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processo_garibaldi_manifesto.jpg SAN MAURO PASCOLI - Per il settimo anno consecutivo San Mauro Pascoli celebra il Processo a un tema o un personaggio della nostra storia. Alla sbarra questa volta ci sarà un nome di primo piano della nostra storia patria: Giuseppe Garibaldi. L’appuntamento è per venerdì 10 agosto (data canonica dell’evento, giorno in cui fu ucciso il padre di Pascoli) alle 21,00 a Villa Torlonia (La Torre) a San Mauro Pascoli (ingresso libero). Titolo della serata: “Processo Garibaldi: eroe o avventuriero?”. Di scena una pubblica accusa e una difesa, entrambe composte da storici, per la prima volta due donne. Il verdetto sarà emesso da una giuria di sette personalità. Questi i protagonisti: l’accusa sarà tenuta da Angela Pellicciari; la difesa da un’altra storica, Lucy Riall. Interverranno anche due testimoni: Ernesto Galli della Loggia e Roberto Balzani. Presidente del Tribunale sarà Gianfranco Miro Gori, cancelliere che scriverà il verdetto in camera di consiglio Antonio Carioti (giornalista del Corriere della Sera). La giuria che emetterà il verdetto sarà presieduta da Werther Colonna (Presidente Giuria), Elisabetta Boninsegna (La Voce di Romagna), Paolo Guiducci (Il Ponte), Ermanno Pasolini (Il Resto del Carlino), Cristiano Ricciputi (Corriere Cesenate), Claudia Rocchi (Corriere Romagna), Giovanni Luisè (Editore). Nel corso della serata l’attore David Riondino leggerà alcune poesie pascoliane. La serata è organizzata dall’Associazione pubblico-privato Sammauroindustria, che riunisce i principali imprenditori di San Mauro e l’amministrazione comunale. Perché il Processo a Garibaldi. Perché processare un personaggio tanto famoso quanto intoccabile come Giuseppe Garibaldi? Di seguito riportiamo le principali tesi che saranno addotte da accusa e difesa. Accusa. Garibaldi avventuriero. Garibaldi «brigante». Garibaldi avanguardia di una minoranza, che riesce nell’intento di rovesciare troni, di muovere diplomazie, costruendo alla fine l’Italia unita. Salvo poi insediarsi – da oligarchia – alla guida del paese, escludendo le masse contadine e cattoliche. Garibaldi, quindi «braccio armato» di un’esigua schiera di sedicenti «patrioti», in realtà portatori di corposi interessi privati. Il Risorgimento, in questa prospettiva, assume i contorni luciferini del complotto massonico e plutocratico, della gigantesca cospirazione – ordita anche con l’appoggio di robuste sponde anglo-francesi – ai danni di una penisola ormai assestata nel suo equilibrio fra governi autoctoni e occupazione straniera. La tesi dell’occupazione, e non già della liberazione del Mezzogiorno ha sempre fatto parte della «controstoria» d’Italia, che, seppur minoritaria, ha profonde radici nella pubblicistica nazionale. In particolare, risulta marcato il discrimine cattolicesimo/anticlericalismo, che Garibaldi ha incarnato nelle sue forme più estreme: laico a 24 carati, poi addirittura – sia pure per poco – Gran Maestro della Massoneria nel 1864, Garibaldi è certamente, fra gli uomini del Risorgimento, il più a-religioso, se non proprio anti-religioso. Si capisce, quindi, perché sia toccato lui, più che ad altri protagonisti dell’«epopea» dell’indipendenza, raccogliere contestazioni e critiche, fino a diventare l’esemplificazione meglio riuscita del Risorgimento «sbagliato».Difesa. Garibaldi straordinario uomo d’azione, eroe generoso e leggendario. Garibaldi generale che conquista un regno e che poi si ritira, quasi Cincinnato moderno, a Caprera. Garibaldi democratico e insieme insofferente al parlamentarismo, alle mediazioni dei regimi rappresentativi. Un uomo «fuori scala», tanto da essere elevato precocemente – in Inghilterra e in Francia – al rango di eroe da romanzo. In effetti, Garibaldi, nell’Europa del primo Ottocento, è l’incarnazione più compiuta del grande protagonista romantico. La sua stessa vicenda «privata» - dal Sud America alla Repubblica Romana, da Anita ai Mille – disegna un itinerario davvero incredibile, sia nello spazio, sia nel tempo: ancora nel 1870, piegato dall’artrite, egli è un capo militare indiscusso per un generazione di garibaldini che potrebbero essere quasi i suoi nipoti. La stessa duttilità politica del Generale, repubblicano ma capace di accordarsi con Vittorio Emanuele II, lo rende assai meno «ingenuo» di quanto una certa storiografia di parte democratica abbia voluto far credere. Garibaldi è profondamente convinto che i plebisciti abbiano attribuito ai Savoia la legittimità a regnare sugli italiani, per quanto le sue idee restino, sul terreno concreto, decisamente d’opposizione: affascinato dai primi bagliori del socialismo, concluderà la sua parabola da strenuo difensore del suffragio universale. Insomma: esistenza difficile, grandi sacrifici, disinteresse, assoluta incorruttibilità. Come si fa a dir male di Garibaldi? La serata del 10 agosto a San Mauro Pascoli. Il Processo si svolgerà venerdì 10 agosto a Villa Torlonia (La Torre) con inizio alle 21,00. Nel corso della serata l’attore David Riondino leggerà alcune poesie di Giovanni Pascoli, oltre che testi garibaldini.  Perché il Processo il 10 agosto. L’iniziativa del processo è nata sette anni fa dalla volontà di riportare alla luce uno degli avvenimenti più bui della storia d’Italia: l’omicidio del padre di Giovanni Pascoli. In una data non scelta a caso, il 10 agosto, giorno dell’assassinio di Ruggero Pascoli; data tra l’altro immortalata dal poeta di San Mauro in una celebre poesia X agosto. Si sfidarono una pubblica accusa e una difesa, entrambe rappresentate da storici e intellettuali, con al centro una giuria pronta ad emettere il verdetto sul tema. A quel primo Processo poi, sempre il 10 agosto, ne sono seguiti altri cinque, con al centro personaggi o tematiche rappresentative alla storia di Romagna: il Processo al Passatore di Romagna (2002); il Processo alla cucina romagnola (2003); il Processo alla Romagna di Mussolini (2004), il Processo a Giuseppe Mazzini (2005); il Processo a Secondo Casadei (2006). Quest’anno è la volta di Giuseppe Garibaldi.

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