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Miro Gori ArtaiEsce per le edizione Tosca (Cesena) la prima antologia personale di Gianfranco Miro Gori, Artai. Versi nel dialetto romagnolo di San Mauro Pascoli (1995-2014), con una selezione di poesie tratte da tutte e quattro le sue raccolte edite.

La prima uscita ufficiale del volume sarà sabato 18 dicembre alle ore 17 alla Fèsta de bagòin ma la Tòta (La festa del maiale alla Torre), curata dal critico letterario Ennio Grassi, profondo conoscitore della poesia in lingua e in dialetto, che ha seguito Gori sin dalla sue prime prove nel secolo scorso.

 

La raccolta raccoglie opere tratte da Strafócc (Cianfrusaglie), 1995; Gnént (Niente), 1998, prefazione di Piero Meldini, postfazione di Giuseppe Bellosi; Cantèdi (Canzoni), 2008, prefazione di Gualtiero De Santi; E' cino la gran bòta la s-ciuptèda (Il cinema il gran botto la fucilata), 2014, prefazione di Ennio Grassi. Vanno ricordati anche i monologhi per il teatro in La s-ciuptèda (La fucilata), 2018.

Già alcune sue poesie erano state accolte in importanti antologia, tra le quali le prestigiosa L'Italia a pezzi e Poets from Romagna, ma con Artai (Ritagli) si offre un significativo compendio di quasi vent'anni di lavoro, anche se val la pena di notare che il lemma scelto da Gori come titolo rimanda alle scelte linguistiche minimaliste delle due prime pubblicazioni Strafócc e Gnént.

Poesie brevi. Secche. Fatte di pochi versi. Accanto a poemetti. Che riflettono la condizione individuale e il “male di vivere” avolte con toni comici oppure affrontano temi storici, con taglio narrativo, come la vicenda del Passatore, ovvero  la “storia” fatta di “storie” della nascita del mondo. O ancora il cinema che riemerge tra memoria e ricordo.

Proprio il cinema che, come osserva nella presentazione, Maurizio Balestra sembra sbucare, in particolare nella Cantèdi, attraverso la voce di Fellini, del quale quest'anno si celebra il centenario della nascita e al quale Gori ha dedicato saggi e ricerche.

“Voce che traspare nella resa del flusso di coscienza” dei personaggi di Artai; voce “in cui l'asprezza del dialetto e la semplicità popolare del ragionamento, sono alleggeriti dal continuo sfumare nel sogno a occhi aperti, in cui non ci si perde solo perché la realtà, di continuo, si impone con tutta la sua forza”.

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