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Processo Gori verdettoNon sarà semplice per il pubblico di San Mauro Pascoli mercoledì 10 agosto emettere il verdetto su uno dei personaggi più influenti della storia: Giulio Cesare. Un po’ perché dovrà districarsi tra due delle massime autorità in fatto di studi storici del panorama internazionale (Giovanni Brizzi e Luciano Canfora). Un po’ perché si troverà accolto da quattro soldati della XIII Legio di Rimini, per capirci quelli che oltrepassarono il Rubicone, che vigileranno sul corretto funzionamento del Processo. Saranno in versione neutrale, ma la storia è sempre foriera di novità.

Più chiaro, invece, il canovaccio di questa XVI edizione del Processo alla Torre a San Mauro Pascoli (inizio ore 21,00 – in caso di maltempo Sala degli Archi), che metterà di fronte una doppia accusa guidata dallo storico dell’ateneo bolognese Giovanni Brizzi insieme allo studioso Paolo Turroni. E una difesa, del condottiero romano, sempre in tandem, con lo storico Luciano Canfora e l’archeologa Cristina Ravara Montebelli.

Presidente del Tribunale Gianfranco Miro Gori, fondatore del Processo e Presidente di Sammauroindustria. Pollice in su o in giù, ossia il verdetto, sarà emesso dal pubblico presente munito di paletta. L’ingresso è libero, quindi tutti possono votare.

L’evento è organizzato da Sammauroindustria, associazione pubblico privato di San Mauro Pascoli. Sarà possibile seguirlo anche in diretta televisiva sul canale 86 di Rete 8 Vga.

“Nei processi del 10 agosto nella Torre sono stati messi sotto accusa molti protagonisti della storia d'Italia tra Ottocento e Novecento – spiega Miro Gori, Presidente di Sammauroindustria, ideatore del Processo del 10 agosto - Alla sbarra sono finiti uomini politici come Cavour e Mazzini e addirittura il generale Giuseppe Garibaldi, forse l'unico grande mito della storia patria. Quest'anno, lungo quella linea, pur compiendo un balzo all'indietro di molti secoli, sarà processato - con la formula consueta: accusa, difesa, voto della giuria popolare - Giulio Cesare che gode di ampio credito tra gli storici come pure tra la gente comune. Eppure questo astuto uomo politico, questo geniale stratega, questo limpido scrittore (e di certo ometto qualche sua qualità), fu inviso a parte dei suoi contemporanei che non a caso congiurarono per ucciderlo; trasformò in dittatura a vita quella temporanea che pur esisteva a Roma; fu spietato in guerra. E qui si potrebbe obiettare che in tal modo si applicano al passato categorie attuali. Arduo è dire. La parola agli esponenti dell'accusa e della difesa. Il verdetto al pubblico presente”.

Il Processo assume una speciale doppia connotazione per la Romagna. Prima di tutto perché da queste parti nel 49 a.c. il condottiero romano di ritorno dalla Gallia guidò le sue legioni oltrepassando il Rubicone (citando la celebre frase Alea icta est), dando inizio alla guerra civile contro Pompeo che poi lo innalzò a capo indiscusso di Roma.

In secondo luogo perché si narra che dopo avere varcato il Rubicone si recò nel tempio di Giove, proprio nei pressi della Torre-Villa Torlonia, ironia della sorte luogo che ospita il Processo, per chiedere un saggio consiglio del Dio dei tuoni (Giove) sulle fondamentali decisioni da prendere.

In entrambi i casi Cesare “ritorna” nel luogo cardine che ha segnato la sua vita e la storia tutta. 

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