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Pascoli ateo lirica alessandro morriBrusèla, brusèla! La è contra Crest!. Queste le parole della riminese Giovannina Grilli, interpellata da una sospettosa Luisa Vincenzi, zia del Poeta, sulla poesia scritta dal giovane Pascoli in morte dello zio Alessandro Morri. Un giudizio inappellabile, quello della Grilli: tutte le copie dovevano essere bruciate perché contro Cristo. Sembrava che solo a Castelvecchio di Barga fosse custodita la lirica “In morte di Alessandro Morri” risalente al 1875, rarissimo esemplare scampato al rogo. Ma è invece da Rimini, patria giovanile del Poeta, che emerge un altro rarissimo esemplare di quella poesia tanto discussa, conservata fino ad oggi dai coniugi Tiziana Morri e Luigi Tonini. Ed ora donata dalla famiglia al Comune di San Mauro Pascoli ed esposta nella casa natale del Poeta, il Museo Casa Pascoli, arricchendo così la documentazione sul periodo giovanile, così profondamente legato a San Mauro e alla Romagna.

“Continua l'attività del Comune di San Mauro di riscoperta del periodo giovanile, irriverente ed anche ateo del nostro Zvanì – ha commentato il sindaco Luciana Garbuglia -grazie al prezioso lavoro della direttrice del Museo Casa Pascoli, Rosita Boschetti, consegniamo ai posteri la vera immagine del Poeta, senza mediazioni. Ringrazio la famiglia Tonini che con questa donazione ci consente di far luce su un Giovanni Pascoli più autentico e al contempo su un pezzo di Romagna non ancora scoperta che ha alimentato la poesia pascoliana: non a caso se a Barga hanno il corpo del Poeta noi abbiamo la sua poesia”.

Una lirica in doppie quartine pubblicata nel dicembre del 1875 presso la tipografia Albertini, scritta nel periodo giovanile di Giovanni Pascoli, trascorso a Rimini, dove dal 1871 frequenta la seconda liceo. Qui Zvanì conobbe Domenico Francolini, qui compii il suo apprendistato politico che lo portò poi a diventare una delle figure influenti dell'Internazionale socialista. In quel periodo riminese Pascoli frequentaò «certi giovanotti che portavano spavaldamente la cappellina nera calata di sghimbescio sull’occhio e avevano, tra la ‘gente per bene’, la fama dei ribaldi e dei tagliacantoni perché disertavano le chiese e parlavano ad alta voce di giustizia sociale e di progresso.» E' in questo contesto che si colloca la lirica allo zio Morri, dove emergono con forza i dubbi del giovane Pascoli sulla fede, già manifestati apertamente al professor Tonini: «Io, signor professore, la penso come Giacomo Leopardi».

Alessandro Morri, prima segretario del Comune di Sogliano, poi di quello di Rimini, aveva sposato una sorella della madre di Pascoli, Luisa Vincenzi. Alessandro era anche il padre di Annetta e Imelde Morri, cugine del Poeta, l'ultima delle quali aveva accettato la proposta di matrimonio del cugino Giovanni e se non fosse stato per l'opposizione della sorella Maria Pascoli, il poeta l'avrebbe sposata.

Lo zio Morri fu un punto di riferimento per i fratelli Pascoli che, dopo l'uccisione del padre Ruggero e la morte a distanza di un anno anche della madre Caterina, si erano ritrovati soli e in difficoltà economiche. Fu lui a suggerire a Giacomo Pascoli, il “piccolo padre”, di trasferire a Rimini i fratelli nel 1871.
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