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Gobbi libro PascoliDura presa di posizione del Museo di Casa Pascoli contro la ricostruzione del libroIl segreto della cavalla storna. Un’altra verità sull’omicidio Pascoli” scritto da Maurizio Garuti. Il volume nasce dalla testimonianza del gambettolese Bruno Gobbi, pronipote del presunto assassino di Ruggero Pascoli, sul celebre delitto avvenuto il 10 agosto del 1867. A scatenare l’ira piccata del Museo è stata la presenza dell’autore del volume e del “testimone” di quei fatti (Gobbi), mercoledì scorso nella redazione a Bologna di Rai 3 nel programma “Buongiorno regione”. In quel contesto, i due sostengono la tesi del delitto d’onore alla base dell’omicidio del padre del poeta.

Fonte della ricostruzione è quanto raccolto da Gobbi in tenera età: “è stato un segreto custodito dalla mia famiglia per tanti decenni – dice l’ex sindaco – Nasce dai racconti dei miei nonni ascoltati nella mia infanzia, quando la narrazione era orale e ci si riuniva nella stalla”. Lì Gobbi apprende la storia di Silvestro e Giannina, e dell’abuso sessuale che avrebbe poi scatenato la furia del delitto.

Una tesi nuova, che cozza con le ultime ricostruzioni, supportate da numerosi documenti raccolti da Casa Pascoli e pubblicati nel volume di Rosita Boschetti, “Il complotto”. Secondo gli ultimi studi, infatti, alla base dell’omicidio ci sarebbe un complotto ordito a più livelli (economico, politico, amministrativo) contro Ruggero Pascoli, personaggio tanto potente quanto scomodo.

Difficile, dunque, per il Museo accettare la teoria del volume di Garuti, tanto più in un servizio televisivo che utilizza immagini di supporto dei luoghi pascoliani a San Mauro, come avvenuto mercoledì scorso. E così la Casa Museo ha inviato una nota alla Rai per specificare che nulla c’entra con quella teoria, giudicata “completamente fantasiosa”. “Con riferimento allo spazio di ‘Buongiorno Regione’ del 17 aprile relativo al romanzo ispirato al delitto Pascoli – si legge nella nota, letta in trasmissione - il Comune di San Mauro Pascoli, proprietario di beni e documenti le cui immagini sono state utilizzate a copertura dello stesso, intende precisare che tali immagini non possono essere riferite, in alcun modo, ai contenuti dello spazio, essendo questi completamente fantasiosi e non corrispondenti a realtà storica documentata”.

Al di là di chi abbia ragione, una cosa è certa: malgrado siano passati 152 anni, quel delitto ancora fa discutere.

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