa a privilegiare il rispetto della praticità, del comfort, dell’eleganza». Presentato la scorsa stagione e oggi in produzione, nella boutique Gianvito Rossi le clienti possono ordinarlo nel colore e materiale che preferiscono. Le consegne saranno rapidissime perché, come tutta la produzione Gianvito Rossi, anche il sandalo viene fatto in Italia. Il 6070 per cento delle collezioni (comprese le piccole borse) nello stabilimento di San Mauro Pascoli (raddoppiato alla fine dell’anno scorso) e per il resto nei laboratori artigianali sparsi nel tratto della regione fino a Bologna.

Dopo l’apertura di Milano, entro fine anno ci sarà l’inaugurazione dell’atelier di Parigi. E man mano il marchio continuerà a aprire monomarca nelle capitali del lusso internazionale. Ma senza l’affanno della quantità. Pochi ma buoni. «Non puntiamo ai grandi numeri. Vogliamo fare scarpe non un’industria delle scarpe — dice Gianvito che anticipa — i prossimi monomarca li apriremo in partnership con i nostri distributori storici. Cominciando da quelli in Usa, Russia e area Middle Est, Giappone in particolare dove stiamo lavorando molto bene».

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